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FINE DELLA LIBERTA’ DI IMPRESA. Come il governo crea una finta occupazione, ma ammazza le imprese

In  Italia la libertà di impresa è morta ed è morta anche, per le medio-piccole aziende, la possibilità di vedere un futuro.  Una norma teoricamente data per facilitare la ripresa, il divieto di licenziamento  e la proroga ex lege dei contratti a termine in corso al 18 luglio, hanno di fatto sospeso la libertà d’iniziativa economica delle aziende e stanno surrettiziamente introducendo un sistema socialista a carico del piccolo imprenditore. Tanto più che il divieto di licenziamento, che dovrebbe terminare il 17 agosto, verrà sicuramente  prorogato a data da destinarsi, il tutto con una situazione che vede una caduta del PIL del 15% e che quindi richiederebbe almeno una forte flessibilità per le molte aziende che stanno lavorando al minimo, o non stanno lavorando affatto. Invece si prosegue con questa norma demagogica. Intanto chi paga? Pantalone imprenditore.

In questo modo gli oneri di assistenza sociale vengono passati dallo Stato alle aziende ed agli imprenditori, che non fanno però beneficenza per mestiere, che hanno risorse minime, se non nulle dopo aver pagato saldo ed acconto, e che quindi non potranno fare altro che chiudere e fallire. Questo è coerente con uno stato ufficialmente in guerra con l’imprenditoria privata e diretto solo da una banda di burocrati iperprotetti come i gegni che si siedono al MEF

Il divieto di licenziamento era stato introdotto per soli 60 giorni durante il closedown, quindi prolungato sino al 17 agosto., ma si parla di proroga sino a fine anno. Tra l’altro per introdurre questa norma stupida e, soprattutto, senza coperture a favore delle aziende, si è anche creata una piccola, ma densa, selva legislativa, come solo i cattivi legislatori rosso-gialli riescono a fare: infatti si è partiti con l’art. 46 del dl n. 18/2020, convertito dalla legge n. 27/2020, come integrato dal dl n. 34/2020, convertito dalla legge n. 77/2020. Un piccolo caos di norme da cui si capisce che questo divieto viene applicato :

  • alle procedure di cui agli artt. 4, 5 e 24, della legge n. 223/1991 (licenziamenti collettivi);
  • ai licenziamenti per giustificato motivo oggettivo (art. 3 della legge n. 604/1966).
  • Secondo l’Ispettorato del Lavoro perfino a chi è diventato inidoneo al lavoro.

Se pensate che tanto ‘è la cassa integrazione e che quindi il costo del lavoro per le aziende che non è che una partita di giro vi sbagliate. Il 31 agosto si concluderà la CIG Ordinaria, che potrà arrivare al 31 Ottobre , con altre 4 settimane distribuite su 2 mesi , solo per le aziende che non hanno usufruito di questo strumento precedentemente. Quindi da ottobre non ci sarà più, per nessuno, copertura della CIG. 

Cosa faranno le aziende? Quelle che non hanno ordini sufficienti, semplicemente, falliranno, e con un calo del PIL come l’attuale, con interi settori spazzati via, avremo decine, se non centinaia di migliaia di chiusure e, a questo punto, di licenziamenti definitivi perchè non ci sarà più nessuno che potrà assumere. Che faranno a quel punto i lavoratori? Potrebbero farsi mantenere dai sindacalisti che hanno combattuto per la prosecuzione di una norma assurda.

Cosa si poteva fare? Flessibilizzare il lavoro sino a fine anno, offrendo integrazioni ai lavoratori che non avessero raggiunto un  minimo di ore di lavoro e quindi di stipendio. In questo modo i datori di lavoro non avrebbero avuto incentivi al licenziamento, ma avrebbero adattato le ore lavorate alla domanda. Nello stesso tempo, i lavoratori avrebbero avuto comunque un degno stipendio. Invece si prosegue con questa norma assurda che non tosa ed alleva la pecora, ma la ammazza in modo definitivo. Poi cosa faranno imprenditori falliti e lavoratori licenziati si vedrà. Al MEF ed a Conte tutto questo non interessa.


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