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EUROBOND SENZA GARANZIA TEDESCA, MA A RISCHIO ALTO. ECCO LE SOLUZIONI CHE STANNO STUDIANDO A BERLINO

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Dopo che la rottura Tedesco-americana la Germania ha preso la strada del “Fare da se” in Europa. Il problema è che l’autonomia e l’unità , solitamente, richiedono una forma di partecipazione ai costi ed ai rischi. Se questo non è ancora accaduto, è dovuto soprattutto  alla Germania che ha sempre rifiutato in modo assoluto la possibilità di condividere il debito dei “Pigri paesi mediterranei”: i tedeschi non vogliono pagare nulla per mantenere la guardia forestale calabrese o l’impiegato pubblico a Rodi, anche se poi questi stipendi vanno a pagare delle VW e BMW tedesche.

Però siamo allo spartiacque: o fanno veramente qualcosa di serio assieme, o parte il “Liberi tutti” che archivierebbe tutta la classe politica europea, o buona parte di questa (ammetto che non vedere più certi tangheri in TV è  estremamente allettante). Per questo la BCE ha preparato un’ipotesi di soluzione che , almeno in teoria ed allo stato attuale, potrebbe far accettare gli Eurobonds anche ai tedeschi.

Praticamente i titoli europei, riassuntivi del debito dei singoli stati, sarebbero divisi in diverse tranche a seconda dell’affidabilità, con tranche derivanti dal debito AAA+ sino a tranche meno affidabili. Ecco un grafico esplicativo

Se vi sembra di aver già visto questo meccanismo, avete perfettamente ragione  perchè è lo stesso scherma dei famosi derivati CDO basati sui mutui. L’idea è che al debito di ogni stato viene assegnata una tranche di rischio, per cui il titolo viene si venduto assieme, ma ogni stato risponde per la propria fetta senza nessuna responsabilità solidale. Esattamente come accade per i CDO, dove ogni mutuatario è responsabile per il proprio contratto, anzi è perfettamente ignaro di ciò che fanno gli altri. Naturalmente crediti più rischiosi pagano interessi più alti e sono quelli più passibili di essere colpiti dal default.

Fatta questa premessa vediamo le criticità dell’idea.

a) un CDO , per funzionare, richiedeva che la percentuale di credito “Sicuro” fosse talmente elevata da assorbire il default di un debito meno sicuro. Praticamente i flussi finanziari del debito “Sicuro” dovevano svolgere da ammortizzatore nel caso di default del debito definito “Equity”, cioè più rischioso. Però se i flussi del debito sicuro sono scarsi, o questo è insufficiente, il sistema non può tenere. Secondo Valutazioni della Columbia University in debito tripla A deve essere almeno il 60% del totale.  In realtà cosa succede? I titoli  molto sicuri han rendimenti irrisori, mentre quelli meno sicuri (debito Italiano e Greco) sono in grande quantità. A questo punto il sistema potrebbe funzionare con l’espulsione di Italia e Grecia, ma questo significherebbe annullare il motivo per cui è stata fatta la proposta: mantenere il debito complessivo ad un costo standardizzato.

b) un CDO comunque va in default quando salta una percentuale minima del debito “Equity” (dal 5 al 8% secondo studi della Columbia University). In questo caso il CDO si porterebbe dietro tutti i vari CDS , credit default swap, sul debito pubblico, causando una caduta a catena.

c) Comunque il titolo renderebbe meno dei titoli di stato dei paesi più a rischio, e sarebbe più rischioso dei titoli tedeschi. Una via di mezzo, ma sarebbe soddisfacente ?

Insomma la soluzione proposta è complessa e non è detto che riesca a tenere sotto controllo il costo del debito dei paesi dell’area euro. Se implementata renderà il sistema più complesso e più rischioso.

Vedremo cosa combineranno.

 

 

 


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