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Germania, il turismo trema: Revo Hospitality (ex HR Group) porta i libri in tribunale. 140 società in insolvenza

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C’è qualcosa che scricchiola, e forte, nel modello economico tedesco. E non si tratta più solo della ben nota crisi manifatturiera o dell’automotive che arranca. Il contagio sembra essersi esteso al settore dei servizi e dell’ospitalità, colpendo uno dei giganti del settore. La Revo-Hospitality-Group (fino a poco tempo fa nota come HR Group), uno dei maggiori operatori alberghieri d’Europa, ha depositato istanza di insolvenza in autoamministrazione per circa 140 delle sue società.

Non stiamo parlando di un piccolo attore locale, ma di un colosso che gestisce marchi in franchising del calibro di Hyatt, Accor, Wyndham e IHG. Un impero che si è espanso rapidamente, forse troppo, e che ora presenta il conto a dipendenti e creditori.

Un gigante dai piedi d’argilla?

La notizia, arrivata dal tribunale distrettuale di Charlottenburg a Berlino, coinvolge direttamente 125 hotel e circa 5.500 dipendenti tra Germania e Austria. La società, guidata dal quarantanovenne berlinese Ruslan Husry, ha vissuto anni di espansione aggressiva. Nel portafoglio del gruppo figurano marchi proprietari come Vagabond, Hyperion e Aedenlife, oltre alle già citate licenze internazionali.

Tuttavia, come spesso accade in queste narrazioni di “successo”, i numeri raccontano una storia diversa da quella delle inaugurazioni patinate. Secondo i dati della piattaforma North Data, il gruppo, pur vantando un fatturato recente di circa 1,3 miliardi di euro, non avrebbe generato utili reali addirittura dal 2014. Un dato che, se confermato, farebbe riflettere sulla sostenibilità a lungo termine di certi modelli di business basati sulla leva finanziaria e sulla crescita continua a scapito della marginalità.

Hotel del HR Group

Le cause del dissesto: il passo più lungo della gamba

Cosa ha portato al collasso? La classica tempesta perfetta keynesiana: un’offerta che si dilata mentre la domanda effettiva non tiene il passo, condita da costi operativi in ascesa.

  • Acquisizioni rischiose: Solo ad aprile 2025, Husry aveva rilevato 60 strutture del marchio H-Hotels e altre dieci sotto H World International. Un’operazione costosa che ha appesantito i bilanci.

  • Domanda debole: Le previsioni sui pernottamenti non si sono concretizzate. I turisti e i viaggiatori d’affari non hanno riempito le stanze come sperato, lasciando il gruppo con costi fissi insostenibili.

  • Indebitamento: Si parla di un sovraindebitamento di circa 19,9 milioni di euro.

  • Fiducia erosa: Il segnale più allarmante era arrivato dai partner. Il gruppo francese Accor (Ibis, Pullman, Mercure) aveva già bloccato i sistemi di prenotazione per molti hotel gestiti da Revo, un’azione drastica che preannunciava il disastro.

La procedura di insolvenza: chi paga il conto?

La buona notizia, se così si può definire, è che l’attività non si ferma. L’insolvenza in autoamministrazione (Eigenverwaltung) permette al management di tentare il risanamento sotto la supervisione di custodi giudiziari, in questo caso gli avvocati Gordon Geiser e Benedikt de Bruyn.

Ecco cosa succederà nell’immediato:

  • Gli Hotel: Restano aperti e operativi.

  • I Dipendenti: Gli stipendi sono garantiti dall’Agenzia federale del lavoro (il contribuente tedesco, in sostanza) per i mesi da gennaio a marzo 2026.

  • I Creditori: Qui le note sono dolenti. Si cerca un investitore internazionale, ma la storia insegna che in questi casi fornitori e proprietari degli immobili rischiano di recuperare solo le briciole, forse meno di un decimo dei loro crediti.

Un parallelo inquietante

La vicenda ricorda da vicino quella del gruppo alberghiero Lindner di Düsseldorf, che ha attraversato un simile processo di risanamento. In quel caso, la famiglia proprietaria è riuscita a riprendere il controllo iniettando capitali freschi, ma il prezzo è stato il taglio di quasi la metà delle sedi a causa della disdetta dei contratti di affitto. Per Revo, la caccia all’investitore è aperta, con l’obiettivo di “stabilizzare” la nave entro l’estate.

Resta l’amarezza per l’ennesimo caso di “gigantismo” aziendale finito male, in una Germania che sembra aver smarrito la sua bussola economica, tra consumi interni stagnanti e investimenti che non generano ritorni. Gli alberghi non ervono se i cittadini non hanno i soldi per viaggiare, gli affari latitano e mancano i turisti.


Domande e risposte

Cosa cambia per chi ha già prenotato in uno di questi hotel? Nell’immediato, praticamente nulla. Essendo una procedura di insolvenza in autoamministrazione mirata al risanamento, l’operatività delle strutture è garantita. Gli hotel restano aperti, il personale è al lavoro e i servizi dovrebbero proseguire regolarmente. Tuttavia, è sempre consigliabile verificare direttamente con la struttura o, se si è prenotato tramite piattaforme terze, monitorare lo stato della prenotazione, specialmente se la crisi dovesse prolungarsi oltre l’estate senza l’ingresso di nuovi investitori.

Perché un gruppo con 1,3 miliardi di fatturato fallisce? Il fatturato indica solo il volume d’affari, non la salute dell’azienda. Revo Hospitality, pur incassando molto, aveva costi di gestione e debiti superiori alle entrate. L’espansione aggressiva (acquisizione di H-Hotels) ha aumentato i costi fissi, ma i margini di profitto erano inesistenti da anni (dal 2014 secondo North Data). In un’economia keynesiana, se la domanda aggregata (i clienti) non copre i costi di produzione e del debito, anche un gigante crolla sotto il proprio peso.

Qual è l’impatto economico di questo fallimento in Germania? È un segnale preoccupante per il settore dei servizi tedesco. Dimostra che la crisi non tocca solo l’industria pesante. Il fallimento scarica costi sulla collettività (l’Agenzia del lavoro paga gli stipendi per tre mesi) e colpisce duramente l’indotto: fornitori di servizi, lavanderie, forniture alimentari e proprietari degli immobili vedranno sfumare gran parte dei loro crediti. Questo potrebbe innescare una catena di micro-crisi tra i fornitori più piccoli esposti verso il gruppo.

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