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Gli italiani e l’inconsapevole voto contro l’austerity di Riccardo Tomassetti

 


L’infografica che vedete sopra spiega molto bene il voto di domenica 4 marzo 2018, facendo emergere alcuni dati importantissimi.
La due cartine riportano a sinistra i collegi vinti dagli schieramenti politici (si riferisce ai risultati per la camera, per il senato la situazione è del tutto simile) e a destra, in quella che sembra una mappa del tutto speculare, la drammatica situazione occupazionale del nostro paese.

Soffermiamoci sulla mappa del voto, quella di sinistra. Il primo dato che balza agli occhi è che il nostro paese è letteralmente diviso in due: Nord blu-centrodestra e Sud giallo-M5S, con qualche macchietta rossa soprattutto nella zona tosco-emiliana. In sintesi il centro sinistra ha ottenuto un risultato soddisfacente solo in alcune (poche) roccaforti storiche. Dell’altra forza sinistroide che ha superato lo sbarramento del 3%, LEU il partito di D’Alema, Bersani, Boldrini e Grasso, non v’è traccia sulla cartina. PaP e PCI non pervenuti neanche nel proporzionale.

La prima conclusione a cui possiamo giungere è che IL VOTO DEL 4 MARZO HA SANCITO L’ABBANDONO DELLA SINISTRA DA PARTE DEL POPOLO.
Per trovare i perché di questa débâcle bisogna partire da molto lontano, almeno dal 12 novembre 2011, giorno del golpe architettato da BCE-UE ai danni di Silvio Berlusconi. Da quella data in poi, eccezion fatta per Monti che comunque è stato appoggiato per non dire osannato dal centro sinistra, i governi Letta, Renzi e Gentiloni portano il marchio di fabbrica del PD. Ebbene, 6 anni di mandati tra Monti e centro sinistra hanno prodotto per il Bel Paese solo inciuci politici della peggior specie e una sottomissione totale ai diktat europei che ha portato alle stelle la pressione fiscale, ci ha regalato il pareggio di bilancio in Costituzione, l’abolizione dell’articolo 18, nonché una pessima gestione dei problemi scaturiti dall’immigrazione. Senza contare il tentativo, fortunatamente fallito, di distruzione della Costituzione (la più bella del mondo, vero Benigni, tu che sponsorizzi Renzi?).

D’altronde diversi esponenti piddini hanno espresso sui vari social di aver agito, in questi anni, nell’interesse dell’unione europea anzichè dei cittadini italiani. Cosa ci si poteva aspettare dunque? Aggiungeteci poi la demenziale campagna elettorale giocata sui temi dell’antifascismo e otterrete l’irrisorio risultato elettorale.
Ciaooooooooooone!

GLI ITALIANI HANNO SCELTO LEGA AL NORD E M5S AL SUD
Dunque, gli italiani si affrancano dalla sinistra premiando le uniche due forze politiche che hanno impostato la propria campagna politica su temi cari alla popolazione. La Lega, supportata dal mondo imprenditoriale rappresentato da Silvio Berlusconi e con la flax tax che promette una minore pressione fiscale per le classi medie, si porta a casa tutto il nord del paese. Schierandosi poi contro l’immigrazione, aggiunge alla sua ricetta vincente l’ingrediente che mancava per conquistare quei cittadini stufi di una gestione disastrosa dei flussi migratori.
Pensiamo, per esempio al collegio di Macerata teatro di due degli episodi più drammatici dell’ultimo periodo, dove la compagine di Salvini passa dallo 0,6% al 21%. Caso a dir poco emblematico.

Il M5S, dal canto suo, centra in pieno l’obiettivo “SUD Italia grazie” a due fattori fondamentali.
In primo luogo il fatto di non aver ancora mai governato (ovvero non aver fatto ancora troppi danni) pone automaticamente il partito della Casaleggio Associati nelle condizioni di far man bassa di tutti quei voti di protesta nei confronti della classe politica dirigente ai quali si aggiunge la moltitudine degli illusi dal reddito di cittadinanza.
E’ sufficiente confrontare la mappa del voto con quella della disoccupazione per rendersi conto di quanta correlazione ci sia tra i due dati.
Poco importa se il provvedimento pubblicizzato da Di Maio e Co. sia tecnicamente impossibile da realizzare osservando i vincoli europei o peggio ancora contrario al principio cardine della Costituzione che vede il nostro paese fondato sul lavoro e non sulla nullafacenza. Alla Casaleggio associati sono campioni di marketing.

Una nota sul tema occupazionale: quando si parla di lavoro, cavallo di battaglia storico della sinistra, la stessa risulta non pervenuta. Semplicemente Incredibile.

IN CONCLUSIONE
QUELLO DEL 4 MARZO ALTRO NON E’ SE NON UN VOTO, PURTROPPO INCONSAPEVOLE, CONTRO LE POLITICHE EUROPEE
La drammatica situazione in cui versa il nostro paese, quando parliamo di disoccupazione e pressione fiscale, è il risultato dell’austerity imposta dai folli vincoli europei di bilancio e di tutto un sistema che privilegia rentiers finanziari e mercantilismo tedesco a discapito dei cittadini. Il centro sinistra in questi anni ha dato dimostrazione di come calarsi le braghe di fronte ai tecnocrati europei e ripetere “ci vuole più Europa” ha solo peggiorato la situazione non apportando alcun beneficio all’economia nazionale.
Quello che non si capisce (o forse si capisce benissimo, perché a pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina come si suol dire) è il motivo per cui la sinistra non abbia mai messo in discussione il funzionamento di un sistema, quello europeo, che ha devastato il tessuto sociale ed industriale del nostro paese e che, documenti alla mano, viola palesemente i dettami della nostra Costituzione. Non che le altre forze politiche l’abbiano fatto in modo chiaro, coerente ed efficace, ma è evidente come il centro sinistra si sia schierato in modo compatto a difesa delle politiche di austerità fregandosene completamente dei danni che le stesse hanno inflitto ai cittadini italiani (e non).
Il ritornello del “più Europa”, rilanciato anche dalla Bonino dell’ultima campagna elettorale, sembra avere la priorità su tutto il resto, sulla disperazione di migliaia di famiglie che attendono la ricostruzione delle zone terremotate, sulla moltitudine di giovani e padri di famiglia che drammaticamente sono alla ricerca di un reddito e finanche sulle migliaia di povere anime che sbarcano nei nostri lidi quando riescono a salvarsi da morte certa in mezzo al mare.

E si, perché l’ondata di manifestazioni razziste e intolleranti è figlia proprio dell’impossibilità nel gestire prima di tutto economicamente la situazione, dell’impossibilità di assicurare un reddito dignitoso al popolo che ospita e un’accoglienza altrettanto dignitosa per chi viene ospitato.
Nessuno merita di essere disoccupato e di arrancare per arrivare a fine mese né di passare anni della sua vita in centro di accoglienza dove uomini e donne sono ammassati come animali da macello. Uno Stato civile dovrebbe essere in grado di prendersi cura degli uni quanto degli altri.
Se i motivi di tale disastro sono chiari a chi fa dell’analisi politico-economica la propria passione o quantomeno il proprio interesse principale, lo stesso non si può dire per la maggioranza dei cittadini italiani che sembrano non essere in grado di carpire certi input. Allo stato attuale l’elettorato medio non è in grado di fare analisi approfondite di quanto avviene nello scenario politico e si fa abbindolare, senza possibilità di critica, da certi slogan che meriterebbero la rottamazione immediata insieme a coloro che ancora li propinano. In questo senso il voto degli italiani è stato unicamente un voto “di pancia”, il voto di un popolo portato all’esasperazione.

Sarebbe invece ora che i cittadini cominciassero ad interessarsi e capire che chi ancora ci racconta il mito dell’Italia spendacciona e del debito pubblico troppo alto che va ripagato è un bugiardo o quantomeno un incompetente. Non esistono Stati al mondo che fanno la corsa per ripagare il proprio debito, semplicemente perché non ha senso parlare di debito pubblico ripagato! Sarebbe ora che si cominciasse a capire che il nostro paese ha bisogno, al contrario, di un aumento della spesa pubblica che permetta di investire in sanità, ricerca, sviluppo, istruzione. E’ ora che lo Stato torni ad avere quella funzione per cui è stato creato, intervenendo pesantemente nell’economia con un’azione anti-ciclica che faccia rifiorire l’economia interna, sostenendo le imprese e i cittadini anziché lasciarli sprofondare in una crisi senza fine. Chi vi parla di tagli alla spesa vuole portarvi al macello! Basta credere a questa gente!

Che la smetta il popolo italiano anche di ascoltare chi sposta l’attenzione sui ladri di polli della corruzione vaneggiando un mito dell’onestà che, tra l’altro, dimostra di non possedere. Il problema si trova altrove signori, si provi a spostare lo sguardo verso di Bruxelles, nei meandri dell’Eurotower di Francoforte e nella City di Londra dove i vostri leader vanno ad inginocchiarsi. Tutti.

Al popolo italiano serve una rivoluzione culturale che sottragga l’attenzione dalle questioni finanziarie e riporti al centro dell’attenzione il cittadino, il padre di famiglia, le mamma, il pensionato, l’operaio e l’imprenditore. Sarebbe ora che lo Stato rendesse immediatamente disponibili tutti i miliardi che servono per ricostruire le case devastate dai terremoti e restituire a chi ha perso tutto una vita dignitosa.
E chi se ne frega se qualcuno a Bruxelles storcerà il naso, a “morire per Maastricht” mandiamoci Letta e tutti quelli che inneggiano al +Europa.

Riccardo Tomassetti


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