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CHI FRENA LE RIFORME DI RENZI

 

Galli Della Loggia non vede tutti i nemici delle riforme

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Galli Della Loggia (http://www.corriere.it/politica/14_marzo_21/conflitto-sotterraneo-f5515f36-b0bf-11e3-b958-9d24e5cd588c.shtml) riguardo a Matteo Renzi osserva che il consenso non è così universale e indiscusso come sembra. È massimamente a suo favore la folla indifferenziata dei cittadini che poco si intendono di politica, in particolare di coloro che desiderano un qualunque cambiamento perché, tanto, peggio non potrebbe andare. E sono a suo favore anche i giornali, un po’ per patriottismo, un po’ per non andare contro l’opinione dei lettori. Viceversa riguardo al giovane Primo Ministro sono perplessi e scettici soprattutto coloro che hanno qualche competenza politico-economica. Renzi si esprime come se potesse decidere tutto e in fretta, mentre in realtà non può decidere niente; e in fretta, in Italia, si aumenta soltanto il prezzo della benzina.

Naturalmente i più preoccupati sono i membri dell’establishment. Ma questi personaggi, interessati allo statu quo, si trovano in tutte le fazioni. E infatti l’editorialista sostiene che, riguardo all’attuale Primo Ministro, il consenso e il dissenso non si situano su opposte rive politiche – destra/sinistra, per intenderci – ma su diversi piani sociali.

In tutto ciò c’è molta verità. Ma non tutta. Si può infatti essere in disaccordo con Galli Della Loggia quando, parlando di establishment, sembra accennare alle persone importanti: ai grandi dirigenti d’azienda, ai ricchi e ai titolari di alte cariche. In realtà, il blocco sociale che si oppone al cambiamento comprende i molti che dell’attuale modello sociale e statale beneficiano anche al livello più basso. Ecco perché da un lato la resistenza ai cambiamenti è efficace, dall’altro essa opera con i governi di qualunque colore.

E c’è una considerazione che fa andare oltre. Non solo frenano coloro che dallo stato attuale ricavano dei vantaggi, frenano anche coloro che non ne ricavano nulla e non contano niente. È un paradosso che va spiegato.

Se ad un comunista si fa osservare che dovunque si sia tentato di applicare il suo credo i cittadini hanno ottenuto soltanto di essere miserabili e schiavi, spesso si ottiene che neghi la realtà e si arrampichi sugli specchi. Se invece è “intelligente”, riconosce i fatti ma ne ricava una conclusione sorprendente: il comunismo ha prodotto guasti, dirà, non perché fosse sbagliato ma perché non è stato applicato integralmente. Dovunque si è tentato l’esperimento il popolo è stato infelice non perché ci fosse il comunismo, ma perché non ce n’era abbastanza. Insomma: vediamo un ubriaco sporco e lacero, riverso su un marciapiede, e qualcuno ci dice che si è ridotto così perché non ha bevuto abbastanza vino.

Lo stesso avviene in Italia. La maggioranza dei nostri mali deriva da uno Stato spendaccione, avido ed inefficiente. Il rimedio naturalmente sarebbe che esso rinunci ai mille compiti che si è dato, compiti che assolve male e a costi  altissimi, e si occupi, ma bene, dell’essenziale. Ipotesi assurda. Se si ipotizza una cosa del genere non protesta soltanto l’alto establishment, protestano anche i più poveri fra i poveri. Costoro non vogliono che lo Stato spenda meno, vogliono che spenda anche per loro, regalandogli sussidi e provvidenze. E intanto attribuiscono la loro condizione all’avidità dei ricchi. Non meno, ma più comunismo.

La grande illusione è che lo Stato fornisca tutto gratis. Se dunque Renzi proverà a toccare la sanità, le province, i bidelli, i forestali, tutte le nicchie in cui tanti trovano uno stipendio, un sussidio o una sinecura, si scontrerà non con le persone importanti, ma con l’universo mondo. Infatti tutti sperano che egli “colpisca qualcun altro”.

Non sono i governi, non sono i politici, non sono i tycoon i massimi conservatori: sono i poveri. E infatti votano per i partiti più conservatori, quelli di sinistra. Oggi Renzi fruisce dei vantaggi della demagogia e del fatto che rimane sul vago. Finché non entrerà nei particolari – dove si annida il diavolo – l’applauso è assicurato. Si pensi alla reazione di quei dipendenti il cui posto di lavoro salta sicché essi rischiano, se non il licenziamento, almeno il trasferimento. E allora, come riformare la Pubblica Amministrazione? Il principio si scrive in inglese, not in my backyard, ma si legge in italiano: toccate chiunque ma non me. E lo dicono in sessanta milioni.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

21 marzo 2014

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