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Droni sulle piattaforme petrolifere: la Cina ottimizza l’offshore e punta all’estrazione automatizzata

La Cina rivoluziona l’estrazione offshore nel Golfo del Tonchino: droni al posto di elicotteri e navi per tagliare i costi di 2,2 milioni di dollari, aprendo definitivamente la strada ai pozzi petroliferi del futuro, automatizzati e senza personale.

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Nel Golfo del Tonchino, a circa 50 miglia nautiche dalla costa, il futuro dell’estrazione petrolifera ha appena spiccato il volo. Sabato scorso il progetto del sistema di droni presso la piattaforma centrale del giacimento Weizhou 12-1 è entrato ufficialmente in funzione. Si tratta della prima volta che i giacimenti offshore cinesi impiegano questi velivoli su larga scala, fornendo un modello pratico di come lo sviluppo energetico marittimo possa integrarsi con l’uso delle tecnologie a volo autonomo.

La piattaforma Weizhou 12-1 gestisce il trattamento del petrolio greggio e l’esportazione centralizzata per tredici installazioni di produzione circostanti, supportate da diciotto condotte sottomarine lunghe in totale 238 chilometri. Un complesso industriale nevralgico che, da oggi, verrà amministrato con una logistica inedita.

Come spiegato da Li Yanchuang, direttore del giacimento per la CNOOC Zhanjiang Company, le ispezioni aeree permettono ora di trasmettere filmati in tempo reale alla sala di controllo. Che si tratti di pescherecci ancorati illegalmente o di micro-perdite lungo i tubi, tutto viene monitorato a distanza. I droni hanno incrementato la rapidità dei controlli del 30%, riducendo, in parallelo, i rischi fisici per il personale.

Droni verso lka piattaforma

La zona dimostrativa ha già esteso le proprie operazioni a 41 piattaforme offshore e due terminali a terra. Le mansioni coperte includono:

  • Ispezioni aeree rapide su oltre 500 chilometri di condotte marittime.
  • Consegna logistica di piccoli carichi, pezzi di ricambio e approvvigionamenti.
  • Identificazione tempestiva di anomalie e attivazione delle emergenze.
  • Assistenza nelle operazioni di ricerca e salvataggio in mare.

Il risultato economico è notevole. Meng Wenbo, manager presso la CNOOC, ha precisato che la parziale sostituzione di rimorchiatori ed elicotteri con questo sistema di “corrieri aerei” fa risparmiare all’azienda quasi 15 milioni di yuan (circa 2,2 milioni di dollari) all’anno tra carburante e noleggi. Curiosamente, questa spietata razionalizzazione dei costi operativi tipica dell’industria estrattiva taglia anche le emissioni di carbonio di 25.000 tonnellate annue, unendo un concreto risparmio di bilancio, tanto caro a chi fa i conti reali dell’economia, all’immancabile narrativa della transizione verde.

Verso l’estrazione autonoma

Questa implementazione non è un semplice aggiornamento tecnico, ma rappresenta il vero passaggio preliminare verso l’automazione completa dei pozzi petroliferi. Delegando la sorveglianza, la logistica di base e il monitoraggio di sicurezza alle macchine, si riduce drasticamente la necessità di presidiare fisicamente gli impianti in mezzo al mare. In prospettiva, questo paradigma facilita lo sviluppo di siti di estrazione “unmanned” (senza personale a bordo), dove l’intero processo produttivo è teleguidato dalle centrali di controllo sulla terraferma. Una transizione che abbatterà ulteriormente il costo del lavoro e annullerà i costi della sicurezza sul campo, rendendo il fattore umano un lontano ricordo nelle fasi più costose e pericolose dell’estrazione energetica.

Dato OperativoValore
Piattaforme coinvolte41 offshore, 2 onshore
Condotte monitorate storicamenteOltre 3.600 km totali
Incremento efficienza ispezioni+30%
Risparmio annuo netto~15 milioni di yuan ($2,2 mln)
Riduzione emissioni25.000 tonnellate di CO2/anno

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