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Escalation in Medio Oriente: Damasco valuta l’invio di truppe in Yemen per salvare l’Arabia Saudita

Riad chiede soldati a Damasco per respingere i droni Houthi: un accordo che trasforma i reduci siriani nei guardiani del Golfo e mette a rischio i conti del commercio marittimo globale.

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Il Medio Oriente rischia di sprofondare in una nuova spirale bellica dalle conseguenze imprevedibili. Mentre i droni armati degli Houthi prendono di mira gli aeroporti sauditi minacciando le rotte commerciali internazionali, prende forma un patto militare drammatico: la Siria post-Assad starebbe valutando l’invio di propri soldati in Yemen per difendere il Regno dell’Arabia Saudita.

A Riad l’allarme è ormai massimo. Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa – noto in passato come Abu Mohammad al-Jolani – ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman per discutere un intervento diretto sul campo. Fonti governative statunitensi confermano che la richiesta di schierare truppe siriane contro i ribelli yemeniti è arrivata direttamente dai vertici sauditi.

Siamo davanti a un ribaltamento storico clamoroso. Per oltre dieci anni, i Paesi del Golfo hanno versato miliardi di dollari per sostenere i gruppi ribelli contro Bashar al-Assad. Oggi la rotta dei combattenti si è invertita: è la ricca monarchia petrolifera a chiedere aiuto militare a una Siria impoverita per colmare le falle del proprio esercito.

Le opzioni esaminate a Riad comprendono due piani operativi:

  • Supporto difensivo: dislocare unità siriane per proteggere le installazioni strategiche saudite dagli attacchi aerei;
  • Offensiva di terra: inviare brigate combattenti nello Yemen meridionale per affiancare le forze filo-saudite contro gli Houthi.

Per il governo di Damasco, composto in gran parte da fazioni sunnite radicali, gli Houthi – sciiti legati all’Iran – sono considerati avversari ideologici irriducibili. Tra i reduci della guerra civile siriana non mancano volontari pronti a partire per il fronte yemenita, attratti sia dalle motivazioni confessionali sia dalla prospettiva di una paga in valuta pesante e piuttosto abbondante.

Eppure, per Sharaa la scommessa è pericolosa. La Siria resta un Paese devastato, con Israele che occupa porzioni di territorio a sud e un’economia ancora al collasso. Gli stessi leader Houthi non hanno perso tempo a rimarcare l’ironia amara della situazione: le milizie siriane non sparano un colpo contro le basi israeliane distanti appena trenta chilometri da Damasco, ma si dicono pronte a farsi spedire a migliaia di chilometri per combattere in Yemen.

Riad non si affida solo a Damasco. Di fronte all’incapacità di fermare i raid dei ribelli, la corona saudita ha chiamato a raccolta anche Turchia e Pakistan. Ankara ha assunto compiti di protezione dello spazio aereo su Riad e sta inviando supporto tecnico, mentre Islamabad ha inviato batterie di difesa aerea ad Aden. L’efficacia di questa rete resta però dubbia: pochi giorni fa l’aeroporto di Aden è stato nuovamente colpito da droni kamikaze che hanno colpito anche aeroporti civili sauditi.

Paese CoinvoltoImpegno Militare RichiestoObiettivo Economico e Strategico
Arabia SauditaFinanziamento delle operazioniProteggere i pozzi petroliferi e non far fallire Vision 2030
SiriaInvio di soldati e veteraniIncassare i miliardi promessi dal Golfo per la ricostruzione
TurchiaScudo di sorveglianza e droniVendere sistemi d’arma e rafforzare il ruolo regionale
PakistanBatterie missilistiche ad AdenOttenere prestiti agevolati per evitare la crisi finanziaria

Le rimesse dei combattenti sarebbero un afflusso essenziale per l’impoverita Siria. Per Mohammed bin Salman, d’altro canto, fermare la guerra è indispensabile per la tenuta dei conti pubblici. Senza sicurezza per le proprie infrastrutture energetiche non può produrre petrolio, e senza oro nero non incassa petrodollari necessari  per gli investimenti e per la difesa stessa del Regno. Tutta la situazione è un cane che si morde la coda: niente sicurezza, niente petrolio, niente dollari, niente sicurezza.

La Casa Bianca non si è detta contraria all’impiego dei soldati siriani in Yemen. L’amministrazione americana preferisce vedere veterani di Damasco sul terreno piuttosto che rischiare le proprie truppe. Meglio mandare a combattere i siriani che , tra l’altro, ci sono abbastanza abituati.

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