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GIUSEPPI, ATHENA E POPOLARE DI VICENZA: se Conte si fosse informato meglio…

 

 

Giuseppi Conte è attualmente sotto attacco per, diciamo, la forte caduta di stile nella vicenda Fiber4,0 Athena e Retelit. Una vicenda che possiamo riassumere in questo modo:

  • Athena controla il fondo Fiber 4,0 che vuole entrare nel controllo di Retelit;
  • Athena paga 15 mila euro a Giuseppe Conte Avvocato e Professore che a metà giugno 2018 consiglia di fare in modo che il governo si avvalga della Golden Rule nelle telecomunciazioni;
  • il sette giugno 2018 il governo Conte applica la Golden Rule nel caso Retelit.

Ora è evidente che, per quanto negato, per quanto conte dica che in quei giorni era al G7, vi sia stato un conflitto di interesse grande come un elefante. Come Presidente del Consiglio non può dire che “Non c’ero e se c’ero dormivo”, perchè non può permettersi di cavarsela così. Già come professionista aveva l’obbligo di informarsi da dove provenissero i soldi della sua parcella, per gli obblighi antiriciclaggio, figuriamoci come candidato, in quel momento Presidente del Consiglio!

Tra l’altro per il Prof. Conte sarebbe stato molto semplice informarsi su chi era e cosa era il Finto Athena, e cosa faceva ed investiva e nella sua storia passata. Noi, facendo una rapida ricerca su internet, abbiamo trovato questo articolo del 2016 de L’Espresso, anche perchè ci ricordavamo di aver letto qualcosa su quel nome dalle analisi dei bilanci BPVI fatte, a suo tempo, da Fabio Lugano.

Come ricorda la testata il fondo Athena del finanziere Mincione nasce come fondo finanziato al 100% da Banca Popolare di Vicenza nel 2012 per effettuare Investimenti internazionali che, secondo la rivista, non erano altro che operazioni di riacquisto delle azioni dello stesso gruppo. Praticamente di trattava di soldi che venivano distratti per poter rimborsare alcuni azionisti della banca, una sorta di mega operazione “Baciata” voluta dall’allora Direttore Sorato: da una parte Mincione otteneva i soldi, dall’altro li impiegava per comprare titoli della banca. La cosa che non sappiamo, e che un giorno qualcuno potrebbe indagare, per curiosità, è da quali venditori sono stati acquistati questi titoli, dato che le azioni non erano quotate in borsa, a prezzo pieno ante svalutazione del 2015. Questa si che sarebbe un’informazione interessante….

L’operazione comunque non poteva sfuggire al controllo delle Autorità e fu messo sotto osservazione dalla BCE, tanto che ad un certo punto, prima dell’assemblea di trasformazione del marzo 2016, venne chiuso con il rimborso di 80 milioni da parte di Mincione, quindi con perdite nette di 20 milioni. Un pessimo affare, ma se l’operazione era su azioni BPVI non poteva essere diversamente, e poi il finanziere qualcosa doveva guadagnarlo.

Dopo questa operazione Mincione agganciò la Segreteria di Stato Vaticana che, con i soldi delle donazioni a San Pietro da parte dei cattolici, finanziò una serie di operazioni, fra cui gli acquisti di immobili di lusso nel Regno Unito (non certo per i poveri) e l’operazione Retelit che riguarda Giuseppe Conte, entrando sotto indagine da parte della Gendarmeria Vaticana, e così arriviamo ai  giorni nostri.

 

 


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