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Germania: la “sindrome italiana” degli scioperi a tappeto

 Tutti sappiamo quanto l’Italia sia in declino. Pero’ a pensarci bene, c’e’ una questione dove negli ultimi 20-30 anni, c’e’ stato un certo progresso. Negli anni 70 ed 80 il paese era soggetto ad una miriade di scioperi, ed in particolare il settore dei trasporti era un sostanziale disastro. Ricordo che mio padre, che per lavoro, prendeva settimanalmente tra 2 e 4 voli aerei, che un giorno sconfortato mi disse: “negli ultimi 20 anni, ho calcolato che ho avuto disagi rilevanti a viaggiare, equivalenti a 3 anni e mezzo di scioperi continuativi”; certamente fece bene i suoi calcoli, prima di dire quelle cifre. Se notate l’Italia attuale, il quantitativo di scioperi, e’ certamente crollato.

Non puo’ non sfuggire invece, che in Germania, specie nel settore dei trasporti, siamo in presenza di ondate di sciperi realmente molto consistenti, come ben segnalato nell’articolo di cui sotto: leggetevi con attenzione le motivazioni. Certo e’ che la quantita’ di scioperi appare consistente ed anomala.

Ora la domanda e’: perche’ 20-30 anni fa in Italia c’erano tanti scioperi, mentre in Germania la situazione era molto piu’ tranquilla, mentre oggi accade esattamente l’opposto?

 Non so dare una spiegazione univoca. In ambedue in paesi il Sindacato era ed e’ consistente. L’Italia fu investita da scioperi e rivendicazioni massive, proprio quando il paese cresceva, e verosimilmente i lavoratori volevano condividere parte di tale crescita di ricchezza, ed i sindacati erano coscienti del fatto che con gli scioperi potevano riuscire in tale intento. Oggi l’Italia e’ un paese in fase di impoverimento e decrescita, con sfilze di disoccupati, per cui in caso di sciopero, e’ elevato il rischio di ottenere delle sane legnate sul cranio. In Gerrmania, invece, la disoccupazione e’ ai minimi, e c’e’ stata una certa ripresa negli ultimi 10 anni, anche grazie ad una politica di compressione salariale. Verosimilmente i lavoratori (ed i sindacati) vedono spazi e possibilita’ per migliorare la loro condizione, esattamente come accadde (piu’ in grande stile) nell’Italia degli anni 70 ed 80.

 

 Lufthansa

La Stampa

Germania bloccata dagli scioperi. Cresce la “sindrome italiana”. Aerei, treni: una settimana di proteste. Per Lufthansa è l’ottavo stop da aprile

Se una cosa del genere fosse successa in Italia, possiamo solo immaginare i titoloni sui giornali tedeschi, conditi da foto dei passeggeri inferociti e spiaggiati sulle moquette degli aeroporti. Teatro della staffetta incredibile che sta paralizzando da una settimana i trasporti via terra e via cielo, è invece la Germania, il Paese che ha fatto dell’efficienza una virtù nazionale. I tabloid la chiamano il «ping-pong» per non dover ammettere che si tratta di un disastro organizzato: i sindacati coinvolti hanno candidamente ammesso che l’alternanza tra sciopero degli aerei e dei treni è concordata.   

Da mercoledì scorso i macchinisti e i piloti tedeschi stanno orchestrando la loro astensione dal lavoro in modo tale che appena finisca lo stop dei treni ricominci quello degli aerei e viceversa. La motivazione? Per il bene dei viaggiatori: così si organizzano meglio, hanno dichiarato. Ma il governo è pronto a intervenire con una legge, come ha chiarito ieri un portavoce di Angela Merkel. L’obiettivo è introdurre il principio «un’azienda, un contratto». Proprio per evitare che alcune categorie di lavoratori formino sindacati ad hoc, magari minoritari ma capaci di paralizzare intere aziende.  

Al momento – dalle 13 di ieri fino alla mezzanotte di oggi – stanno scioperando i piloti di Lufthansa. Due terzi dei voli sono stati cancellati – 1510 su 2330 – e hanno colpito 166 mila passeggeri. Fino a domenica dovevano essere coinvolti soltanto i voli di corto e medio raggio, ma a sorpresa il sindacato dei piloti ha fatto sapere all’ultimo momento che avrebbero incrociato le braccia anche i colleghi delle tratte a lungo raggio. Il capo della rappresentanza dei piloti Vereinigung Cockpit (Vc), Markus Wahl, ha spiegato che «ampliamo lo sciopero per dare un segnale più forte».   

È già l’ottavo sciopero dei piloti da aprile, i danni per la compagnia di bandiera tedesca ammonterebbero secondo alcuni analisti già a circa 100 milioni di euro (calcoli di Equinet Bank). Vc sta tentando di bloccare l’aumento dell’età pensionabile: Lufthansa vorrebbe alzare l’asticella a 61 anni, in media i piloti si ritirano a 59 ma possono richiedere l’assegno previdenziale già a 55 anni.  

Il loro sciopero, tuttavia, segue quello dei macchinisti che nello scorso fine settimana ha paralizzato il 70% del trasporto sui binari in tutto il Paese, anche quello locale in molte città. Il capo del sindacato Gewerkschaft der Lokfuehrer (Gdl), Claus Weselski, ha annunciato già che la protesta potrebbe riprendere nel prossimo fine settimana. Sarebbe la sesta astensione dal lavoro in pochi mesi. In macchinisti incrociano le braccia perché chiedono un aumento in busta paga del 5%, ma il muro contro muro con la Deutsche Bahn, le ferrovie tedesche, è totale. Inutile, per ora, anche l’appello del ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt, che ha ricordato ai macchinisti che stanno bloccando il principale mezzo di trasporto in Germania. Secondo Deutsche Bahn i danni sono già ben oltre i dieci milioni di euro.  

Ma i due scioperi seguono una settimana già caotica, in cui piloti e macchinisti hanno recitato lo stesso copione. Mercoledì scorso si sono fermati i treni, giovedì sono rimasti a terra 100 aerei di Germanwings, la controllata di Lufthansa, creando disagi per 13 mila passeggeri. Il tabloid «Bild» parlava ieri di un Paese «in ostaggio» di due piccoli ma potentissimi sindacati. E il portavoce di Merkel, Georg Streiter, ha detto che «questi scioperi dimostrano che ci sono molti buoni motivi per fare una legge per l’unità tariffaria». In altre parole, il governo vuole costringere sindacati che concorrono nelle stesse aziende a un’unica trattativa contrattuale. Chi ha più iscritti, negozia. 

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