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Frammenti accelerazionisti (di Giovanni Moretti)

Accelerazionismo è l’elemento comune tra futurismo surrealista e fasi finali del marxismo, dove “per superare il capitalismo bisogna accelerare le sue stesse tendenze”(1).
«Ma innanzitutto, cosa si intende per accelerazionismo? Come già suggerisce il nome, l’accelerazionismo, quantomeno quello “di sinistra”, è sintetizzabile nell’idea secondo la quale, per superare il capitalismo, bisogna accelerare le sue stesse tendenze, i suoi stessi elementi. In modo più generale, possiamo dire che, sin dal Manifesto per una politica accelerazionista di Alex Williams e Nick Srnicek (2014), si sia proposta l’idea che l’unico modo per superare il capitalismo sia quello di farlo “morire d’overdose”.»(2)
Quello del “fate presto” da passindiètro di belluscòni, da “distruzione della domanda interna”, da giustificazionismo imbecille in Monti il bocconiano austèro che ispira fidùcia cattedràtica, nei pianti della madamìn’ha di San Carlo Canavese prestata alla politica, ora dimenticato dai coglioni (sì, ho detto coglioni) che facevano il tifo, che hanno fatto il tifo anche per il bugiardo di Firenze, e che sono gli stessi che negli anni ’90 facevano il tifo per Checiazzècca, l’ennesimo magistrato giustizialista e illetterato e un paio di giorni fa hanno votato per l’espropriazione delle terze case inutilizzate sulla base di un misto stomachevole tra: avversione alla tesaurizzazione da parte però del lavoratore defraudato ed espropriato del plusvalore e, reminescenza proudhoniana, “la proprietà è un furto”, dove per proprietà però intendono NON quella dei mezzi di produzione, …ecco, quello NON è accelerazionismo così come lo intendevano Marx e Nietzsche, ma è più simile a quello di un fascismo dalla politica tributaria produttivistica, quello che già nel ’25 ottenne il pareggio di bilancio tagliando drasticamente la spesa pubblica, alleggerendo però la pressione fiscale. Un fascismo da quota 90, da new deal rooseveltiano, quello, appunto, del ’29, quello che una nuova era era iniziata, di nuovo appunto, di nuovo quello e di nuovo era.


Dal frammento accelerazionista di Nietzsche: “il «livellamento» dell’uomo europeo è il grande processo che non si deve ostacolare: bisognerebbe accelerarlo ancora di più”(3).
I complottàri, va da sé, noterebbero assonanze kalergiàne ma l’intenzione del filosofo tedesco, come probabilmente anche quella dell’austriaco-giapponese autore di “Paneuropa” nel 1923, era altra. L’accelerazionismo di Nietzsche ricorda molto di più quello che Kant manifesta nel suo saggio dove parla di “pace perpetua” e universale, riprendendo la concezione stoica ripresa anche dai cristiani, ed è curioso come scriva questo saggio durante la rivoluzione francese, prima dell’avvento dell’era degli Stati nazionali e repubblicani, anzi, proprio in corrispondenza della nascita di quell’era.
Hai presente il ciclo economico descritto da Marx così come si presenta dopo la doppia metamorfosi in chimera ontico luterana? Ecco, quel ciclo d-d fa a meno della stessa “merce speciale” ambiguamente rappresentata sia dal denaro che dal “lavoro cristallizzato”, quello che Preve e prima di lui La Grassa identifica non più in una classe operaia e proletaria, come da concezione marxiana, ma in un “lavoratore collettivo” che comprende in sostanza tutti gli uomini e che ricorda molto da vicino il “general intellect” che Marx introduce nel frammento sulle macchine(4).
Ed è un accelerazionismo diverso nelle intenzioni, quello che ritroviamo in Keynes e in White nel proporre l’idea di una valuta universale e “socialista” che da bancor diventa dollaro. Tuttavia, auspicare la fine del predominio del dollaro non vuole affatto dire che White fosse “the bad guy” e Keynes fosse invece “the good one”. Non c’è alcun bisogno di un cambio fisso e né tantomeno di una moneta “perpetua e universàle”. I due “Coppi e Bartali”, coppia dialèttica di Bretton Woods, entrambi facce di una stessa medaglia, erano semplicemente accelerazionisti. Sì, accelerazionisti della serie: “per superare il capitalismo bisogna accelerare le sue stesse tendenze”.
______

Giovanni Moretti

note
(1) Alex Williams e Nick Srnicek, Manifesto per una politica accelerazionista, 2014, https://syntheticedifice.files.wordpress.com/2013/11/manifesto-accelerazionista1.pdf.
(2) Yuri Di Liberto, Un’Utopia del godimento? Deleuze, Lacan e Accelerazionismo, 2016, http://www.ladeleuziana.org/wp-content/uploads/2016/12/Di-Liberto.pdf.
Paolo Davoli e Letizia Rustichelli, antologia a cura di Matteo Pasquinelli, Obsolete Capitalism. Dromologia, bolidismo e accelerazionismo marxista. Frammenti di comunismo tra al-Khwarizmi e Mach, 2015, https://www.academia.edu/16136674/Obsolete_Capitalism_Dromologia_bolidismo_e_accelerazionismo_marxista._Frammenti_di_comunismo_tra_al-Khwarizmi_e_Mach.
(3) I forti dell’avvenire: il frammento accelerazionista di Friedrich Nietzsche nell’Anti-Edipo di Deleuze e Guattari – WM 898 e/o FP VOL.VIII TOMO II (105) 9 [153] Autunno 1887, http://obsoletecapitalism.blogspot.it/2015/08/i-forti-dellavvenire-il-frammento.html.
https://www.academia.edu/16102511/Obsolete_Capitalism_I_forti_dellavvenire._Il_frammento_accelerazionista_di_Friedrich_Nietzsche_nellAnti-Edipo_di_Deleuze_e_Guattari.
(4) Frammento sulle macchine di Karl Marx, http://www.intertwine.it/it/read/YmogFQU3/frammento-sulle-macchine-di-karl-marx


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