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GUALTIERI E DRAGHI: UN PERDENTE ED UN PROFESSIONISTA, a cui però bisogna dare le giuste indicazioni

In Via XX Settembre a Roma la sede del Ministero dell’Economia è vuota: infatti “Bella Ciao” Gualtieri la sta presidiando con assiduità, quasi avesse paura che, se esce, potrebbe trovare chiuso al rientro. Il ministro chitarrista non si rende conto che quello di cui sta discutendo ora, i 25 o i 50 miliardi di euro, sono bruscolini, l’aperitivo prima di un lauto pasto di risorse da trovare. Nel momento in cui bisognerà spendere  il 12%-15% del PIL, cioè  200-240  miliardi di euro, abbiamo un ministro delle finanze che è disposto  a cedere alla troika, per avere una linea di credito pari al 2% del PIL massimo, comprensivo di tutti gli altri interventi dell’Unione (ben poca cosa).

Per essere chiari l’emergenza, con chiusure totali o parziali di buona fetta dell’economia, non finirà a Pasqua, ma proseguirà,se siamo fortunati sino a maggio se non a giugno.Bisogna anche essere preparati ad una situazione in cui non si trova un vaccino ed il contagio rimane attivo in modo permanente, con trattamenti di cura che ne abbassano la pericolosità e la mortalità, ma tale da portare a cali permanenti in certi settori. Quindi la cifra del 10-15% del PIL potrebbe essere fin ottimistica, ma Gualtieri si preoccupa del 2%. che può darci il MES, con il prezzo di svalutare tutto il resto del nostro debito pubblico. Capite che così non può funzionare, anzi lui non può funzionare. La sensazione è che il MEF, il ministero, sia lavorando NON  per soddisfare le necessità economiche della sopravvivenza anche fisica degli italiani, ma per dar modo a Gualtieri di soddisfare le sue ambizioni europee, ed ai dirigenti del Tesoro, Rivera in testa, di poter scalare remunerate posizioni all’interno del sistema europeo. Praticamente Gualtieri e Rivera vogliono fare carriera, e denari sulla pelle degli italiani, e Conte glielo permette. Ce ne sarebbe più che a sufficienza per una condanna politica.

A questo punto si è inserito Draghi, il grande spauracchio di Conte. Spauracchio perchè Draghi è il vero tecnico, inserito a livello internazionale con grande conoscenza della macchina economica ed amministrativa, non un avvocato di seconda fascia. Draghi, che un po’ di economia la mastica, ha capito bene quello che bisogna fare. Bisogna SPENDERE  A DEBITO con:

«sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa più profonda da una pletora di valori predefiniti che lasciano danni irreversibili. È già chiaro che la risposta deve comportare un aumento significativo del debito pubblico. La perdita di reddito sostenuta dal settore privato – e qualsiasi debito accumulato per colmare il divario – deve alla fine essere assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato». 

Però anche Draghi è reticente, infatti:

  • mettere debito sul mercato senza monetizzazione significa essere, un domani, in balia del mercato e dell’evoluzione del prezzi;
  • quale debito? Nazionale, e veloce, o qualche pastrocchio come i Coronabond?

Draghi è un tecnico, e bravo, ma come tecnico ha bisogno della guida politica. Quindi è importante che gli sia ben chiaro che la sua finalità non sarebbe zavorrare ed incatenare l’Italia per il futuro, ma, , al contrario, scatenarla, sia dal punto di vista del debito, sia della mentalità.

Ecco la vera sfida: una mentalità sicuramente perdente, contro un grande punto interrogativo . Vedremo chi vincerà.


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