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Gli OCRI, cioè gli enti che faranno saltare le aziende italiane dal 1 settembre

L’Italia è specializzata nel rendere più mordenti e potenzialmente pericolose normative europee che, all’origine, potevano avere anche delle valenze positive. Così è successo per l cosiddetta direttiva “Solvency”, nata per aiutare gli imprenditori in crisi, che nel nostro paese è stata traslata con la creazione di un nuovo diritto fallimentare e la nascita degli OCRI (D.lgs 14/2019).

OCRI è l’acronimo di organismo di composizione della crisi d’impresa, un ente che dovrebbe essere costituito presso ogni Camera di Commercio e che ha come finalità quell di:

  • ricevere e segnalazioni di possibili situazioni di crisi aziendale;
  • attivare procedimenti di allerta;
  • intervenire nell gestione delle crisi aziendali, guidandole verso la risoluzione anche con trattative con i creditori.

Di per se sembra un’iniziativa positiva che precede l’attività della vecchia curatela o amministrazione controllata. Però il diavolo si nasconde nei dettagli. Con la crisi causata dall’epidemia del Covid-19 abbiamo avuto un taglio del PIL del 8,9%, che non verrà riassorbito prima del 2023, e che ha messo in ginocchio interi settori economici del nostro paese.  Quindi avremo decine, se non centinaia, di migliaia di aziende, in difficoltà che cadranno sicuramente nelle “Procedure di allerta” delegate agli OCRI. Questi organismi si verranno quindi a sostituire, in un certo modo, all’imprenditore nella valutazione e nella gestione della crisi dell’impresa non appena vengano rilevati alcuni segnali di difficoltà gestionale, come, ad esempio, eccessivi ritardi nel pagamento dei fornitori o delle imposte e dei contributi.

Come funzionerà il sistema in pratica resta un mistero perchè non esiste nulla di comparabile e gli OCRI non sono neanche ancora stati formati dalle Camere di Commercio. Con un sistema che è complessivamente sovraindebitato a causa della crisi questi organi rischiano di essere, fin da subito, sommersi da una marea di segnalazioni e attiverebbero uno tsunami di procedure di allerta, che altro non sono se non procedure pre-fallimentari, con tutto quello che ne consegue dal punto reputazionale per le azienda e gli imprenditori.

Sarebbe molto più saggio rinviare l’entrata in vigore del nuovo regime di gestione delle crisi aziendali ben oltre il primo settembre, approfittando del clima più favorevole presso la Commissione e dell’autorevolezza del Presidente del Consiglio, magari utilizzando questo tempo per instaurare processi di gestione delle crisi più semplici, privatistici, e basati su una mediazione diretta fra imprenditori e creditori. Altrimenti rischieremo di vedere esplodere assieme sia le aziende, sia gli OCRI stessi.


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