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Gli assurdi calcoli su cui si basa la politica (o il bavaglio) fiscale della Commissione Europea, e l’unico motivo per cui l’euro si è salvato…

 

Grazie a Robin Brooks ed alla sua meritoria campagna contro l’output gap così  come calcolato dalla Commissione Europea  e base di tutte le assurde e partigiane indicazioni di bilancio che vengono date ai vari paesi , in primis all’Italia, vi presentiamo un paio di grafici che mostrano la profonda scorrettezza di tutto il sistema. La battaglia di Brooks, ex analista FMI ed ora IIF, è meritoria, ma appare come una lotta verso la stupidità umana, quindi  una sorta di supplizio di Tantalo. Comunque iniziamo.

Secondo la Commissione Europea  gli Output Gap, cioè le differenza fra PIL massimo ottenibile e PIL attuale, dell’Italia  e della Germania, sono praticamente uguali, peccato che l’Italia abbia visto calare il proprio prodotto interno lordo…

Sulle ordinate (verticale) l’andamento del PIL pro capite dal 2007, sulle ascisse (orizzontale) l’output gap calcolato per il 2019. Notiamo che l’Italia e la Germania hanno lo stesso impego della capacità produttiva massima del Paese, ma l’Italia ha subito dal 2007 un forte calo del PIL pro capite, pari al 7,5%, mentre la Germania ha un aumento del PIL  pro capite, pari al 12%. Quindi i casi sono si seguenti:

  • l’Italia nel 2007 era ben sopra la piena occupazione ed ora è riallineata, ma  ricordiamo che abbiamo una disoccupazione a due cifre e doppia rispetto alla Germani, benché calcolata con criteri estremamente laschi, per cui questo è un controsenso;
  • l’Italia ha visto negli ultimi 12 anni una distruzione dei propri mezzi capitali ed infrastrutture, cosa anche possibile, ma che richiederebbe non dei tagli, ma una ricostruzione degli stessi con forti investimenti, come un nuovo Piano Marshall;
  • il calcolo è falsato alla base da preconcetti e serve solo a giustificare le assurde ed irrispettose imposizioni della  commissione.

Lascio a voi la scelta dell’alternativa migliore.

Un’altro dei leit motiv degli europeisti è che l’eventuale svalutazione di una moneta nazionale non servirebbe a risollevare le sorti dell’economia tramite le esportazioni, che in realtà non renderebbe più competitivi. quindi anche le svalutazioni dell’euro non dovrebbero servire ad aumentare l’export europeo, migliorando le partite correnti… peccato che non sia così:

Nel momento in cui l’euro si rivaluta sul dollaro le partite correnti vanno a picco, poi, quando con la crisi del debito sovrano  prima ed il QE dopo si indebolisce allora, miracolosamente, il saldo delle partite correnti torna positivo. Peccato che questo surplus sia stato raggiunto non con un’espansione della produzione,, ma con una compressione dei consumi oltre che con una fortissima spinta deflazionistica sulle aree periferiche. Cioè su di noi…


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