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Escalation in Medio Oriente: Damasco valuta l’invio di truppe in Yemen per salvare l’Arabia Saudita
Riad chiede soldati a Damasco per respingere i droni Houthi: un accordo che trasforma i reduci siriani nei guardiani del Golfo e mette a rischio i conti del commercio marittimo globale.

Il Medio Oriente rischia di sprofondare in una nuova spirale bellica dalle conseguenze imprevedibili. Mentre i droni armati degli Houthi prendono di mira gli aeroporti sauditi minacciando le rotte commerciali internazionali, prende forma un patto militare drammatico: la Siria post-Assad starebbe valutando l’invio di propri soldati in Yemen per difendere il Regno dell’Arabia Saudita.
A Riad l’allarme è ormai massimo. Il presidente siriano Ahmed al-Sharaa – noto in passato come Abu Mohammad al-Jolani – ha incontrato il principe ereditario Mohammed bin Salman per discutere un intervento diretto sul campo. Fonti governative statunitensi confermano che la richiesta di schierare truppe siriane contro i ribelli yemeniti è arrivata direttamente dai vertici sauditi.
Siamo davanti a un ribaltamento storico clamoroso. Per oltre dieci anni, i Paesi del Golfo hanno versato miliardi di dollari per sostenere i gruppi ribelli contro Bashar al-Assad. Oggi la rotta dei combattenti si è invertita: è la ricca monarchia petrolifera a chiedere aiuto militare a una Siria impoverita per colmare le falle del proprio esercito.
🇸🇦🇸🇾🇾🇪Saudi Arabia & Syria are discussing sending Syrian troops to Yemen to join the counteroffensive against the Houthis, three U.S. officials told me. Syrian President Ahmed al-Sharaa is seriously considering it, but hasn't decided. My story on @axios https://t.co/mGwrYQnzPL
— Barak Ravid (@BarakRavid) October 7, 2026
Le opzioni esaminate a Riad comprendono due piani operativi:
- Supporto difensivo: dislocare unità siriane per proteggere le installazioni strategiche saudite dagli attacchi aerei;
- Offensiva di terra: inviare brigate combattenti nello Yemen meridionale per affiancare le forze filo-saudite contro gli Houthi.
Per il governo di Damasco, composto in gran parte da fazioni sunnite radicali, gli Houthi – sciiti legati all’Iran – sono considerati avversari ideologici irriducibili. Tra i reduci della guerra civile siriana non mancano volontari pronti a partire per il fronte yemenita, attratti sia dalle motivazioni confessionali sia dalla prospettiva di una paga in valuta pesante e piuttosto abbondante.
Eppure, per Sharaa la scommessa è pericolosa. La Siria resta un Paese devastato, con Israele che occupa porzioni di territorio a sud e un’economia ancora al collasso. Gli stessi leader Houthi non hanno perso tempo a rimarcare l’ironia amara della situazione: le milizie siriane non sparano un colpo contro le basi israeliane distanti appena trenta chilometri da Damasco, ma si dicono pronte a farsi spedire a migliaia di chilometri per combattere in Yemen.
Int'l coalition against Yemen led by KSA, backed by US, UK, Israel, Turkey, Pakistan, Syria. US sent 200 trainers & tankers, UK sent tankers, Turkey guards Riyadh, Pakistan planes landed in Aden, Syria president visited Riyadh, Israel admits support. Yet they fails, Yemen wins.✊ pic.twitter.com/eKRwBZHE4c
— محمد أحمد (@Moh_Ahmed_Hassa) October 7, 2026
Riad non si affida solo a Damasco. Di fronte all’incapacità di fermare i raid dei ribelli, la corona saudita ha chiamato a raccolta anche Turchia e Pakistan. Ankara ha assunto compiti di protezione dello spazio aereo su Riad e sta inviando supporto tecnico, mentre Islamabad ha inviato batterie di difesa aerea ad Aden. L’efficacia di questa rete resta però dubbia: pochi giorni fa l’aeroporto di Aden è stato nuovamente colpito da droni kamikaze che hanno colpito anche aeroporti civili sauditi.
| Paese Coinvolto | Impegno Militare Richiesto | Obiettivo Economico e Strategico |
| Arabia Saudita | Finanziamento delle operazioni | Proteggere i pozzi petroliferi e non far fallire Vision 2030 |
| Siria | Invio di soldati e veterani | Incassare i miliardi promessi dal Golfo per la ricostruzione |
| Turchia | Scudo di sorveglianza e droni | Vendere sistemi d’arma e rafforzare il ruolo regionale |
| Pakistan | Batterie missilistiche ad Aden | Ottenere prestiti agevolati per evitare la crisi finanziaria |
Le rimesse dei combattenti sarebbero un afflusso essenziale per l’impoverita Siria. Per Mohammed bin Salman, d’altro canto, fermare la guerra è indispensabile per la tenuta dei conti pubblici. Senza sicurezza per le proprie infrastrutture energetiche non può produrre petrolio, e senza oro nero non incassa petrodollari necessari per gli investimenti e per la difesa stessa del Regno. Tutta la situazione è un cane che si morde la coda: niente sicurezza, niente petrolio, niente dollari, niente sicurezza.
La Casa Bianca non si è detta contraria all’impiego dei soldati siriani in Yemen. L’amministrazione americana preferisce vedere veterani di Damasco sul terreno piuttosto che rischiare le proprie truppe. Meglio mandare a combattere i siriani che , tra l’altro, ci sono abbastanza abituati.







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