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Uguaglianza tra uomini e donne: la sinistra al governo finalmente impone la pensione alla stessa età, segno di civiltà (la vuole l’EU). In Italia donne in pensione a 70 anni

Eh si, questa volta devo dare ragione alla Boldrini: tra uomo e donna ci vuole uguaglianza, totale uguaglianza. Di opportunità – poche per entrambi a dire il vero di questi tempi, almeno in Italia -, di stipendio (per chi scrive falso problema, nella mia carriera dirigenziale ho sempre pagato per il valore apportato dai dipendenti e non per il loro sesso), di ruolo, di riconoscimento sociale  ecc..

A dire il vero stride vedere tante recriminazioni sulla mancanza di parità di diritti uomo/donna senza la volontà di parallelamente colmare la eguale lacuna nella parità di doveri, come ad esempio l’età pensionabile. Oggi l’Italia ha risolto tale ingiustizia: le pensioni di uomini e donne si prenderanno alla stessa età.

Chiaro, ci sarà qualcuno(a) che mi dirà: eh no, alla donna però non viene riconosciuto il lavoro fatto in gravidanza, il lavoro fatto a casa, il menage famigliare ecc.. Argomenti futili ed inconsistenti per chi scrive, vivendo con una donna straniera è tutto più immediato: io le mie cose ho imparato a lavarmele da solo, la pulizia la facciamo a turno o a volte ci aiuta una persona esterna, idem per stirare (in questo senso se domani dovessi tornare a vivere da solo non avrei nessun problema). Eppoi la stesura dei panni è obsoleta all’estero, c’è l’asciugatrice. Per cucinare, beh, vige il principio di chi mangia cucina ed a quel punto cucinare per uno due o tre cambia poco provvisto che non ci sia un menu interno da rispettare (non è il nostro caso). Per tutto quanto sopra la suddivisione dei compiti è facile. Lavorare si lavora tutti e due dunque il problema non esiste su chi fa cosa, le cose vanno fatte, compresa l’educazione e la cura del figlio. Per quanto riguarda la gravidanza, beh, a parte la fisiologia che non si può cambiare – della serie, un uomo non può partorire – in ogni caso viene ormai garantito in tutti i paesi EU uno stipendio ed i contributi pagati alla donna puerpera, dunque no contest anche qui (in alcuni paesi è concesso addirittura il congedo per figli piccoli al padre).

Personalmente ho superato il problema della parità dei diritti, che è un falso problema: basta essere autosufficienti, consapevolezza che tutti gli uomini e tutte le donne dovrebbero raggiungere. Ricordo che proprio nello spirito di cui sopra anche gli assegni di mantenimento italiani in caso di divorzio non seguono più il principio di una debolezza particolare della donna ossia da un annetto ormai si ricoonosce il minimo in caso di seprarazione.

Resta il problema del figlio, oggi in Italia ancora lasciato troppo spesso alla madre.

Mi sono dimenticato di dirvi che all’estero – paesi del nord – il lavoro normalmente è più abbondante e meglio remunerato, con un sistema di protezione della famiglia che aiuta a sbarcare il lunario anche in caso di problemi. Oltre a permettere di gestire una famiglia con figli. Dimenticavo anche che la parificazione sull’età pensionabile l’ha voluta l’EUropa, diktat a cui la sinistra al governo si è allineata.

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Forse avete intuito dove voglio arrivare: l’Italia molto probabilmente sta correndo un rischio enorme nell’adattare il proprio sistema sociale e direi anche culturale a sistemi sociali e legislativi imposti dall’esterno. Sistemi che di fatto non sono propri, ossia sono molto più nordeuropei che italiani. Meglio detta, le leggi sulla parità dei diritti sono sacrosante ed all’estero sono anche universalmente riconosciute da tutti, la parità è ormai assodata. Più a nord vai e più e così. L’Italia invece ha una situazione socio-economica ed anche cuturale – fors’anche storica se volete – completamente diversa; dunque imporre leggi che vanno benissimo nel nord EUropa al sistema italiano ancora retrogrado rischia di essere una grave criticità sociale senza le dovute cautele ed isteresi. Pensate solo al gap temporale tra la fine dell’occupazione (femminile) e la reale percezione della pensione, ormai per i nati prima degli anni ’80 si va a circa settantanni. Infatti mentre il governo di sinistra oggi in maggioranza impone questa scelta di indubbia civiltà la CGIL mantiene la sua opposizione di netta contrarietà (onestamente in fatti “di sinistra” io non ci capisco più nulla: da una parte si reitera l’ideologia dell’ideale scelta di civiltà legata alla parificazione e dall’altra gli stessi che spingono per tale slogan vogliono mantenere differenze sostanziali nel trattamento di quiescienza?). Perchè succede?

In fondo una delle radici del problema è rappresentato proprio da donne come M.me Boldrini, che non colgono la sfumatura della correttezza sacrosanta della parità di diritti a condizione di preparare culturalmente le masse e le strutture sociali a tale cambiamento.

In fondo, chi in Italia – tra gli uomini – è perfettamente autosufficiente nel menage di coppia? Purtroppo scendendo nel sud Italia sono convinto che la situazione sia leggermente diversa dal nord Europa. Dunque imporre leggi che vanno contro la conventional wisdom sociale, che in Italia è diversa da quella che esiste ad esempio in Germania, comporterà inevitabilmente grandi criticità.

Resta il fatto che è la donna la prima a giustamente pretendere tale uguaglianza a scatola chiusa, che gli deve essere concessa, senza se e senza ma. In questo contesto bisogna comunque chiedersi se l’Italia sia davvero pronta a questo enorme cambiamento. O meglio, come si può fare per aiutare a colmare tale gap culturale, necessario per arrivare ad un’uguaglianza di fatto. Allo scopo, bisogna Imporre a forza leggi straniere nel contesto italico? Sinceramente non penso proprio… [se poi ve la devo dire tutta, come al solito a quelli del PD oggi al governo non frega assolutamente nulla dell’uguaglianza uomo/donna, dovevano solo far quadrare i conti su input EUropeo e con la parificazione dell’età pensionabile hanno risparmiato qualche miliardo di euro, ndr]

Per vostra informazione, sappiate che nel nord Europa non esiste che si lasci ad esempio il posto in bus ad una bella ragazza in quanto costei non ha maggiori diritti del maschio, il posto nel nord Europa si lascia solo all’handiccappato o al vecchio, lasciarlo ad una donna perchè bella può essere addirittua sessista (vi prego, non chiedetemi di commentare, …). Vero che nel nord Europa esistono anche bordelli legali per cui anche la compagna fissa senza amore non necessariamente deve comportare frequentazioni non desiderate ed anche non necessarie se volete, basta pagare e si ottiene lo stesso risultato. Per completezza mi permetto solo di aggiungere un interrogativo da porre alla donna italiana, se quanto Lei desidera veramente è vivere a termine in una società siffatta, parlo di quella nord Europea… [il cambiamento non è mica solo per l’uomo sapete, ad es. andare in pensione a 70 anni mica è una passeggiata].

Come ben capite la situazione della parità dei diritti non può essere presa sotto gamba in quanto deve essere mediata. E tale mediazione è pericolosissima in quanto va a toccare la pancia della gente. Stante il fatto che la popolazione italica non è forse così pronta al grande passo del “tutti uguali”, forse i politici nazionali sapranno illuminarci con le scelte opportune? La sinistra – che io non ho mai votato, ndr –  oggi ha fatto la sua scelta sull’età pensionabile parificata tra uomo e donna, segno di civilità. Un primo passo. Vedremo oltre i risultati.

Ai posteri…. (e che la Madonna, che è femmina, ci aiuti)

MD

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