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Difesa

FREMM EVO: semaforo verde alla produzione. Fincantieri soddisfa la Marina Militare

FREMM EVO, c’è l’ok definitivo alla produzione: ecco quando arriveranno le nuove navi italiane. Superata la revisione critica del progetto: il programma navale rispetta la tabella di marcia. Consegne previste nel 2029 e 2030.

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In un panorama europeo spesso afflitto da ritardi burocratici e incertezze industriali, arriva una notizia che fa tirare un sospiro di sollievo tanto agli strateghi della difesa quanto agli osservatori della nostra industria pesante. L’OCCAR (Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti) ha annunciato ufficialmente l’8 gennaio 2026 che il programma italiano FREMM EVO ha superato con successo la Critical Design Review (CDR).

Di cosa stiamo parlando? In termini poveri, è il momento in cui i progetti smettono di essere file digitali e ottengono il via libera per diventare acciaio e sistemi elettronici. La revisione ha coperto tutti e tre i domini critici: la Piattaforma navale, il Sistema di Combattimento e il supporto logistico integrato.

Dalla carta al cantiere

Il superamento della CDR non è una formalità burocratica, ma un passaggio di stato fondamentale. Significa che il design ha raggiunto la maturità necessaria, i rischi sono stati calcolati (e si spera mitigati) e si può passare alla fase di produzione vera e propria.

Le FREMM Evo presentano una serie di caratteristiche innovative e interessanti:

  •  Una piattaforma da settemila tonnellate costruita per il campo di battaglia digitale
  • Radar Kronos Grand Naval AESA e il nuovo sistema di combattimento Athena
  • Missili TESEO Mk2/E con una gittata di oltre trecentosessanta chilometri
  • Futura integrazione di droni, laser e suite di guerra elettronica

È un risultato che, per una volta, rispetta la tabella di marcia. Il programma è perfettamente in linea con le scadenze per consegnare alla Marina Militare due unità navali di nuova generazione rispettivamente a giugno 2029 e giugno 2030. Fincantieri avrà molto lavoro, in futuro, con queste fregate avanzate.

Sovranità tecnologica e spesa produttiva

Queste navi non sono semplici “pezzi di ferro”, ma concentrati di tecnologia che garantiranno capacità operative evolute per la sicurezza marittima. In un’ottica macroeconomica, questo è l’esempio classico di spesa pubblica che genera moltiplicatore: investimenti ad alta tecnologia che restano nella filiera nazionale e rafforzano la postura strategica del Paese nel Mediterraneo (e oltre).

Il successo è frutto del lavoro del team HORIZON dell’OCCAR e degli stakeholder industriali. Certo, si parla di cooperazione internazionale, che spesso è sinonimo di lentezza, ma in questo caso l’obiettivo strategico sembra aver prevalso: dotare l’Italia di strumenti moderni per tutelare i propri interessi nazionali. Perché alla fine, in un mondo sempre più instabile, la sovranità si esercita anche (e soprattutto) avendo i mezzi per difenderla.

FREMM EVO


Domande e risposte

Cosa significa esattamente “Critical Design Review” (CDR)? La CDR è un “esame di maturità” del progetto tecnico. È una revisione approfondita che certifica che il design della nave e dei suoi sistemi risponde a tutti i requisiti operativi e tecnici richiesti. Superarla significa che non ci sono più ostacoli progettuali e si può procedere alla costruzione fisica e allo sviluppo su larga scala, minimizzando il rischio di dover fare costose modifiche in corso d’opera.

Quando vedremo queste navi in mare? Se tutto continuerà a procedere secondo i piani attuali, i tempi sono piuttosto stretti per gli standard navali. La prima unità FREMM EVO sarà consegnata alla Marina Militare Italiana nel giugno 2029, mentre la seconda seguirà esattamente un anno dopo, nel giugno 2030. Questo permetterà un aggiornamento rapido della flotta in un decennio che si preannuncia geopoliticamente caldo.

Perché queste navi sono importanti per l’economia italiana? Oltre all’aspetto militare, programmi come il FREMM EVO rappresentano un volano economico fondamentale. Si tratta di commesse ad alto contenuto tecnologico che coinvolgono la grande industria di stato (come Fincantieri e Leonardo) e una miriade di PMI nell’indotto. È spesa pubblica “buona” che crea occupazione qualificata, know-how proprietario e mantiene l’Italia competitiva nel mercato globale della difesa.

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