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F-35 in Autostrada: necessità strategica e astuta mossa per rifare l’asfalto?
L’Aeronautica Militare valuta l’uso delle autostrade come piste d’emergenza per i caccia F-35: una mossa per proteggere i jet da attacchi missilistici, che potrebbe rivelarsi l’occasione perfetta per rifare l’asfalto della rete viaria italiana.

L’Aeronautica Militare italiana sta valutando un’ipotesi operativa che sembra uscita da un manuale della Guerra Fredda, ma che risponde a precisissime necessità strategiche del nostro tempo. Durante il forum aerospaziale “Dominio globale” tenutosi a Roma lo scorso 4 febbraio 2026, il Generale di Squadra Aerea Silvano Frigerio, Comandante delle Forze Operative, ha confermato un’indiscrezione affascinante: l’Arma Azzurra sta studiando la possibilità di far atterrare e operare i propri caccia di quinta generazione F-35A da tratti autostradali selezionati.
In un’epoca in cui i droni a basso costo e i missili a lungo raggio dominano gli scenari di crisi, le installazioni permanenti non offrono più garanzie assolute. Le basi aeree tradizionali hanno coordinate note e infrastrutture massicce, rendendole i primissimi bersagli in caso di conflitto ad alta intensità. Disperdere gli aerei su piste improvvisate complica enormemente i calcoli di chi deve colpirli, ma apre una serie di sfide logistiche non indifferenti.
L’infrastruttura civile al servizio della Difesa (e viceversa?)
L’idea di usare la rete viaria come pista ausiliaria non è nuova. Paesi come la Svezia si addestrano da decenni in tal senso, e anche l’Italia aveva identificato in passato dei tratti stradali idonei per i vecchi G-91, pur senza mai arrivare a vere e proprie esercitazioni su asfalto civile.
Oggi, tuttavia, il salto tecnologico impone riflessioni diverse. Viene quasi da sorridere pensando a un risvolto inaspettato: non è che, sotto l’egida della sicurezza nazionale, abbiamo trovato un modo intelligente per impiegare l’extra budget militare aggiustando le nostre disastrate autostrade?
Adeguare anche solo alcuni tratti dei nostri oltre settemila chilometri di rete viaria per permettervi l’atterraggio di un caccia da cento milioni di euro significa pretendere standard ingegneristici assoluti. Un’imponente iniezione di capitali nell’infrastruttura civile, giustificata da esigenze militari, che farebbe sicuramente la gioia degli automobilisti, oltre che quella dei piloti.
Si tratta di operazioni che sono già svolte nei paesi nordici, Finlandia e Svezia, soprattutto, dove l’utilizzo di piste improvvisate è la normalità, con atterraggi di caccia F-35 norvegesi e USA su tratti stradali.
Le sfide tecniche del caccia invisibile
Operare un F-35 non è come far decollare un rustico jet degli anni Settanta. Le complicazioni sul campo sono molteplici:
- Il problema dei detriti (FOD): Il jet è sensibile ai danni da oggetti estranei (Foreign Object Damage). L’asfalto deve essere perfettamente liscio e pulito per non rovinare i rivestimenti stealth o, ma soprattutto, per non distruggere le delicate ventole del motore.
- La catena logistica: Un aereo di quinta generazione richiede un ecosistema di supporto pesante, con server dati, attrezzature avanzate e comunicazioni sicure, elementi difficili da trasportare rapidamente su un viadotto. Si tratta non solo di aggiustare strade, ma di predisporre aree per la manutenzione.
- Il coordinamento: Chiudere interi tratti stradali richiede una sinergia totale tra Difesa e gestori autostradali.
Per mitigare in parte queste enormi difficoltà strutturali, l’Italia può contare su un assetto formidabile: l’F-35B, la versione a decollo corto e atterraggio verticale (STOVL). Come ricordato nel 2020 dall’allora Capo di Stato Maggiore, Generale Alberto Rosso, questa variante può operare da piste rudimentali lunghe appena 1.000 o 1.500 metri, moltiplicando la flessibilità d’impiego in modo esponenziale. Comunque sarà necessario rivedere alcune strutture, e potenziarle, in vista di un possibile uso militare: avremo dei tratti senza buche. Comunque escludere da questa opzione gli F-35A , che sono stati operati da fondo stradale nei paesi nordici, sarebbe una limitazione enorme.
Resta da capire se questa seria valutazione tecnica si trasformerà a breve in realtà operativa. L’iter richiederà tempo, approvazioni politiche e investimenti massicci. Nel frattempo, guarderemo i cantieri autostradali con occhi diversi: se vedrete stendere un asfalto perfetto e insolitamente curato, sappiate che forse non è solo per salvaguardare i vostri pneumatici, ma per difendere i cieli italiani.









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