Politica
Fra Mosca, Pechino e Washington non ho dubbi: scelgo Washington tutta la vita!
Rinaldi: “Tra USA, Russia e Cina non ho dubbi. Ecco perché l’Italia deve stare con Washington” . Basta con l’equidistanza ipocrita: l’analisi di Antonio Maria Rinaldi sulla necessità storica ed economica di scegliere l’Alleanza Atlantica. Tra libertà e autoritarismo, il futuro dell’Europa è a Ovest.

C’è un momento nella storia dei popoli in cui l’ambiguità smette di essere una virtù e diventa una colpa. È il momento in cui bisogna scegliere, senza tentennamenti, senza distinguo ipocriti, senza rifugiarsi nella comoda retorica dell’equidistanza. Oggi quel momento è arrivato. E se la scelta è tra Stati Uniti, Russia e Cina, allora non c’è spazio per dubbi: se devo scegliere per tutta la vita, scelgo gli Stati Uniti d’America.
Non è una scelta emotiva, né ideologica. È una scelta storica, culturale, civile. È la scelta dell’Occidente, con tutte le sue imperfezioni, ma anche con la sua irriducibile superiorità in termini di libertà individuale, stato di diritto, pluralismo politico e dinamismo economico. È la scelta di un mondo che discute, litiga, protesta, vota e cambia governo senza carri armati nelle strade e senza “rieducazioni” forzate.
I rapporti tra l’Europa, e in particolare l’Italia, e gli Stati Uniti affondano le radici in un secolo decisivo. Dopo il dramma della Seconda guerra mondiale, che pure vide l’America come nemico sul piano militare, furono proprio gli Stati Uniti a trasformarsi nel principale artefice della nostra ricostruzione. Il Piano Marshall non fu solo un programma economico: fu un atto politico e morale. Un aiuto straordinario, in larghissima parte a fondo perduto, che diede ossigeno vitale a economie distrutte e rimise in moto società allo stremo. Fu la scelta di investire sul futuro dell’Europa, quando sarebbe stato più semplice limitarsi a controllarla.
Ma prima ancora dell’economia e dei piani di aiuto, c’è un fatto che vale la pena ricordare a chi è distratto o a chi preferisce rimuoverlo. Nella Seconda guerra mondiale, decine e decine di migliaia di soldati americani morirono sulle strade delle città italiane, sui monti e nelle campagne, combattendo per liberare questo Paese da una dittatura. Non erano occupanti, non erano conquistatori. Erano giovani venuti da lontano a combattere e morire perché l’Italia potesse tornare libera. Questo non è un dettaglio della storia: è un debito morale che non si cancella e che non si relativizza. Questo non lo scorderemo mai.
Da allora, ogni volta che l’Europa è stata in difficoltà, l’America c’è stata. Nella difesa militare, nella sicurezza strategica, nella stabilità dell’ordine internazionale. La Nato, tanto denigrata da una certa retorica europea, è stata e resta il pilastro della nostra sicurezza. Senza l’ombrello americano, l’Europa sarebbe da decenni un continente esposto alle pressioni esterne e incapace di difendere se stesso. Parlare di “autonomia strategica” senza una reale capacità militare non è visione: è autoinganno.
C’è poi un dato che i critici dell’alleanza atlantica fingono di non vedere. In Europa si sono alternati governi di destra e di sinistra, tecnici e politici, riformisti e populisti. Alla Casa Bianca si sono succedute amministrazioni repubblicane e democratiche, spesso portatrici di visioni profondamente diverse. Eppure l’asse euro-atlantico non si è mai spezzato. Perché non è un’alleanza contingente, ma strutturale. Non si fonda sulle simpatie politiche del momento, ma su interessi strategici e valori condivisi che sopravvivono ai cicli elettorali.
Certo, i rapporti con Washington non sono stati sempre lineari. Ci sono stati errori, divergenze, frizioni anche profonde. Ma la differenza è decisiva: con gli Stati Uniti si discute tra alleati, non tra sudditi. Le divergenze non cancellano un patrimonio comune fatto di libertà civili, economia di mercato, pluralismo dell’informazione. Nessuno viene incarcerato in Europa per aver criticato un presidente americano. Nessun dissidente viene ridotto al silenzio per aver espresso un’opinione scomoda su Washington.
Con la Russia il discorso è diverso. Una grande nazione, una grande cultura, ma un sistema politico fondato sull’autoritarismo, sulla repressione interna e sull’uso della forza come strumento di politica estera. Con la Cina il divario è ancora più profondo: un capitalismo senza libertà, un controllo pervasivo dello Stato sull’individuo, una società sorvegliata e disciplinata. Modelli incompatibili con l’idea europea di persona e di cittadinanza.
Scegliere l’America significa scegliere un’idea di uomo prima ancora che un’alleanza geopolitica. Significa accettare il conflitto delle idee, la libertà di sbagliare, la possibilità di cambiare. Anche quando non si è perfettamente allineati, anche quando emergono frizioni, l’amicizia resta solida perché è fondata su una comune appartenenza alla civiltà occidentale.
Chi immagina un’Europa equidistante, “terza”, neutrale tra Washington, Mosca e Pechino dimentica una verità elementare: senza l’America, l’Europa non è un soggetto politico, ma uno spazio contendibile. E alla fine la scelta non è tra più opzioni legittime, ma tra una libertà imperfetta e modelli autoritari efficienti.
Per questo non ho dubbi. Tra un alleato con cui si può discutere e potenze che pretendono obbedienza, la scelta è una sola. Senza esitazioni. Senza ambiguità. Senza tentennamenti. Gli Stati Uniti d’America. Perché non accetterei mai che il futuro dei miei figli fosse consegnato a un’Europa satellite, silenziosa e disciplinata, sotto l’influenza della Russia e della Cina.
Antonio Maria Rinaldi
Domande e risposte
Perché insistere sull’alleanza USA nonostante le differenze politiche tra i vari governi?
L’Alleanza Atlantica è strutturale, non contingente. Si basa su interessi geostrategici a lungo termine e valori di fondo (democrazia, mercato) che sopravvivono ai cicli elettorali. Che ci sia un governo di destra o sinistra in Italia, o un Repubblicano o Democratico alla Casa Bianca, l’architettura di sicurezza e l’interscambio economico rimangono vitali per entrambi. Le simpatie personali contano poco di fronte alla necessità di difesa comune e stabilità dei mercati.
L’Europa non dovrebbe cercare una propria “autonomia strategica” militare?
In teoria sarebbe auspicabile, ma nella pratica attuale è un’illusione pericolosa (o un autoinganno, come sottolinea il testo). Costruire una difesa europea credibile richiederebbe decenni e investimenti colossali che gli stati membri faticano a stanziare. Oggi, senza l’ombrello NATO e la capacità logistica e nucleare USA, l’Europa è militarmente indifendibile di fronte a grandi potenze aggressive. Parlare di autonomia senza “spada” è velleitario.
Perché il Piano Marshall è citato come elemento chiave della scelta odierna?
Perché dimostra la natura dell’approccio americano: non di pura conquista, ma di partnership e sviluppo. A differenza di altri modelli imperiali che depauperano i territori controllati, gli USA hanno storicamente investito (anche a fondo perduto) per creare alleati ricchi e stabili, capaci di commerciare. È la differenza fondamentale tra un sistema che cerca partner di mercato e uno che cerca satelliti da sfruttare politicamente.








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