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Giappone: inflazione core in crescita, ma quanta fatica. Quanto potrebbe ancora comprare la BCE per raggiungerla?

 

Iniziamo con la notizia della giornata relativa all’inflazione giapponese, sia CPI sia Core, cioè al netto di prodotti energetici ed agricoli.

Iniziamo con l’inflazione al consumo, in senso più ampio:

L’inflazione CPI è ai minimi , anche per il calo dei costi energetici. Come sta andando invece l’inflazione core, quella più influenzata dall’andamento delle paghe:

In un momento in cui, a causa del rallentamento economico mondiale, i tassi di inflazione precipitano, al contrario il Giappone riesce a mantenere un’inflazione CORE, cioè legata alle remunerazioni ed alla dinamica salariale, più elevata rispetto a quella complessiva.

Questo risultato è stato possibile solo con una forte iniezione monetaria diretta da parte della Bank Of Japan che ha eseguito una politica espansiva con l’attuale governatore Kuroda, che,  recentemente, ha confermato la volontà di sostenere la crescita economica anche in questo momento di rallentamento mondiale..

Naturalmente gli Asset della banca centrale , cioè l’attivo, è cresciuto sensibilmente, sino a giungere ad avere un valore praticamente pari al PIL del paese.

Diamo le proporzioni dell’intervento della Bank of Japan confrontandolo con quello della BCE: la prima ha investito fino al 100% del PIL nel proprio attivo con l’acquisto dei titoli di stato o privati:

La seconda, quella europea, si è fermata ad un 44% del PIL della zona euro. Per arrivare al livello giapponese si dovrebbero comprare altri 6000 miliardi di asset circa, una cifra che è più del doppio del debito di stato italiano, e superiore solo alla somma dei debiti pubblici dei primi tre stati messi assieme. Con una manovra di queste dimensioni la Bank of Japan ha ottenuto , alla fine, una forma di reazione dell’inflazione core, ma ha anche ottenuto qualcosa d’altro. Vediamo il PPIL pro capite giapponese:

Kuroda ha assunto il suo mandato dal 2013, ma il suo predecessore Shirakawa aveva già iniziato una politica espansiva, anche se più timida. Il Giappone si trova a che fare (come l’Italia) con una situazione demografica non facile, ma, nonostante questo, ha agito con un certo successo. Come ha sottolineato Ashoka Modi in un suo recente scritto l’azione della BCE è stata timida e , soprattutto, poco credibile,, perchè inficiata dalla presenza di una serie di attori che sono decisamente contrari ad una politica espansiva e che si concentrano attorno alla cosiddetta “Nuova Lega Anseatica”. Attualmente i paesi invece più propensi all’espansione appaiono divisi, ma c’è sempre la speranza che le elezioni politiche possano portare a cambiamenti più favorevoli ad una posizione monetaria più morbida.


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