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Elogio del falsario

di Giovanni Lazzaretti

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Lo Scandalo della Banca Romana (1892-1893) ha raggiunto il grande pubblico con lo sceneggiato RAI del 2010. Personaggio chiave era Bernardo Tanlongo, governatore della Banca Romana: stranamente non sono state tramandate sue immagini storiche, per cui gli do le fattezze dell’attore Lando Buzzanca.

Tanlongo aveva convinto la Sanders & Co. di Londra a stampare (1) una versione bis delle banconote, per sostituire quelle usurate; in realtà le usava come denaro “fresco” per ripianare prestiti immobiliari andati insoluti nella bolla edilizia di Roma, nuova capitale d’Italia, e per donazioni a politici di alto livello. Si arrivò all’inchiesta e al processo, ma furono tutti assolti: una congrega troppo vasta e troppo alta per essere condannata.

Si percepisce orrore nelle parole di Mattia Barba (immaginario giornalista interpretato da Giuseppe Fiorello) quando apprende il trucco: “Tanlongo stampava banconote senza la copertura in oro?!?”. Falsario e ladro (2): creava biglietti dal nulla, non aveva copertura in oro, faceva prestiti immobiliari allegri, danneggiava risparmiatori ed economia. E si è pure salvato dal carcere.

Vi ricorda qualcosa? Beh, certo che vi ricorda qualcosa. Oggi tutto il sistema bancario crea denaro dal nulla, il denaro emesso non ha coperture in oro né in alcunché, molte banche hanno fatto prestiti immobiliari allegri, con danno planetario per i risparmiatori e l’economia. E nessuno ha pagato il conto, tranne qualche pesce piccolo.

Cosa dovremmo dire? Che Tanlongo era un precursore e va riabilitato? O che tutto il sistema bancario si è degradato a livello di Tanlongo?

«Obiezione! Tanlongo operò con l’inganno, mentre i metodi attuali, giusti o sbagliati che siano, sono alla luce del sole!»

Obiezione bocciata. Non c’era certo bisogno di attendere il film “La grande scommessa”, candidato all’Oscar, per sapere che i sottoscrittori di mutui subprime non avevano idea di che cosa firmavano: biennio a tasso fisso, 28 anni a tasso variabile. All’inizio rata bassa e casa di proprietà. Poi rata impagabile e casa persa. Altro che “luce del sole”.

All’inganno degli indebitati si aggiungevano le modalità delle agenzie di rating nel valutare gli “impacchettamenti” dei mutui spazzatura, prodotti finanziari da propinare ai risparmiatori: per il giudizio sulle agenzie di rating vi rimando al film, così non ho l’obbligo di dire di nuovo delle parole volgari.

La figura del falsario è cambiata. Anzi, il falsario non esiste più. Tanlongo era falsario perché sulle banconote c’era scritto “pagabili al portatore” e lui non poteva pagarle tutte in oro. Ora il problema è risolto alla radice: la banconota è solo carta, e invece del “Pagabili” c’è la ©, il Copyright della BCE. Insomma la banconota da 20 Euro che avete in tasca è una produzione marcata BCE, come una borsetta di Prada: se la riproducete identica nei materiali e in ogni sua parte, non state creando qualcosa di minor valore, state solo violando un Copyright.

«Obiezione! Trascuri il fatto che la contraffazione di banconote è praticata da organizzazioni criminali che fanno anche altre porcherie oltre a violare un Copyright!»

Giusta obiezione: non siamo nella situazione del film “La banda degli onesti”, dove i falsari erano Totò, Peppino De Filippo e Giacomo Furia. Allora facciamo un giochetto. Immaginiamo l’associazione “Amici dei Poveri di Roma”. Si mettono a fare ottimi Euro contraffatti e li erogano a piccole dosi ai poveri di Roma per la loro sopravvivenza. L’intento criminale qui non c’è più. Che ne dite?

«Obiezione! Non si può usare un mezzo cattivo per un fine buono. La colpa della contraffazione resta intatta!»

E’ vero, accipicchia, il Catechismo insegna. Allora facciamo un altro passo. Gli “Amici dei Poveri di Roma” stampano gli “Euro de’ Roma”: sul taglio da 5 c’è Piazza San Pietro, Colosseo sul taglio da 10, Fontana di Trevi sul 20, Trinità dei Monti sul 50. Li distribuiscono secondo i bisogni, e convincono i negozianti ad accettare e utilizzare gli “Euro de’ Roma”, le banconote dei poveri. Tutto a posto: niente contraffazione, un po’ meno soldi al sistema bancario, un po’ di soldi ai poveri, un beneficio economico palese.

Farebbero però fatica ad attuare il progetto. Perché (e qui sta il nocciolo della questione) gli Euro hanno la © di Copyright, ma non sono affatto come le borsette di Prada. Per produrre borsette non è necessario contraffare le borsette di Prada, basta produrre le proprie borsette, di Gucci, di Burberry o di chissà chi. Provate a produrre degli Euro alternativi, se ci riuscite.

L’emissione è sotto monopolio. Monopolio su un oggetto il cui costo di produzione è vicino allo zero se si tratta di banconote, ed è zero se si tratta di denaro elettronico. Monopolio consegnato al sistema bancario privato.

Brutta cosa il criminale contraffattore di Euro. Ancor più brutta, pur fatta secondo le leggi, la modalità di emissione degli Euro in sistema di monopolio. Pensate che Draghi sta emettendo 60 miliardi di Euro al mese per acquisto di titoli di Stato: soldi creati dal nulla, e sostanzialmente inutili, perché nulla si muove. Entrano nel calderone dell’emissione bancaria, e da lì niente trabocca, se non poche gocce.

Immaginate quei 60 miliardi creati dal nulla dati una tantum a tutti gli italiani: 1000 Euro a testa, neonati compresi. E il mese prossimo dati ai cittadini di un altro Stato. E’ il sogno di Tremonti: «lo Stato che emette la moneta nel nome del popolo, il credito che serve per lo sviluppo e non per la speculazione», ma è ancora molto lontano dal realizzarsi.

La contraffazione di Euro è reato e va punita. Ma il monopolio dell’emissione, che non è reato, va spezzato. Solo così i soldi nasceranno per il lavoro e non per la finanza. Quanti emetterne? Tutti quelli che servono affinché ci sia pane e lavoro per tutti. Sì, il vecchio “pane e lavoro” che è tragicamente in auge in Grecia e si allarga a macchia d’olio anche da noi.

A Lisbona nel 1925 ci fu un emulo di Tanlongo: Artur Alves Reis riuscì a far stampare soldi falsi (nel senso di “non emessi dalla Banca del Portogallo”) ma veri (perché stampati dalla stessa ditta utilizzata dalla Banca del Portogallo). Sintetizzo la sua autodifesa in tribunale dalle parole di Paolo Stoppa nello sceneggiato televisivo (3):

«Io non ho stampato soldi falsi. Io mi sono sostituito alla Banca del Portogallo. Io ho fatto quello che loro avrebbero dovuto fare, e che non facevano. Ho creato una nuova politica economica, creando pane e lavoro per tutti. Fate un monumento ad Alves Reis! Con l’iscrizione – Dimostrò a cosa serve il denaro -».

Così dovrebbe essere. E quindi, di fronte a un sistema di emissione iniquo, può venir fuori anche l’elogio del falsario.

Per l’elogio dell’evasore e del fannullone ci vedremo alla prossima puntata. A Dio piacendo.

 

Giovanni Lazzaretti
giovanni.maria.lazzaretti@gmail.com

 

NOTE

(1) La Banca Romana era uno dei 6 istituti bancari abilitati all’emissione cartacea.

(2) Piccolo ladro, perché personalmente si appropriò di meno di 4.000 lire, un’inezia rispetto al totale dei biglietti abusivi che superavano i 9.000.000 di lire.

(3) Accadde a Lisbona, RAI 1974, https://www.youtube.com/watch?v=xG99nSvsWcU dal minuto 19 in avanti.


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