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Giustizia e Referendum: I NUOVI BARBARI (di Giuseppe Palma)

Il grado di civiltà di un Paese si misura dal livello della sua cultura giuridica, soprattutto nelle aree del diritto penale e di quello costituzionale.

A) Nel diritto penale:

da Cesare Beccaria e Pietro Verri in avanti il mondo del diritto penale è mutato radicalmente. I diritti dell’imputato, che coincidono in gran parte con quelli inviolabili dell’Uomo, sono divenuti più importanti di quelli dello Stato che sostiene l’accusa. Ma che dico! Addirittura lo Stato, nella sua figura di inquirente, deve rinunciare ad una accusa se questa non può essere sufficientemente sostenuta in un giudizio.

E allora l’imputato non deve mai dimostrare la sua innocenza, può limitarsi soltanto a respingere precise accuse che gli vengono contestate. L’onere della prova, si dice, spetta solo all’accusa e non alla difesa. In questo quadro l’imputato è presunto innocente fino ad eventuale condanna passata in giudicato. Il giudizio si svolge dinanzi ad un giudice terzo e imparziale, equidistante dalle parti, dove accusa e difesa sono poste sullo stesso piano.

Inoltre la prova si forma nel dibattimento, in contraddittorio tra le parti, e l’imputato può mentire sui fatti a lui contestati senza alcuna conseguenza negativa nei suoi confronti. E se il processo dura troppi anni, in considerazione del principio della ragionevole durata, interviene la prescrizione.

Civiltà giuridica raggiunta dopo secoli di abusi e torture. Il diritto finalmente erede della tradizione dell’Umanesimo e dell’Illuminismo.

Sembravano diritti ormai acquisiti, maturati, ma nulla di buono è mai acquisito se non lo si difende quotidianamente.

Arriva al governo del Paese il MoVimento Cinque Stelle e tutto cambia. Una pletora di personaggi rabbiosi, del tutto priva dei sentimenti più profondi della gloriosa eredità giuridica del nostro Paese, sta man mano smantellando i principi più alti della civiltà giuridica. Prima con l’interruzione dei termini di prescrizione al termine del processo di primo grado (lasciando sostanzialmente l’imputato sotto processo per decenni in caso di appello e Cassazione) per arrivare alla possibilità per le Procure di poter intercettare i nostri telefoni col sistema giacobino dei trojan. In pratica lo stato di polizia giudiziaria prende il posto dello stato di diritto. Le manette invece che la rieducazione, il sospetto prima della presunzione di non colpevolezza, l’impugnazione come ostacolo alla pubblica amministrazione e non come diritto inviolabile dell’imputato.

E altre aberrazioni stanno arrivando…

B) Nel diritto costituzionale:

qui si è toccato il fondo. A breve gli italiani saranno chiamati al voto per il referendum confermativo sul cosiddetto “taglio dei parlamentari”, inaugurato lo scorso ottobre – con l’ultimo voto a Montecitorio – attraverso l’immagine del ministro Di Maio che con una forbice tagliava uno striscione raffigurante le famigerate “poltrone”. In nome di un risparmio ridicolo (un cappuccino l’anno a cittadino) i 5Stelle riducono di circa il 37% la rappresentanza del popolo in Parlamento senza nessun correttivo, senza alcun contrappeso.

Già, il Parlamento. Le Camere sono ormai diventate, soprattutto da marzo in avanti, un mero organo di ratifica delle decisioni del governo plenipotenziario, un “notaio in differita” che “timbra” le decisioni dell’esecutivo.

Inoltre, con un Parlamento di 600 componenti invece che 945, è ovvio che le segreterie di partito blinderanno i propri candidati con listini bloccati contenenti solo i nomi dei fedelissimi, gli “Yes Man” del capo-partito. E al Senato parecchie zone del Paese saranno sotto-rappresentate, se non addirittura prive di rappresentanza.

Ma il livello più basso di barbarie lo si raggiunge quando alcuni sostenitori della “riforma” elogiano il “taglio” per ragioni di “rapidità ed efficienza”. Come in questo tw del pentastellato Francesco D’Uva:

Barbarie allo stato puro; autentici barbari della democrazia! I Parlamenti non nacquero per rispondere ad esigenze di rapidità (o efficienza) ma per dare rappresentanza, per rallentare le decisioni nell’interesse generale! Per la rapidità esistono le dittature.

Non è da meno il Partito democratico, che dopo aver votato in Parlamento contro il “taglio” tre volte su tre, al quarto ed ultimo passaggio alla Camera vota a favore in cambio della nascita del nuovo governo Dem-5Stelle. Lo scalpo della Costituzione in cambio del governo del Paese. Zingaretti, Renzi, Di Maio e Grillo non hanno tenuto conto (si fa per dire!) che i governi passano, la Costituzione resta!

Per tutto questo, e non solo, al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre è necessario votare NO. Contro le barbarie!

Giuseppe PALMA 

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P.S. Coloro che volessero approfondire le ragioni del “No” al referendum confermativo del 20 e 21 settembre, potranno leggere il penultimo libro mio e di Paolo Becchi, “Una riforma sbagliata. Dodici motivi per dire NO al taglio dei parlamentari“, Editrice Gds (prima edizione febbraio 2020):
https://www.amazon.it/Una-riforma-sbagliata-Dodici-parlamentari/dp/8867829920/ref=mp_s_a_1_1?dchild=1&keywords=una+riforma+sbagliata&qid=1599220139&sr=8-1

Giuseppe PALMA


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