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Gualtieri vende l’Italia per un piatto di lenticchie violando il mandato parlamentare

Il sempre ottimo Giuseppe Liturri su Start magazine ci dà un riassunto fattivo ed efficiente di quanto discusso all’Eurogruppo di venerdì scorso che ha discusso la riforma del MES con integrazione del backstop per il sistema bancario Una quadro che si presenta quanto mai fosco per l’Italia. Ora dato che  Giuseppe ha scritto molto bene , quanto noi in questo caso non potremmo, vi ripropongo completamente un brano per poi commentarlo:

“Parole che confermano che la riforma del Mes è ormai cosa fatta e che il dibattito si è spostato solo sull’eventuale anticipo, a fine 2021, della operatività del paracadute (backstop) al Fondo di Risoluzione Unico per le crisi bancarie (Srf), seconda gamba ancora incompleta della, ancor più incompleta, unione bancaria. Ora noi, non conoscendo le condizioni del congelatore del ministro, non ci fidiamo delle sue parole e ci lasciamo guidare dalla lettura degli atti. E la contraddizione tra le prime ed i secondi è evidente. Infatti la risoluzione parlamentare del 11 dicembre 2019 impegnava il governo a “mantenere la logica di pacchetto (MES, BICC, Unione bancaria) […] In particolare, escludere interventi di carattere restrittivo sulla detenzione di titoli sovrani da parte di banche ed istituti finanziari e comunque la ponderazione dei rischi dei titoli di stato attraverso la revisione del loro trattamento prudenziale, ed escludendo le disposizioni che prevedono una contribuzione degli istituti finanziari all’EDIS in base al rischio di portafoglio dei titoli di stato”.

Quindi Gualtieri ignora per ben due volte il mandato parlamentare: non rispetta la logica di pacchetto a cui l’aveva impegnato il Parlamento, lasciando che la riforma del Mes proceda indisturbata e addirittura ragionando senza alcuna remora sull’anticipo del paracadute al Srf fornito dal Mes. Inoltre, ben consapevole della pericolosità della proposta tedesca di garanzia comune sui depositi (Edis) – che prevede proprio ciò che il Parlamento ha recisamente voluto escludere – lascia che questa proposta resti sul tavolo e proceda con i suoi tempi. Ci chiediamo quale potere contrattuale potrà mai avere Gualtieri in futuro quando, approvata la riforma del Mes, dovrà avere il coraggio di respingere la proposta tedesca. Il timore che anche questa passi, magari sulla pressione di qualche “fate presto” inventato ad hoc, non è infondato. Ma tutta questa fretta – metodo abituale in Europa, quando il gioco si fa duro – sui tempi di definitiva approvazione della riforma del Mes genera altri sospetti.

Poiché il Srf è alimentato dai contributi delle banche ed è previsto che raggiunga il suo livello definitivo di 55 miliardi ad inizio 2024, cosa nasconde la volontà di sostenerlo, già entro il 2021, con ulteriori 68 miliardi prestati dal Mes, qualora esaurisca le sue disponibilità? C’è forse qualche grande banca in giro per l’Europa che somiglia più ad uno zombie? Qualche lontano scricchiolio del sistema bancario spagnolo e francese avvalora questo sospetto. Poiché il nostro Paese nel 2010-2012 ha già salvato una volta, via prestiti bilaterali e dell’EFSF agli ellenici, le banche tedesche e francesi incaute creditrici, non vorremmo che la storia si ripetesse.

Inoltre Gualtieri crede che noi non ricordiamo che a gennaio l’Eurogruppo concordò di condizionare l’eventuale anticipo del backstop a favore del Srf, alla verifica, da eseguirsi nel corso del 2020, di sufficienti progressi nella riduzione dei rischi nei bilanci bancari. Come crede sia possibile eseguire tale valutazione nell’attuale scenario di crisi finanziaria, che promette una nuova impennata di prestiti inesigibili?

Gualtieri tenta di farci digerire la riforma del Mes parlando solo del paracadute per le banche ma ci nasconde il peggio: la valutazione preventiva della sostenibilità del debito e l’uso di parametri automatici (per noi penalizzanti) per spedirci direttamente tra i beneficiari della linea di credito a condizioni rafforzate (ECCL) con tanto di misure correttive. La trappola perfetta per installare la Troika a Palazzo Chigi”.

Appare chiaro che i paesi nordici e la Francia prevedono dei forti problemi per i loro sistemi bancari, come dl resto si è già avuta avvisagli questa primavera con i pessimi risultati di alcuni istituti francesi ed i dati non rassicuranti sull’esplosione degli asset Level 3 (leggasi NPL nascosti) in altri  istituti tedeschi e nordici. Del resto Deutsche Bank si mangia un terzo della propria patrimonializzazione solo con questo tipo di attivi fantasma potete capire come sia grave la tempesta che si sta preparando. Inoltre la crisi economica farà inevitabilmente crescere le sofferenze mettendo in difficoltà i sistemi creditizi. Quindi Francia e Germania hanno messo l’acceleratore sul meccanismo SRF di risoluzione del sistema bancario. Vista la fretta di Francia e Germania noi potevamo introdurci in questo cuneo chiedendo, come da mandato parlamentare del 2019 che tutto il discorso sulla ponderazione del rischio dei titoli di stato, che ci spedisce direttamente in default, venisse escluso completamente dalla discussione, anche perchè comunque la BCE sta facendo il suo lavoro ed il calcolo in questione diventa poco più che teorico. Invece, come sempre , Gualtieri ha fatto finta di battersi, ma in realtà ha calato le braghe e si va avanti nella definizione del SFR e del EDIS come  dei treni, anzi si anticipa il tutto alla fine del 2021. Quest’uomo, incapace o personalmente troppo compromesso con l’Europa, ci sta conducendo al baratro ed al fallimento, novello Nerone che strimpella la chitarra mentre Roma brucia ed a questo punto si rende ancora più necessaria la presenza di un diverso governo che veramente abbia a cuore l’interesse nazionale e che ponga paletti rigidi ed assoluti su questi temi. Poi, con calma, si potrebbe anche mandare il ministro davanti a qualche tribunale per evidente violazione del mandato parlamentare vincolante. 


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