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Hanno violentato la Democrazia! Chi ha violentato la Democrazia?

Hanno violentato la democrazia. Ma chi ha violentato la democrazia? L’allarme è stato lanciato – con tanto di stracciamenti di vesti e invocazione del venticinquesimo emendamento – da tutti i media generalisti a regime unificato. Hanno violentato la democrazia americana. È successo il sei di gennaio. È stato stuprato il simbolo stesso, il sacro cuore pulsante della Dea Democratica: Capitol Hill. E la colpa è dell’uomo cornuto e di quell’altro bevuto.

Secondo il clichè dei polizieschi noiosi, è stato trovato subito tutto: la vittima (la democrazia USA, appunto); il mandante (il puzzone Trump); il colpevole (il popolaccio populista). Poi è partito il coro dei salotti tivù con il classico format del dibattito democratico prêt-à-porter: il conduttore dà la notizia (hanno violentato la democrazia ed è colpa di Trump e del popolaccio populista); l’ospite di grido grida il suo dolore (hanno violentato la democrazia ed è colpa di Trump e del popolaccio populista); l’intellettuale di riferimento analizza criticamente l’accaduto (hanno violentato la democrazia ed è colpa di Trump e del popolaccio populista); infine, l’inviato speciale da Washington ci spiega cosa è successo davvero (hanno violentato la democrazia ed è colpa di Trump e del popolaccio populista).

Mai, da quando esistono i media di massa, un fenomeno ha ricevuto una copertura mediatica non solo così “totale”, ma così “totalitaria”. Il dissenso sul tema, semplicemente, non era contemplato. Eppure, un filo di dissenso meritava asilo, da qualche parte. Per esempio, quello derivante non dalla  accorata denuncia (hanno violentato la democrazia), ma da una provocatoria domanda (ma chi ha violentato la democrazia?).  La risposta non è facile, ma neppure impossibile. Forse i violentatori della democrazia sono più d’uno. E forse ci sono stati più stupri.

Quello gravissimo e “formale” (la violazione dello spazio istituzionale del Campidoglio) su cui siamo tutti d’accordo e su cui si è parlato fin troppo. E quello altrettanto grave, e  “sostanziale”, di cui non parla e non ha parlato quasi nessuno. Lo stupro sostanziale ha a che fare per esempio  con la più smaccata frode elettorale della storia. Denunciata dal Presidente della più grande democrazia eccetera eccetera senza che i sedicenti cultori della più grande democrazia eccetera eccetera si sentissero in dovere di sguinzagliare i loro segugi migliori per verificare se fosse, putacaso, vero. Niente: nessuna inchiesta dei media “affidabili”, nessun approfondimento, nessun dossier. E, badate bene, parliamo di quel quinto potere che una volta si autodefiniva “cane da guardia della democrazia”. E che oggi funziona benissimo come cane da riporto delle veline dell’establishment.

E poi c’è lo stupro sostanziale rappresentato da un Presidente del paese più potente del mondo (democraticamente eletto quattro anni fa) al quale viene chiuso l’account Facebook da tal Mark Zuckerberg con questa surreale e – va da sé – “democratica” enunciazione: «Siamo convinti che i rischi di permettere al presidente di continuare a usare il nostro servizio durante questo periodo sono troppo alti». Per fortuna che Zuckerberg veglia sulla democrazia americana intanto che Bill Gates vigila sulla nostra salute e Jeff Bezos sul nostro divertimento.

A questo punto, il rischio è sopravvalutare l’episodio di Capitol Hill che è solo una parte – per così dire – coreografica, e forse persino fuorviante, dello stupro. Mentre la parte sostanziale è costituita da un Sistema globale dove l’informazione non è più libera perché posseduta da quegli stessi Poteri Forti che dovrebbero temerla. I quali non solo scrivono l’Agenda della Storia, senza esserne stati legittimati, ma poi la “legittimano” (anzi, la “giustificano”) a loro volta attraverso il monopolio dei canali delle news: diffondendo, e permettendo, un solo pensiero accettato, e accettabile.

Un Sistema in cui le espressioni private, tentacolari e onnipervasive del capitalismo mediatico e social (in stretta combutta con le ramificazioni economiche, finanziarie, bancarie, occulte di una stessa Matrice) dettano la linea al Futuro. E se gli eletti del popolo non si adeguano, gli “elevati” possono stabilire se quegli eletti hanno o meno (e fino a che punto) diritto di parola. Una volta erano i dittatori dichiaratamente “fascisti” a censurare la libertà di espressione privata. Oggi funziona al contrario: sono i monopolisti privati della libertà di espressione a censurare i presunti dittatori “fascisti”.

Quindi abbiamo almeno due monumentali problemi di democrazia sostanziale: 1) la denunciata adulterazione dell’esito di un voto “democratico” non indagata da chi avrebbe dovuto farlo per vocazione professionale; 2) l’esistenza di una cupola di multimiliardari cui è stato, di fatto, consegnato il “volante” del domani: essi ci guidano verso un Destino (deciso da loro) disegnando – come marmocchi capricciosi in preda a demenza senile –  i “grandi reset” del nostro piccolo mondo antico.

Se poi certe elezioni non vanno come lorsignori desiderano, c’è sempre la possibilità di “aggiustarle”. E c’è anche la stupenda possibilità (paradossale) di censurare non solo i dissidenti (rispetto al Sistema), ma persino il Presidente della più “grande democrazia del mondo”. Eppure, per il mainstream, il problema è solo la (pur deprecabile) invasione di Capitol Hill. Forse la chiave di lettura più adeguata sta nel commento di un democratico nostrano, il Presidente della Provincia di Bergamo Giorgio Gori, il quale ha così sintetizzato la vicenda: “Guardo e riguardo queste persone sfilare. Chi sono? Proletari, mi verrebbe da dire”. E ancora: “Poveracci poco istruiti, marginali, facilmente manipolabili, junk food e fake news, marionette nelle mani di uno sciagurato che li ha usati per il suo potere. È così che si diventa fascisti?”.

Probabilmente ha tolto le parole di bocca a molti esponenti di un partito che si vantava di rappresentare i proletari. Il che fa sorridere, ma aiuta a capire. La sola preoccupazione  di troppi “democratici” è la democrazia formale oltraggiata da quattro buzzurri “proletari”. Invece, la democrazia sostanziale stuprata dai Nuovi Padroni del mondo va benissimo com’è. Facciano attenzione, però: è anche così che si diventa fascisti.

Francesco Carraro

www.francescocarraro.com


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