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GOZI (PD): CESSIONI DI SOVRANITA’ SOLIDALI

 

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Riportiamo una sintesi della Lectio Magistralis sul tema “L’Unione Europea tra criticità e prospettive evolutive” che l’On. Sandro Gozi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega agli Affari Europei, ha tenuto lunedì 15 giugno corrente presso la Link Campus University di Roma.

C’è un profondo bisogno di modificare alcuni atteggiamenti in Europa. Per l’immigrazione non è una colpa dell’Europa, ma del non-Europa, la nostra battaglia è costruire una diversa impostazione per l’immigrazione e per l’asilo. Le grandi questioni di fondo si giocano sulla scena europea, però è evidente che sono negoziate e decise a Bruxelles in base all’economia.

Ormai la Commissione Europea non è distante dai cittadini, non è affatto vero che non si discute di cose reali, ci si confronta con al centro i problemi della società, in quale modo tutelare i diritti dei cittadini ed è considerato controproducente affrontare i problemi a livello nazionale perché ormai sono da considerarsi transnazionali. Non è possibile ritornare ai confini nazionali come nell’800, ed è impensabile gestire queste problematiche affrontandole solo con sistemi nazionali. Il problema è che la politica è l’unica cosa che non ha ancora superato le frontiere e il mercato unico va completato in questa direzione per non isolarsi.

Il governo ha impostato sin dall’inizio del suo mandato queste tematiche e in Juncker ha trovato un suo forte alleato.  Ma occorre molto di più, un negoziato politico a più alto livello e non solamente tecnico, perché sono cambiate le esigenze di coesione fra i paesi europei: dall’agricoltura a come suddividerci i flussi dei migranti. I filo rosso che regola tutte queste problematiche è comunque la questione demografica e servono strumenti comuni di governo europeo. Se vogliamo trovare le migliori soluzioni sui temi condivisibili occorre tenere presente che però sono gran parte legati alla demografia. Oltre 50 milioni di persone si muovono attualmente in tutto il mondo e molti guardano l’Europa perché è la parte fra le più sviluppate del pianeta.

Il problema è quello di continuare con le sostenibilità dei sistemi di welfare, di pensioni e del costo del lavoro in funzione del problema demografico. Non ritornare pertanto alle strutture nazionali per risolvere questi problemi anche se si sono persi i vantaggi offerti nel passato.

Il governo dell’euro bisogna renderlo più verso un modello sostenibile tenendo pertanto conto del fenomeno demografico e della dimensione sociale che ora la governance europea non ha. Uno schema europeo complementare a quelli nazionali di assistenza alla disoccupazione rispetto agli squilibri, con una dimensione per l’appunto europea, anche se ancora vi sono divergenze sulla questione a livello europeo.

I c.d. populismi europei sono legati verso queste tematiche: vista l’esperienza delle precedenti crisi, non si può governare l’euro in modo unicamente finanziario con continui vertici, anche notturni, pensando di risolvere i problemi. Non si possono cambiare le cose facendo le stesse cose! L’euro deve portare ad una integrazione politica, ma questo può avvenire solo se la politica prende questa decisione, perché l’euro in modo autonomo non può portare a nessuna integrazione politica.

Occorreva ragionare su una dimensione d’integrazione più politica ai tempi della creazione dell’euro e perciò dobbiamo rilanciare l’integrazione europea e non affidare solo agli sherpa il ruolo per un nuovo dibattito sull’euro. Il dibattito invece va incanalato nelle istituzioni preposte, come ad esempio l’ECOFIN.

Se il problema greco non dovesse avere esito positivo, bisogna darsi nuove regole di governance e sul come approfondire e allargare l’unione monetaria. Più nel dettaglio e meno burocratica e in questo ci ritroviamo di più nell’agenda Juncker rispetto a quella precedente di Barroso. Dopo il vertice di giugno vediamo tutto quello che si può fare per l’euro, perché il piano Juncker è solo l’inizio del programma per gli investimenti, cosa invece preclusa da Barroso. Serve molto di più e vogliamo dotarci di una nuova politica economica per gli investimenti e costruire strumenti nuovi di finanziamento, perché siamo rimasti indietro avendoli fino ad ora affidati solo al sistema bancario.

Vogliamo uscire dalla logica dell’emergenza che ha permesso di spegnere l’incendio della crisi, ma che rischia di spegnere l’Europa se non si passa dall’Europa delle regole a quella della politica: l’applicazione delle regole troppo rigide non compensa le differenze fra economie diverse. L’originario Patto di Stabilità e Crescita è stato applicato solo per la clausola della stabilità e non per la crescita e per gli investimenti. Oggi c’è un terreno sociale più favorevole rispetto al passato proprio per questi cambiamenti e non più l’approccio che la regola vale per tutti in modo rigido.

Proprio perché vogliamo l’euro come moneta irreversibile abbiamo ora estintori efficaci, come i Fondi Salva Stati e il QE, per gestire le crisi e non è più come le precedenti quando ad esempio era l’Italia a rischiare.

Ritornando sul negoziato sull’asilo, il problema è che fra paesi europei non si ci si fida. Non si fidano dell’Italia e bisogna ricostruire la fiducia persa in passato e il governo Renzi cerca di ricucirla. Anche tutto il negoziato con la Grecia è stato impostato esclusivamente fra rapporti tra creditori e debitori: hanno fatto credere ai cittadini del nord che hanno pagato per tutti, compresa anche per l’Italia, quando noi non abbiamo mai ricevuto neanche un soldo per nessun aiuto. Tutta la questione greca verte quindi se si riesce a riprendere indietro quanto dato e questo fa sì che non ci si fida.

Per la prima volta la Commissione Europea ha fatto proprie tutte le proposte sul tema dell’Italia sull’immigrazione e sull’asilo per voltare pagina, perché sotto il profilo umano non occuparsene significa violare la nostra costituzione e i trattati internazionali. Molti governi italiani hanno chiesto schemi di emergenza all’Europa (ultimo 2011), ed ora è la prima volta che la Commissione recepisce le istanze italiane.

Proposte elaborate prima e dopo il semestre di Presidenza italiano in contrapposizione alla convinzione che non abbiamo fatto nulla: il 97% dell’agenda europea sull’integrazione è influenzata dal lavoro italiano. Dublino è superato e non lo dice Gozi o Alfano ma la Commissione Juncker, salvo l’art.17 di Dublino che prevede il ricongiungimento familiare. Se l’Europa continua ad essere assente su questi temi e siccome sono da noi considerate fra le 4/5 priorità nelle nostre azioni, se non verranno rese esecutive allora prenderemo iniziative autonome.

Ma oggi l’Europa è lungimirante e guarda lontano, ad iniziare dalla governance e all’integrazione economica.

 

Al termine della Lectio Magistralis dell’On.le Sandro Gozi, alcuni studenti hanno avuto l’opportunità di rivolgergli direttamente delle domande:

Studente Luigi: Perché non si sospendono politiche di austerità e non si aiutano in loco i migranti?

Gozi: Fanno assolutamente parte delle nuove proposte della Commissione Europea. L’Italia ha tagliato le risorse perché c’eravamo impegnati nel destinare lo 0,7% del PIL alla cooperazione e sviluppo per aiutarli in loco.

Studente Federico: C’è la possibilità di rinegoziazione del debito Grecia e c’è rischio in Europa di barbarie?

Gozi: La barbaria già è fra noi perché in Turchia già ci sono più di 2 milioni di siriani e qui da noi ancora si discute di flussi limitati di migranti.

Studente Francesco: Spaventa cessione di sovranità che può apparire penalizzante per noi.

Gozi: Non si tratta di gioco a somma zero per quanto riguarda cessione. Utilizzare in modo solidale le nostre sovranità e non di rinunciare a tutto e dare tutto in mano alla tecnocrazia europea. Quindi cessione congiunta di sovranità, il problema è che l’Europa non ha funzionato perché non c’è ancora stata in quanto gli Stati vogliono ancora risolvere tutto da soli. Bisogna agire con sovranità comune. L’Europa è basata sulla solidarietà e sulla competizione.

Studente Guelfo: Facendo riferimento alle sue battute sul populismo, non pensa che queste hanno facile presa perché sono alimentate anche dagli ultimi atteggiamenti della Francia.

Gozi: Quando vogliono scimmiottare certi populismi della Le Pen per l’Italia io dico no. Stiamo attenti ad importare quello che va bene per la Francia ma non per l’Italia.

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