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Forfettari e flat tax, la semplificazione, quella vera (di A.M.Gigliotti)

 

Con la Manovra 2019 la disciplina relativa al regime forfettario (di cui all’articolo 1, comma 54 e seguenti della L. 190/2014), è stata integralmente rivista, portando con sé un netto ampliamento dei contribuenti interessati.

Gli effetti delle modifiche apportate al regime forfettario sono evidenti: sono aumentati nettamente, a partire dal 2019, i contribuenti aderenti a tale regime. Inoltre, se il forfait già in passato rendeva più appetibile l’idea di intraprendere un’attività autonoma, ancor più tale “appetibilità” è aumentata, con la conseguenza di veder aumentare in termini assoluti il numero di titolari di partita IVA.

Le ragioni sono evidenti:

  • Aumento del tetto di ricavi, uniformato a 65mila euro;

  • Rimozione dei paletti di coesistenza con redditi di lavoro dipendente o pensione (già oggetto di ritocchi nel corso degli anni);

  • Un regime contabile ridotto all’osso, con grande risparmio in termini di costi di gestione;

  • Niente obbligo di e-fattura (altro tempo e denaro risparmiato);

  • Nessuna sorpresa fiscale: in qualsiasi momento dell’anno è possibile avere un quadro fedele di quante imposte saranno dovute, visto il meccanismo estremamente semplice di liquidazione delle stesse;

  • Nessuna discrasia territoriale: il meccanismo delle addizionali regionali e comunali, tentativo drammaticamente fallito di federalismo, non ha fatto altro che aggiungere complicazioni inutili, creando anche disparità tra contribuenti spesso non giustificabili, derivanti solo dall’avere la residenza in un Comune piuttosto che in un altro.

Ma cerchiamo di focalizzare l’attenzione su qualche semplice considerazione:

  1. Se la tassa è piatta, e il reddito è forfetizzato, vi sono molte meno opportunità per i “furbi” di trovare scappatoie o operare comportamenti illegittimi. Nella semplicità, insomma, alla fine si paga – finalmente! – tutti, somme ragionevoli e senza necessità di approntare “farraginosi” strumenti di controllo come gli ISA, che alla fine corrispondono a ore di lavoro pagate dai contribuenti stessi per lo sviluppo ed il mantenimento del sistema, ed ad ore di lavoro buttate per contribuenti e consulenti.

  2. Se la tassa è piatta, vengono meno tutta una serie di detrazioni. Questo, di primo acchito, potrebbe apparire svantaggioso, ma in questi giorni di scrivanie sommerse da scontrini e giustificavi di ogni sorta, la cui lavorazione richiede ore al contribuente per poterli “accumulare”, ore al consulente per poterli lavorare, ore alle aziende necessari agli invii per il precompilato, ancora ore per le eventuali verifiche ad opera dell’Agenzia delle Entrate… domandiamoci, ha senso tutto ciò? Quale effettivo risparmio ne ha il contribuente, che non possa essere quanto meno equiparato nell’applicazione di una aliquota ridotta e nel risparmio di centinaia di ore buttate via in burocrazia?

  3. Se la tassa è piatta, attenzione, vi è il massimo incentivo a crescere. Chi non si è sentito dire: “Eh, ma se pago così tanto, tanto vale lavorare di meno”?

Insomma, avanti a tutto forfait, perché non è possibile pensare che basti avere una piccola attività in contabilità semplificata per essere tenuti ad una apoteosi di adempimenti, balzelli e sottostare al “mostro” ISA. Così si uccidono le imprese, e non è certamente così che si recupera gettito.

A.M.Gigliotti


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