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LA FILOSOFIA, LA SCIENZA, IL DENARO

La filosofia è forse la più nobile delle attività mentali dell’uomo perché si occupa di problemi al massimo livello, e tuttavia è una delle meno produttive. Infatti è impossibile verificare la validità dei risultati. La scienza invece, non appena s’è aggiunta la qualifica di “sperimentale”, ha avuto una sorte opposta. Dal momento che i suoi risultati sono verificabili, quando sono stati concretamente utili l’umanità li ha adottati con entusiasmo. Anche nei Paesi sviluppati la mentalità è rimasta antropomorfica, superstiziosa, animistica, fideistica, e dunque estremamente lontana dalla scienza ma, dal momento che l’anestesia elimina il dolore dell’estrazione del molare, anche il misoneista ha chiesto l’anestesia.
L’ideologia ha convinto centinaia di milioni di persone – si pensi a Karl Marx – benché i risultati siano stati sovente ampiamente negativi. La scienza invece, benché i suoi risultati siano stati certi e positivi, non ha convertito nessuno. L’albero dell’ideologia è amato, benché i suoi frutti siano spesso amari, l’albero della scienza è disprezzato, benché tutti ne amino i frutti.
In questo quadro un posto speciale è occupato dal denaro. Nella mentalità corrente, chiunque ne parli – se possibile nei termini più brutali – si sente realista e perfino cinico. Dunque esso dovrebbe far parte di quanto di più verificabile esista, la scienza. In realtà non è così. Infatti si potrebbe dire che esso tiene il piede in due staffe: per certi versi è effettivamente un dato scientifico, per altri è un’ideologia e quasi un sogno. Il denaro ha completamente cambiato natura dal momento in cui si è avuta la circolazione cartacea a corso forzoso.
Teoricamente, in assenza d’inflazione e di risparmio, si è praticamente nella situazione del baratto: la cartamoneta serve a superare il breve iato temporale fra l’acquisto del credito e la sua utilizzazione. Il barbiere riceve quindici euro per un taglio di capelli e chiusa la bottega con quei quindici euro va a comprare la frutta. Ma da tempo il denaro serve anche per il risparmio e il credito. E qui è necessaria una distinzione. Mentre il risparmio che si trasforma in finanziamento per la produzione è utilissimo, e sono benedetti pure gli interessi che vanno al risparmiatore, con l’immenso debito pubblico si sono provocati i seguenti disastri: a) il denaro ottenuto dai risparmiatori non è stato investito nella produzione di nuova ricchezza, ma è stato semplicemente consumato; b) Il debito sovrano è divenuto talmente grande da non essere più rimborsabile; c) gli Stati, ciò malgrado, hanno addirittura continuato ad espanderlo, pagando interessi divenuti nel frattempo anch’essi astronomici; d) i risparmiatori sono stati contenti, perché hanno sperato e sperano di incassare interessi e capitale prima che lo Stato fallisca; e) ma nel frattempo il denaro è stato sottratto ai possibili investimenti produttivi e usato per fini improduttivi: consumi e pagamento di interessi. La circolazione cartacea a corso forzozo ha permesso una tale distanza dall’originario strumento facilitatore dello scambio di bene contro bene, che il denaro in qualche caso è divenuto una semplice illusione ottica.
Il risultato è l’esistenza nell’intero mondo di una enorme, impensabile, astronomica quantità di denaro senza corrispettivo. La moneta, che aveva cominciato con l’essere una cosa per così dire concreta come una pecora o un lingotto d’oro (e obbediva alle leggi della scienza) è divenuta una speranza, un’idea, qualcosa di irreale come una teoria filosofica. Sostanzialmente soltanto una cifra iscritta nei registri elettronici delle banche, che produce ricchezza altrettanto fittizia.
Ma il denaro – si diceva – tiene “il piede in due staffe”, perché, pur se può arrivare ad assurde astrazioni, inattingibili dai profani, quando in fin dei conti il suo detentore lo presenta all’incasso cercando di acquistare qualcosa, è costretto a incarnarsi nel modo più prosaico e a fare i conti con la scienza. Il ritorno alla realtà si ha nel momento della verifica della corrispondenza fra denaro e potere d’acquisto, ed anche sapendo perfettamente che questa verifica l’Europa e il mondo la pagheranno carissima, questo epilogo lo si può anche desiderare. Perché si può anche essere stanchi di vedere l’umanità intera che bara giocando con sé stessa.
È patetico vedere la Grecia che fa finta che sia un suo diritto ricevere crediti, quando è chiaro che non potrà rimborsarli. È anche patetico vedere che ha qualche probabilità di avere partita vinta, perché il resto dell’Europa è spaventata all’idea di essere costretta anch’essa a tornare alla realtà.
Ci sono dunque possibilità che superiamo anche questa crisi, ma come nascondersi che una volta o l’altra la crisi definitiva sarà inevitabile? Come le monete, una delle due facce del denaro è quella della realtà. Una realtà che, scientificamente, non può essere elusa.
Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it
13 febbraio 2015

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