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Guerra nel Pacifico: la Cina mette al bando prodotti australiani (aragoste incluse)

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In quella che ormai è una “Gerra semifredda” fra gli alleati degli USA e Cina, Pechino attacca, commercialmente, Canberra, e la mette in difficoltà. Il South China Morning Post ha citato lunedì diverse fonti commerciali rilevando che la dogana cinese sta ritardando le importazioni di aragosta dall’Australia e si prevede inoltre che imporrà divieti alle importazioni australiane di minerale di rame, minerali di rame concentrati e zucchero  entro la settimana. Questo dopo che la scorsa settimana erano stati bloccati carichi di legname e di altri prodotti agricoli. Siamo al livello più basso nella relazioni fra Australia e Cina degli ultimi venti anni almeno.

Ai blocchi effettivi delle importazioni si accompagna poi una forma, molto utilizzata in Cina, di “Stalking doganale” Il gruppo di controllo per l’interscambio ittico fra i due paesi ha notato che le aragoste australiane, prima prelibate in Cina, ora sono sottoposte ad abnormi controlli doganali che hanno convito gli esportatori d interrompere le spedizioni ed a lasciare carichi milionarie di aragoste abbandonate sulle piste degli aeroporti cinesi.

Il 94 % delle aragoste da scoglio australiane fino a ieri andavano in Cina, vendite per 500 milioni di AUD, circa 300 milioni di euro, che si bloccano. Questa minaccia viene dopo che Pechino ha già bloccato le importazioni di carbone australiano, con pretesti ecologici, e di fibre di cotone.

Il primo ministro Scott Morrison parla di “Coercizione commerciale” per descrivere l’aggressivo uso dell’import da parte della Cina. Canberra sta imparando sulla propria pelle il pericolo di avere un cliente troppo grosso rispetto agli altri.

La Cina nel 2019 è stato il maggior mercato estero per l’Australia con 100 miliardi di importazioni, ma a questo punto questo peso sull’export diventa anche una specie di strumento di ricatto. Ora gli australiani se ne sono accorti per bene….


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