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GAZA NELLA STORIA E NELLA GEOGRAFIA

 

La Striscia di Gaza è al centro dell’attenzione e delle cronache, ma non molti studiano la carta geografica per avere un’idea di che cosa si stia in concreto parlando.

Si parla di Striscia perché questo territorio  ha una forma molto vagamente rettangolare, dall’andamento sud-ovest nord-est, con i due lati lunghi costituiti ad ovest dal Mediterraneo e ad est dal territorio desertico di Israele. Siamo infatti nei pressi del Negev. La frontiera nord con Israele (uno dei due lati corti del rettangolo) è lunga appena dieci chilometri, quella sud, con l’Egitto, circa tredici. Insomma si tratta di un territorio che nel punto più stretto non arriva a sette chilometri e la cui massima lunghezza corrisponde a quella tra Messina e Taormina. Un’entità geograficamente trascurabile.

La popolazione è di 1.650.000 abitanti, 4.600 per chilometro quadrato. Si tenga presente che la densità di Gaza è ventitré volte più grande di quella dell’Italia (circa duecento abitanti per chilometro quadrato) che certo non è un Paese desertico. E purtroppo le risorse naturali di Gaza sono lungi dall’essere migliori di quelle di cui disponiamo noi. Si comprende dunque la necessità, per sopravvivere, di finanziamenti esteri, per esempio del Qatar.

Politicamente il territorio è stato a lungo sottoposto all’autorità ottomana. Poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, agli inglesi, e dal 1948 al 1967 all’Egitto, il quale tuttavia non ha mai concesso la nazionalità egiziana agli abitanti. Dopo la Guerra dei Sei Giorni, il Cairo ha addirittura rifiutato di riprendere l’amministrazione di Gaza, che è così entrata a far parte dei Territori Occupati da Israele. Ma anche Gerusalemme, nel 1994, ha sgombrato la Striscia, forse come gesto di buona volontà, più probabilmente per non farsi carico della difficile amministrazione di quel formicaio, cui tuttavia ancora fornisce – salvo errori – acqua ed elettricità.

Va tuttavia riconosciuto che, pur concedendo alla Striscia di amministrarsi da sola, Israele ha mantenuto alcuni presidi a sua difesa. Controlla strettamente l’accesso al mare, lo spazio aereo e, naturalmente, i valichi terrestri. Anche il valico di Rafah, con l’Egitto, è strettamente sorvegliato ed è stato spesso addirittura chiuso. La Striscia è stata infatti occasionalmente il punto di partenza di fanatici islamisti, collegati fra l’altro con la “Fratellanza Musulmana” egiziana. Il risultato è stato che commercianti e terroristi si sono specializzati nello scavo di tunnel per comunicare con l’esterno, gli uni per far passare le merci, gli altri per ricevere armi leggere.

Fra i problemi di Gaza c’è anche quello militare. Nel 1967 Israele batté militarmente, in sei giorni, una coalizione che comprendeva quasi tutti gli Stati musulmani della zona, dall’Egitto a Sud alla Siria a nord, alla confinante Giordania. I non combattenti, per esempio l’Arabia Saudita, sostenevano la guerra economicamente. Nel Settantatré la guerra riprese, durò un po’ più a lungo, ma mentre da prima Israele, sorpresa, vacillò, dopo poco tempo una sua task force (comandata da Arien Sharon) era a pochi chilometri dal Cairo e un intero corpo d’armata egiziano era tagliato fuori dal resto dell’Egitto, nel Sinai, e rischiava di morire di fame e di sete. L’Egitto di Anwar el Sadat, dopo una serie di costose batoste (nel 1948, nel 1956, nel 1967 e nel 1973) si decise a fare la pace con Gerusalemme. E la posizione non è mai più stata cambiata, né con Mubarak e neppure con Morsi, perché imposta dai fatti.

Tutto ciò significa che Israele, benché su un territorio minuscolo (ma grande in rapporto a Gaza), è un gigante militare. Non solo tutti i suoi cittadini – donne incluse – sono bene addestrati durante tre anni di servizio militare, ma la sua tecnologia è di alto livello (basti vedere l’efficacia del suo Iron Dome, che ha tagliato le unghie ai missili di Gaza) e, anche se ufficialmente lo nega, possiede l’arma nucleare.

Tutto ciò posto, che senso ha che Hamas pretenda il diritto di far piovere su Israele dei razzi, nella speranza di fare vittime civili? Basterebbe che Israele facesse piovere su Gaza lo stesso genere di missili che Iron Dome distrugge per fare centinaia e centinaia di vittime civili. Anche perché, date le dimensioni dell’obiettivo, e data la densità di popolazione della Striscia, sarebbe come sparare agli uccelli in una voliera.

Naturalmente né la storia, né la geografia, né il bilancio militare, né i motivi di umanità convinceranno chi deve per forza dare torto ad Israele dell’assurdità militare e civile del comportamento di Hamas. I critici dunque si accomodino. L’antisemitismo è eterno come la stupidità.

Gianni Pardo, pardo.ilcannocchiale.it

20 luglio 2014

2 Comments

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