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Grexit e GrecUe: giochiamo con (poca) fantasia e (molta) realtà Di Francesco De Palo (ed UN ESEMPIO DI SCONTRINO IN DOPPIA VALUTA EMESSO A FINE MAGGIO)

 

 

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Ecco  uno scontrino in doppia valuta, euro e dracme, datato 30/05/2015 4 euro, 3407 dracme….

Facciamo un gioco. Mettiamo, per ipotesi, che il premier greco Alexis Tsipras accetti per intero le richieste avanzate dal Brussels Group per impedire il default di Atene, ovvero: ancora austerità, iva che azzoppa l’unico settore funzionante (il turismo), altri tagli su welfare e pensioni, un avanzo primario che sa di utopia, nessun investimento per coloro ai quali Tsipras in campagna elettorale ha promesso mari e monti. Il risultato? Un terzo memorandum che costringe la Grecia a dipendere da prestiti infiniti almeno sino al 2050, impossibilità di rimettere in piedi un minimo di produzione interna, assenza di una politica industriale legata a nuovi investimenti, come quelli dei paesi Brics che potrebbero dare “ossigeno” alla voce trasporti, infrastrutture, Ict. Insomma, nulla di nuovo se non altri denari prestati solo per pagare vecchi debiti più interessi milionari, la chiusura ideologica a quell’Eurasia che fa tanto storcere il naso a Berlino e Washington, la certezza palese che il voto popolare non conta alcunché.

Poniamo invece la possibilità che Tsipras non conduca in porto la trattativa, con l’interruzione dei denari da parte dell’ex troika e della restituzione da parte di Atene, condannata al default, che nel frattempo però si è già verificato visto che le casse dello Stato sono vuote e anche i fondi di tutte le ambasciate greche nel mondo sono stati “richiamati” in patria. Atene esce dall’euro, stampa una moneta deprezzata del 50% andando incontro a mesi certamente difficili, ma con la possibilità in prospettiva di essere fiscalmente “sexy” e soprattutto di diventare occasione per investitori internazionali invogliati principalmente da due fattori: la convenienza data da una moneta che non è l’euro; la possibilità di affacciarsi sul mercato euro mediterraneo legato alle infrastrutture e alle nuove fonti energetiche. Le prime portano al Pireo, uno dei maggiori porti per containers del continente, con la Cosco Cina già in pole position per l’acquisizione del 100% e i russi della Russian Raylways interessata alle ferrovie nazionali; le seconde portano a Creta dove una stima tedesca di due anni fa indicava in 400 miliardi di euro la presenza di gas. Senza dimenticare che Cipro, proprio sul versante gas, ha dal 2013 concluso un accordo con Tel Aviv per lo sfruttamento congiunto, mentre in Grecia complice la crisi anche politica degli ultimi sei mesi si nicchia ancora.

C’è però un problema di tasse, con la disponibilità manifestata ieri dal governo greco ad aumentare l’imposizione fiscale sui redditi superiori a 30mila euro, come se colpire il ceto medio (che nel frattempo in Grecia sta diventando povero) possa produrre vantaggi. Nelle 40 pagine di buone intenzioni consegnate ai creditori infatti la Grecia propone di maggiorare le aliquote: 2% invece del 1,4% per redditi che vanno da 30mila a 50mila euro; 4% invece del 2,1% per redditi da 50mila a 100mila; 6% invece del 2,8% per quelli da 100mila a 500mila; e 8% invece del 2,8% per più di 500mila euro. Il tutto mentre qualche commerciante inizia ad emettere scontrini con doppio conio.

La sintesi si può ritrovare nella metafora della dieta. Se un paziente in sovrappeso decide di adottare un piano di austerità alimentare per un certo periodo di tempo, avrà dei benefici, e in seguito potrà tornare ad un’alimentazione normale. Ma se la dieta dovesse diventare un metro consolidato e quindi un’abitudine quotidiana, non si avrebbe più una perdita di peso, ma la morte di quel paziente per denutrizione.

twitter@FDepalo

 

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