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FLASH: ISTAT CERTIFICA CROLLO FIDUCIA DEI CONSUMATORI A FEBBRAIO

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Secondo il report mensile dell’ISTAT, a febbraio la fiducia dei consumatori passa da 118,6 a 114,5 con un calo di oltre quattro punti rispetto al mese precedente. La fiducia dei consumatori cala in tutte le sue componenti, ma il calo più vistoso lo si registra nelle aspettative economiche, da 152,4 a 141,8. Le aspettative future peggiorano passando da 127,1 di gennaio a 120,5. Calano decisamente anche il giudizio sulla situazione economica del Paese (da -26 a -37) e soprattutto, ciò che è peggio, crollano le aspettative per il futuro economico dell’Italia (da 23 a 4).

Ulteriore schiaffo a Renzi ed al Governo che in questi giorni ha magnificato i risultati del Jobs Act, crescono di molto le attese di un aumento della disoccupazione, che passano da 1 a 12: a quanto pare le slide ed i proclami basati su una lettura parziale dei dati INPS – smentiti anche da voci autorevoli come Luca Ricolfi, sociologo e docente di analisi dei dati all’Università di Torino, il quale ha dichiarato senza mezzi termini che “Renzi non capisce le statistiche” – non hanno convinto la gente che vede con i propri occhi il lavoro diventare sempre più precario e raro.

Nelle imprese manifatturiere parallelamente cala la fiducia negli ordinativi (da -13 a -14) e le attese sulla produzione (da -9 a -11), nel comparto costruzioni invece migliorano le aspettative sugli ordini e/o piani di costruzione (da -39 a -35) e sull’occupazione (da -10 a -7).

Nel commercio al dettaglio infine si passa da un buon giudizio sulle vendite correnti, migliorato rispetto a gennaio da -1 a 13, grazie alle vendite di fine saldi, ad un pessimistico giudizio per le vendite future attese, che passa da 25 a 18: evidentemente, passato il periodo degli sconti, si teme che le persone non abbiano sufficiente reddito per consumare ancora.

Il quadro dell’ISTAT certifica un Paese che teme il proprio futuro economico e sostanzialmente il fallimento delle manovre di stimolo, tutte dal lato dell’offerta, tranne qualche mancia come gli 80 euro, che non possono risolvere una grave crisi di reddito e quindi di domanda. Senza una politica di investimenti pubblici produttivi l’Italia si avviterà sempre di più nella crisi, allontanandosi così dagli altri Paesi d’Europa.

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