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Fuga da Fairford: gli USA ritirano i bombardieri B-1 dall’Inghilterra. La minaccia è peggiore di quanto detto?

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La ritirata ha il sapore amaro dell’umiliazione per Londra: il Pentagono ha disposto il rimpatrio immediato negli Stati Uniti di tutti i bombardieri strategici B-1 rischierati nella base britannica di RAF Fairford. Ufficialmente si tratta di una cautela operativa dopo un piano d’attacco sventato, ma la mossa certifica una frattura pesante: Washington non si fida più della sorveglianza del Regno Unito per proteggere i velivoli più costosi del proprio arsenale.

I bombardieri B-1 Lancer sono vettori pesanti a lungo raggio, impiegati nelle recenti sortite di rappresaglia contro installazioni legate a Teheran. Vederli decollare in tutta fretta dal Gloucestershire per non fare più ritorno indica chiaramente che la vulnerabilità della struttura ha oltrepassato ogni livello di tolleranza consentito dai vertici americani.

La versione ufficiale britannica cita l’arresto notturno di cinque sudditi di Sua Maestà e di un cittadino anglo-iraniano a Kempsford, a un miglio dalla pista. A bordo dei loro tre furgoni la polizia non ha trovato ordigni pronti, ma ingenti scorte di benzina.

È credibile che la prima superpotenza militare evacui un intero stormo strategico solo per qualche tanica di carburante? L’ipotesi appare poco plausibile. Un B-1 costa centinaia di milioni di dollari e la sua assenza riduce all’istante la capacità di deterrenza dell’alleanza atlantica nel quadrante europeo.

Un bombardiere B-1B che lascia la base di Fairford

Negli ambienti della sicurezza emerge il timore che la minaccia sia molto più insidiosa:

  • I furgoni carichi di combustibile rappresentavano probabilmente un test per saggiare varchi e tempi di risposta perimetrali;
  • L’operazione è stata scoperta grazie alla segnalazione fortuita di cittadini locali, svelando un vuoto imbarazzante nei servizi di intelligence;
  • La decisione dei giudici di rilasciare tutti i sospetti su cauzione ha fatto infuriare il Pentagono, allarmato dalla presenza di reti dormienti ancora attive. Il ritiro potrebbe anche essere la risposta a questa mossa.

Il rischio concreto non è l’assalto frontale, ma l’azione asimmetrica: droni commerciali a basso costo capaci di innescare incendi sui serbatoi dei bombardieri a terra. Con una protezione perimetrale permeabile, una minaccia da poche migliaia di sterline può distruggere assetti da centinaia di milioni. Per gli americani, il gioco non valeva la candela.

Operare dal territorio continentale americano comporterà problemi maggiori nel caso di intevento verso il Medio Oriente, ma, evidentemente, la US Air Force si porrà il problema quando  sarà necessario. La carenza di sicurezza nel Regno Unito probabilmente richiederà il ripensamento nello schieramento strategico delle forze USA. La prossima volta le vedremo probabilmente operare da basi più vicine agli obiettivi.

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