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Egitto e Israele possono soddisfare la fame di energia europea? Si, ma…

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Mentre i mercati energetici europei stanno affrontando le conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina, Bruxelles sembra essersi resa conto della disponibilità di fonti di gas naturale e GNL sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Il potenziale del Mediterraneo orientale, in cui Egitto, Israele e potenzialmente Cipro sono in procinto di creare importanti infrastrutture per l’esportazione di GNL, è improvvisamente balzato sulle scrivanie dei burocrati e degli esperti di Bruxelles. Dopo anni di quasi totale abbandono da parte dell’Europa, a causa del gas naturale a basso costo e di un atteggiamento anti-Cairo, l’Egitto torna a far parlare di sé.

Per dare impulso a possibili accordi di GNL o gas naturale tra l’Egitto (East Med) e i partner europei, anche Israele sta intensificando gli sforzi per fornire volumi. La palla è partita dopo l’incontro tra il ministro israeliano dell’Energia Karine Elharrar e il commissario europeo per l’Energia Kadri Simson, avvenuto a marzo a Parigi. Dopo l’incontro, è stato creato un gruppo di lavoro UE-Israele per elaborare un quadro politico in coordinamento con gli egiziani per consentire il flusso di gas verso l’Europa. Secondo fonti israeliane, i rappresentanti dell’UE hanno apertamente indicato che il gas del Mediterraneo orientale sarà necessario se l’UE non è disposta a consentire una maggiore produzione di energia elettrica a carbone. Tutti hanno convenuto che non sono disponibili altri fornitori a breve termine per contrastare un potenziale blocco delle forniture di gas naturale russo.

Le discussioni tra UE e Israele includono l’Egitto, in quanto il Cairo è l’unica parte che ha effettivamente una capacità di esportazione disponibile. Israele e Bruxelles concordano sul fatto che l’esportazione di gas del Mediterraneo orientale attraverso gli impianti di LNG egiziani nel Delta del Nilo (Idku-Damietta) sia l’unica opzione praticabile al momento. Non è stato dato alcun rilievo al continuo clamore suscitato da un possibile gasdotto in acque profonde verso l’Europa, che evidentemente viene visto come un progetto a lungo termine e senza vere prospettive di realizzazione.

Dopo anni in cui è stato evitato dai più, per questioni di prezzi, costi o volumi, la posizione strategica dell’Egitto nei mercati energetici viene nuovamente riconosciuta. Un altro cambiamento importante, visto dai partner del Mediterraneo orientale, è il drastico cambiamento di mentalità all’interno dell’Unione Europea. Prima della guerra in Ucraina e della crisi del costo della vita, i Paesi europei parlavano solo di eliminare petrolio, gas e carbone dal mix energetico. I prezzi dell’energia alle stelle e la scarsità dell’offerta potrebbero aver innescato un cambiamento di strategia a Bruxelles.

Per diversi anni, Israele ha cercato di ottenere l’accesso al mercato europeo. Nel 2020 è stato firmato l’accordo per il gasdotto offshore East Med, che prevedeva un gasdotto dai giacimenti di gas offshore di Israele alla Grecia. Il progetto è stato condannato fin dall’inizio, poiché i costi erano troppo elevati, anche nell’attuale contesto di prezzi elevati. Uno dei principali finanziatori, gli Stati Uniti, ha ritirato il suo sostegno da quando il Presidente Biden è salito al potere. Anche l’interesse nazionale in Israele per il gas offshore è scemato, poiché il nuovo governo è stato restio a concedere nuove licenze. In definitiva, sono necessari accordi a lungo termine per rendere fattibili i progetti futuri. Per Israele, la domanda europea di gas è importante, perché non solo porta entrate aggiuntive, ma apre anche le porte a Bruxelles. I politici israeliani dovrebbero cercare di garantire non solo le esportazioni, ma anche un approvvigionamento sufficiente per Israele stesso per i prossimi 30-40 anni. Il consumo di gas naturale in Israele è aumentato di circa 1 miliardo di metri cubi all’anno. Nel 2019, Israele ha consumato circa 11,25 miliardi di metri cubi. Attualmente si stima che Israele abbia circa 900 miliardi di metri cubi di riserve provate.

Tuttavia, Bruxelles sta spingendo Israele ed Egitto a fornire ulteriori volumi. L’attenzione si concentra sulla capacità disponibile e sulla possibile espansione degli impianti egiziani di Damietta-Idku. Bruxelles sta cercando di allettare le parti del Mediterraneo orientale offrendo una maggiore cooperazione e investimenti anche nel settore dell’energia pulita.

In risposta ai media egiziani, il Ministro egiziano del Petrolio e delle Risorse Minerarie Tarek El Molla ha dichiarato che il LNG egiziano sta già soddisfacendo una parte della domanda europea. In un’intervista ad Asharq Bloomberg, El Molla ha ribadito che i partner dell’East Med stanno cercando di aumentare ulteriormente la fornitura e la capacità. Ulteriori potenziali forniture di gas naturale agli impianti di LNG egiziani potrebbero provenire anche da Cipro. La nazione insulare prevede di costruire infrastrutture nel suo giacimento di gas di Afrodite. Un gasdotto per il gas naturale verso l’Egitto dovrebbe entrare in funzione entro il 2025.

 

Inoltre, El Molla ha indicato che l’Egitto esporta circa 1 29 milioni mc/g di gas e prevede che questa cifra crescerà a 42 milioni mc/g  entro il 2024. Attualmente, la produzione totale di gas naturale in Egitto si aggira tra i  186 e i 188 mc/go. Si prevede che il giacimento di Afrodite contenga 127 miliardi di gas naturale, che sarà trasportato principalmente agli impianti di LNG di Idku e Damietta in Egitto.

Una cosa è chiara: i fondamentali della domanda sono forti, i prezzi sono molto interessanti e i vincoli di E&P sono minori. L’Est-Med potrebbe essere una delle opzioni per la diversificazione delle forniture energetiche dell’UE, ma le sfide geopolitiche rimangono. Le continue critiche da parte dei burocrati di Bruxelles o dei rispettivi governi europei nei confronti del governo egiziano, guidato dal presidente Sisi, rappresentano un potenziale ostacolo a ulteriori accordi energetici. In un mercato del LNG, del gas liquefatto, sempre più competitivo, le nazioni europee non dovrebbero contare sul sostegno incondizionato dell’Egitto. Ci vorrà più di un viaggio diplomatico al Cairo per sanare le vecchie ferite, come ben sappiamo noi italiani con il caso Regeni. Anche se questo non sarà digeribile a Bruxelles, dovranno fare buon viso a cattivo gioco. Se vogliamo essere i moralisti del mondo è meglio che ci prepariamo anche a non avere bisogno dell’import energetico.

 


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