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GERMANIA: SECONDO QUADRIMESTRE PIL IN CALO, ALTA POSSIBILITA’ DI RECESSIONE

 

 

Sono stati resi noti i dati della crescita tedesca nel secondo quadrimestre 2019, e non sono positivi, come l’andamento della produzione industriale e gli indici previsionali facevano attendere.

Il dato non era, come dicevamo, inatteso anche perchè tutto gli indicatore, ZEW ed IFO in testa, già davano indicazioni precise sul calo della produzione industriale e su servizi non esattamente brillanti. Possiamo vederlo anche in questo grafico:

Secondo Handelsblatt le possibilità di un ulteriore calo del PIL nel terzo trimestre sono molto elevate, mandando l’economia tedesca in recessione per la prima volta dal 2011. Una situazione che sta sollevando un polverone in Germania, dove perfino la FAZ chiede un fondo di investimenti pubblici, sotto l’ombrello dell’economia verde, per 450 miliardi. Giorni fa abbiamo scritto che la Germania potrebbe spendere quasi 70 miliardi per investimenti o spesa pubblica e rimanere comunque al di sotto del 3% di rapporto deficit PIL, quindi rispettando il trattato di Maastricht. Al contrario questo difficilmente accadrà,. Simulatori di intelligenza artificiale, che comunque valutano dati statistici legati al passato e che quindi non possono prevedere fatti inattesi, vedono una probabilità di recessione per l’economia tedesca al 92%. Il problema è il ritardo nel cambio di dogma intellettuale; la Germania del “Freno del Debito”; che limita la possibilità di creare nuovo debito limitandolo al 0,35% del PIL impedisce di fare politiche di carattere fiscale. Il debito cala, ma l’economia non può rispondere a minacce esterne, sempre più probabili anche perchè la crescita è dipendente dall’esterno. L’econometria ha cacciato l’economia politica e ne ha preso il posto, nell’illusione che gli algoritmi potessero guidare il mondo, invece l’autopilota sta dirigendosi verso un muro, ma si fatica a prendere in mano lo sterzo.


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