Seguici su

DifesaUSA

Guerra asimmetrica: gli USA simulano gli Shahed-136 con gli ultraleggeri “made in Italy” (o quasi)

Gli USA cambiano strategia: addio ai costosi jet per simulare i droni nemici. L’US Air Force sceglie gli ultraleggeri KestrelX (basati sul design italiano Risen) per replicare la minaccia degli Shahed-136. Un bagno di realtà economica e tattica per il Pentagono.

Pubblicato

il

La guerra in Ucraina ha svelato una verità scomoda per le grandi potenze militari: la tecnologia povera, se usata in massa, può mettere in crisi i sistemi di difesa più costosi. Per anni, l’Occidente ha ignorato la minaccia dei droni kamikaze a lungo raggio, considerandoli giocattoli fastidiosi. Poi sono arrivati gli Shahed-136 iraniani, e il mondo ha dovuto prendere appunti.

Ora, con colpevole ma necessario ritardo, gli Stati Uniti stanno correndo ai ripari. Durante l’esercitazione Sentry South 26.1, conclusasi pochi giorni fa al largo della Georgia, l’US Air Force ha messo in campo una soluzione tanto ingegnosa quanto economicamente razionale per addestrare i propri piloti a caccia di questi “fantasmi” dei cieli.

Il paradosso dell’addestramento: usare un F-35 per simulare un tosaerba volante

Fino a ieri, per simulare un missile da crociera o un drone nemico, l’aviazione americana utilizzava jet di terza generazione o, peggio, sprecava ore di volo di asset pregiati come gli F-117 (tirati fuori dal naftalina) o addirittura gli F-35.

Don Moseley, ex pilota di F-14 e CEO di KestrelX, l’azienda privata al centro di questa rivoluzione, ha spiegato il cortocircuito logico:

“Stavo volando su un caccia di terza generazione simulando un missile cruise a bassa quota. Avevo una sezione radar enorme, venivo rilevato e abbattuto prima ancora di iniziare. Era un ‘addestramento negativo’. E vedevo usare gli F-35 come aggressori. È folle usare asset così costosi per replicare bersagli low-cost.”

In termini economici, è come usare una Ferrari per simulare il comportamento di un motorino in tangenziale: inefficiente e costoso.

La soluzione KestrelX: tecnologia civile per minacce militari

La risposta è arrivata con il KX-2, una versione militarizzata del velivolo Risen, un ultraleggero ad alte prestazioni progettato dall’ingegnere italo-argentino Alberto Porto. Si tratta dell’aereo civile con minor segnatura radar, cioè che meno si vede negli schermi, e questo li rende notevolmente adeguati a simulare gli Shaded e a mettere alla prova i cacciatori di droni. 

Kestrel XK in volo – Da TWZ

Perché proprio questo aereo?

  • Costo irrisorio: Rispetto a un jet militare, il costo operativo è un errore di arrotondamento nel bilancio del Pentagono.
  • Prestazioni uniche: Il Risen è l’ultraleggero più veloce del mondo (record di velocità oltre i 320 km/h), ma può volare anche molto lentamente, replicando perfettamente il profilo di volo dei droni Shahed o dei missili da crociera subsonici.
  • Bassa tracciabilità: Costruito in compositi, ha una traccia radar naturale molto ridotta, rendendo la vita difficile ai radar dei caccia americani, esattamente come i droni russi o iraniani.

KestrelX, che ha ottenuto un contratto SBIR (Small Business Innovation Research) da circa 725.000 dollari (una cifra che nel settore difesa equivale agli spiccioli per il caffè), sta operando questi velivoli per permettere ai piloti USA di “farsi l’occhio” su bersagli piccoli, lenti e difficili da ingaggiare.

Le caratteristiche tecniche del “Nemico”

Per chi ama i dettagli tecnici, ecco cosa sta affrontando la difesa USA nei cieli della Georgia:

  • Piattaforma: KestrelX KX-2 (basato sul Risen).
  • Ruolo: Replicazione di UAV kamikaze (Shahed-136) e missili da crociera.
  • Vantaggio tattico: Permette di schierare “sciami” simulati a una frazione del costo di un singolo volo di un aereo aggressor tradizionale.

Kestre XK – Da TWZ

Don Moseley e il suo direttore delle operazioni, Daniel ‘Bop’ Holmes (un ex pilota di F-22, non proprio l’ultimo arrivato), hanno capito che la guerra moderna è una questione di costi e numeri. Se il nemico spende 20.000 dollari per un drone, noi non possiamo spenderne 40.000 solo per addestrarci ad abbatterlo.

In conclusione, l’esercitazione Sentry South 26.1 segna un ritorno alla realtà. La tecnologia iper-sofisticata serve, ma per vincere le guerre del futuro bisogna saper gestire anche la minaccia “low-tech”. E a volte, per farlo, serve un piccolo aereo a elica in carbonio, non un caccia da 100 milioni di dollari.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
E tu cosa ne pensi?

You must be logged in to post a comment Login

Lascia un commento