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Gas Naturale, UE e politiche italiane. Come sempre lavoriamo nell’interesse dell’Europa, non dell’Italia.

Il Consiglio d’Europa concluso ieri non è stato inutile, come spesso accaduto in passato, ma ha presentato ben due fatti rilevanti:

  • si è dato l’addio ad Angela Merkel e al governo della CDU in Germania. Al prossimo EUCO lei non si sarà più, tranne che in caso di colpi di scena, e politicamente si va verso la dismissione del ruolo centrale del PPE. A Bruxelles si sta formando una nuova maggioranza attorno a RE, S&D e Verdi, non ha caso la stessa “Semaforo” in formazione in Germania. La Commissione non ne è che una colonia;
  • La commissione ha deciso di non procedere immediatamente e con durezza nei confronti della Polonia, ma di attendere le sentenze della Corte di Giustizia e comunque di proseguire con la trattativa. Un calcetto nel sedere al Parlamento Europeo, dominato dalla nuova maggioranza.

Poi si doveva parlare di energia, e qui si sono fatte, appunto, solo parole. Per fortuna, perché alcune delle proposta, soprattutto proprio quelle presentate dall’Italia e dalla Spagna, per un “Sistema europeo di riserve strategiche” di gas naturale sarebbe stata estremamente controproducente per il nostro paese.

Due premesse sui dati: l’Italia è il secondo paese europeo per riserve disponibili di Gas Naturale;

Se un sistema europeo di riserve sarebbe utile per la Spagna, che non ne ha, sembra inutile e ridondante per l’Italia, che ne ha di proprie e importanti. 

Non solo, l’Italia ha in questo momento le riserve più colme d’Europa (dati reuters):

 

Dato che una riserva di gas non si realizza dall’oggi al domani, quindi la proposta spagnola, supportata da Draghi, è quella di trasferire le nostre riserve anche agli altri paesi. Cederemmo il gas italiano alla Spagna e alla Germania, cancellando l’unico vantaggio strategico, minimo , di cui godiamo in questo momento e che abbiamo pagato duramente sia dal punto di vista economico sia sociale, con discussioni molto forti da parte delle comunità locali.

Il risultato di questa scelta sarebbe lo stesso degli ultimi 20 anni.

Tra l’altro la creazione della riserve non risolverebbe i problemi nel breve-medio termine, e risulterebbe inutile, se non economicamente dannosa, nel medio lungo. Ci vogliono i russi per spiegarci bene il perché: lEuropa ha un deficit di 70 milioni di mq di gas. Se un fiume è secco, è inutile pensare di utilizzarlo per riempire una cisterna. Con cosa riempiremmo le famose “Riserve strategiche europee”? Con le buone intenzioni?

La soluzione di Putin è quella di aprire subito Nord Stream 2 facendoci passare 55 milioni di mq e quindi risolvendo in parte il problema, dando anche però un calcio strategico ai nostri partner orientali. Però bisogna fare buon viso a cattivo gioco, essere realisti e buoni governi nazionali ed europei seguirebbero questa strada, per tappare il buco.

Invece la scelta è quella di …. Non fare assolutamente nulla. Anzi peggio, di continuare a provocare la Russia, e mettendola sul banco degli imputati nell’incontro UE-Kiev per gli scontri in Donbass. Una scelta che non serva all’Ucraina e alla sua sicurezza, non serve al Donbass, non serve alla UE, ma semplicemente soddisfa in desiderio di chi vive nella “Bolla” di potersi mettere in mostra. Intanto le bollette del gas non le paga mica Macron, o Draghi, ma le pagano i lavoratori a stipendio fisso delle banlieu e delle periferie italiane. Una deflazione salariale neanche troppo nascosta, che avviene con una stampa consenziente.

 

 

 


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