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GSK, LA MULTINAZIONALE DEI VACCINI CHE LICENZIA IN ITALIA CHI DOVREBBE PRODURRE I VACCINI (di Francesco Perretta)

GlaxoSmithKline ovvero GSK, il cui ex manager Moncef Slaoui è stato recentemente incaricato da Donald Trump per condurre l’operazione “Warp Speed” contro il covid-19, è in prima linea nello sviluppo di un vaccino, grazie anche alla joint-venture con la francese Sanofi, annunciata il 14 aprile 2020. A livello mondiale la partita si sta riducendo a pochi attori: secondo l’OMS, delle 110 società in corsa, solo 8 sono passate alla fase di test sugli esseri umani: 2 europee, 2 americane e 4 cinesi. Di queste però solo 4 sono in grado di assecondare l’enorme produzione necessaria a livello mondiale, e si tratta di GSK, Sanofi e le americane Merck e Pfizer. Inutile dilungarsi sui colossali profitti che il vaccino potrebbe assicurare.

Il presidente americano Trump ha già messo le mani avanti, forte di ben 12,4 miliardi di dollari di soldi pubblici stanziati, il che significa precedenza agli USA. “America first” è d’altronde il motto del Tycon, “Italy last” verrebbe invece da dire considerando cosa sta accadendo nel nostro Paese, negli stabilimenti di Rosia (Siena), dove GSK si appresta a licenziare 61 persone senza che il governo abbia preso una posizione autorevole al riguardo.

Recentemente abbiamo letto sulla stampa di donazioni alla Protezione Civile e di atti di benevolenza per l’emergenza Covid-19. Benevolenza che non è stata evidentemente dimostrata nei confronti di 61 dipendenti per i quali si è aperta, in data 20 Febbraio (3 giorni prima dell’entrata in vigore del divieto), una procedura di licenziamento collettivo, procedura confermata nonostante i sindacati abbiano inviato una richiesta di ritiro vista la situazione di emergenza che sta vivendo il nostro Paese e per gli scenari che la pandemia ha introdotto.

Proprio in questi giorni, il pluripremiato direttore scientifico di GSK Vaccines di Rosia, Rino Rappuoli, ha annunciato un’importante svolta per la cura del Coronavirus attraverso l’utilizzo di anticorpi monoclonali, il che dovrebbe indurre la casa farmaceutica ad incrementare la forza lavoro anzichè ridurla. Invece tra il 2016 e il 2018 gli occupati GSK sono calati di 325 unità, un trend va avanti come una lenta emorragia che dimostra la volontà di GSK di ridurre ad ogni costo il numero di dipendenti. Non mancano infine casi eclatanti, come quello del licenziamento di 5 addetti per basse performance o, recentemente, quello del licenziamento disciplinare di un dipendente che nella sua decennale carriera non aveva mai riportato nemmeno un richiamo, con modalità che sembrano davvero eccessive viste le cause scatenati.

C’è da chiedersi quale sarà il destino, non solo occupazionale, della presenza GSK in Italia, una realtà di altissimo livello scientifico e industriale di cui il Paese ha bisogno.


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