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LE ELEZIONI: MOLTO RUMORE PER NULLA

 

Per quanto riguarda l’Italia il discorso è brevissimo: Forza Italia è sembrata poco credibile, Grillo ha pagato il prezzo dei suoi eccessi, a Renzi e al Pd è stato aperto un enorme credito che, salvo imprevisti, si tradurrà in un’enorme delusione. Anche se è sempre giusto sperare di essere smentiti.

Poiché però le elezioni erano “europee”, è per quanto riguarda l’Europa che bisogna trarne delle conclusioni. E ieri si potevano fare tre ipotesi. Che vincessero gli entusiasti dell’Europa appariva del tutto improbabile. Se ci fosse stato un astensionismo record, si sarebbe avuto un possente segnale di sfiducia nell’Europa ma non tale da portare a un cambiamento. Infine si sarebbe potuto avere una massiccia vittoria di coloro che vorrebbero uscire dall’euro o perfino dall’Unione Europea, come poi si è visto. Ma qui arrivava la sorpresa. In tutti i casi si arrivava allo stesso risultato.

I dati stabili e incontrovertibili sono i seguenti: molti popoli sono scontenti dell’euro e dell’attuale situazione; l’entusiasmo per l’Europa è totalmente svanito; non siamo affatto usciti dalla crisi; l’ottimismo dei governanti è soltanto un irritante rumore di fondo e un giorno o l’altro potremmo avere qualche brutta sorpresa. L’Europa dunque dovrebbe essere cambiata. Il suo modello non funziona. Una stagnazione che dura da troppi anni non annuncia nulla di buono. E tuttavia non si vede come realizzare questo cambiamento.

Ecco il punto: sappiamo che il malato è grave ma non sappiamo come curarlo. O ancor più precisamente: non esiste una cura su cui siano d’accordo tutti i dottori e tutti i parenti. Per l’Europa, qualunque linea di condotta si ipotizzasse (inclusa quella di non far niente) nessuno potrebbe essere sicuro del risultato positivo. Le uniche certezze sarebbero dunque il prezzo molto alto da pagare e il fatto che dal giorno dopo tutti darebbero addosso a chi ha proposto quella soluzione e tutti pretenderebbero che un’altra strategia sarebbe stata migliore e meno costosa. Affermazione tanto indimostrabile quanto facile, dal momento che non si può mettere indietro il calendario. In queste condizioni, chi può chiedere alle autorità europee di firmare un provvedimento che comunque li farà condannare da tutti, all’unanimità?

L’esperienza storica, del resto, è scoraggiante. Nel 1918 la Germania del Kaiser, con buon senso, si arrese quando ancora la Germania non era stata conquistata o distrutta. E il risultato fu lo scontento e il revanscismo che poi condusse a Hitler. Viceversa nel 1945 la Germania fu sconfitta in modo tanto definitivo e brutale, subì tali e tante devastazioni e distruzioni, che neanche un cieco e un sordo avrebbero potuto rimpiangere di non avere continuato la guerra. Nello stesso modo nell’Europa attuale sarebbe necessaria una coraggiosa presa di coscienza. Un’improvvida unione monetaria non accoppiata con un’unione politica ci ha precipitati in un tale disastro che si richiede l’ammissione di una sconfitta e della necessità di pagarla con provvedimenti dolorosi. Ma chi va a spiegarlo ai popoli? Come dimostrare che, nelle condizioni date, si è scelta la migliore soluzione? Come convincere tutti che si è pagato il prezzo più basso e non il più alto?

Qualcuno potrebbe dire che la soluzione è proprio correggere l’errore prima indicato: abbiamo sbagliato creando la moneta unica senza creare un governo unico? Ebbene, facciamolo ora, il governo unico. Fra l’altro, era proprio questa l’intenzione degli ottimisti che hanno creato l’euro. Con quel primo passo volevano costringerci a fare i successivi. Poiché però questi passi non sono stati fatti quando ancora c’era l’entusiasmo per l’euro e per l’Europa, è da folli pensare che si possano fare oggi. Cioè nel momento in cui la Comunità e le sue leggi sono viste come il fumo negli occhi. Queste elezioni saranno state inutili.

Qualche decennio fa la Torre di Pisa pendeva ogni giorno di più e i tecnici misuravano gli spostamenti per calcolare quando sarebbe caduta. A meno che non si fossero adottati imponenti e costosi provvedimenti. Che sono stati poi effettivamente adottati, col risultato che il baricentro ha invertito la marcia e la Torre, addirittura, ha cominciato a raddrizzarsi. Ma quello era un problema da ingegneri e costoro sui numeri a volte riescono a mettersi d’accordo. Purtroppo il problema dell’Europa è molto più grande e molto più complesso. Al riguardo, sorridendo amaramente, si può parafrasare la teoria degli scettici a proposito della verità: 1. Nessuno conosce la soluzione per l’Europa; 2. Se qualcuno la conoscesse, non potrebbe convincere gli altri governanti ad adottarla; 3. Se ci riuscisse, lui e tutti gli altri sarebbero poi stramaledetti nei secoli dei secoli.

Gianni Pardo, pardonuovo.myblog.it

26 maggio 2014

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