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FALLIMENTO BORSALINO: UN DISASTRO DELLA FINANZA. PERCHE’ GLI ALESSANDRINI NON RIPRENDONO IN MANO IL PROPRIO FUTURO?

 

 

 

Cari amici

la Borsalino di Alessandria è stata dichiarata fallita. Un marchio prestigioso, l’unico a diffusione mondiale in quello che è rimasto dell’industria locale, con alle spalle una produzione piccola, elitaria e di qualità.

Ora il marchio verrà messo all’asta , con un’alta probabilità di venire acquistato da qualche equity fund dell’estremo oriente o americano, gestito non da imprenditori interessati in una crescita di lunto periodo, ma da dirigenti il cui obiettivo è il massimo ritorno nel più breve tempo possibile. Un esempio recente è la Nestlè che, dopo l’acquisto da parte di Third Point, ha visto la sua strategia stravolta con l’entrata in scena dei buy back azionari e la chiusura di tutto ciò che non forniva un utile monetario immediato.

Con l’avviarsi della procedura fallimentare questa è la strada obbligata che verrà seguita anche per Borsalino, venduta al maggior offerente e successivamente sfruttata sino all’osso, senza nessuna garanzia della permanenza produttiva ad Alessandria. Un ulteriore smacco per l’imprenditoria e l’economia locale, dove ormai di “Mandrogno”, cioè di veramente locale, è rimasto pochissimo.

Eppure ci sarebbe una via per poter salvare l’alessandrinità di Borsalino, i posti di lavoro ed anche l’immagine locale. Si tratta di un’idea azzardata, ma chi non risica non rosica. Su Scenari Economici, come sapete , scrivo di criptovalute e seguo anche i token launch, o ICO , cioè l’emissione di nuove criptovalute legate a progetti specifici. Questo strumento non è altro che un mezzo per poter raccogliere in modo rapido e con una burocrazia ridotta  risorse finanziarie da un’area molto vasta. Spesso sono progetti collegati alle nuove tecnologie, ma ne esistono anche alcuni legati al mondo agricolo o all’economia tradizionale. Con una ICO (Initial Coin Offer) vengono emessi dei “Token” , paragonabili a dei buoni, che, acquistati dall’emittente, daranno successivamente una serie di diritti sul progetto finale. Chi li compra vera una cifra che , se raggiunge l’obiettivo minimo, sarà utilizzata per il raggiungimento dello stesso. Si tratta quindi di un crowd funding, cioè di una raccolta fondi di massa, dove il “Token” emesso ha il vantaggio di essere poi scambiabile sul mercato, permettendo all’investitore di chiudere in modo anticipato e rientrare dall’investimento. I Token possono rappresentare una serie di diritti, da quello di riacquisto dello stesso ad un prezzo predeterminato, al diritto di acquisto dei beni prodotti dall’azienda con un forte sconto.

Non voglio tediare nessuno con i tecnicismi, chi vuole può seguire i miei articoli su ICO e criptovalute, però è indubbio che uno strumento del genere, con l’apporto comunicativo e fattivo  delle amministrazioni ed organizzazioni imprenditoriali locali potrebbe condurre al finanziamento del riacquisto del marchio Borsalino e dell’attività produttiva da parte degli alessandrini tutti. Sarebbe un modo incredibilmente innovativa per salvare un’attività tradizionale e prestigiosa, a cui si potrebbe assicurare la permanenza sul territorio locale ed i cui vantaggi economici, diretti ed indiretti, continuerebbero a ricadere sulla città di Alessandria.

Una soluzione di questo genere richiederebbe coraggio ed una visione ampia ed innovativa, ma qual’è l’alternativa, se non svendere l’ultimo onore rimasto alla città?

Nei momenti difficili si vede il coraggio degli amministratori e dei cittadini. Vedremo cosa porterà il futuro per la Borsalino.

 

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