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Dracma si, Dracma no.

bandiera greca

 

Oggi, 25 gen 2015, si vota anticipatamente in Grecia per eleggere un nuovo governo, i partiti candidati alla vittoria finale sono sostanzialmente 2: il partito di centro-destra “Nuova Democrazia” (insieme alla coalizione dell’ultimo governo uscente sponsorizzato dalla trojka) e il partito di sinistra capeggiato da Tsipras. Il partito di estrema destra “Alba Dorata” , dato al 7% nei sondaggi, non dovrebbe avere alcuna voce in capitolo.

Il programma politico di N.D. vuole proseguire con i dettami suggeriti dalla trojka, dando continuità a quanto fatto sinora. Esso è appoggiato da quella parte di popolazione greca che ha subito meno i tagli draconiani operati sinora.

La lista Tsipras non ha mai messo in discussione l’€uro e la U€ e desidera maggiori investimenti comunitari per la crescita per dare fiato ad una economia asfittica e distrutta, inoltre vuole uno stato più “sociale” e chiede un’ulteriore default del 50% sul restante debito che permetterebbe di rimettere in moto la spesa pubblica. È sostenuta da coloro i quali sono stati maggiormente vessati dalla perdita del lavoro e dalle continue revisioni al ribasso del welfare.

Come sappiamo tutti, la Grecia nel 2011 è stata di fatto commissariata dalla trojka: dopo diversi default settoriali ha avuto un piano di “aiuti” ma non prima di aver sottoscritto la propria condanna a morte come Stato sovrano.

Il debito residuo post-default, pari a circa il 130% del PIL greco, è stato riconvertito sotto legislazione inglese, impedendo di fatto ai futuri governi l’applicazione della “Lex-Monetae” e vincolando per sempre il Paese all’abbraccio mortale della trojka. (Da queste certezze partono le finte aperture della Germania relativamente alla possibile uscita dall’€uro della Grecia.)

La Grecia è arrivata al commissariamento poiché, a causa dei deficit crescenti partiti dalla metà del 2000, superiori anche al 10% del PIL, il rapporto debito/PIL era schizzato al 180% e i mercati, dopo averne declassato il debito a “Junk”, hanno chiuso le linee di credito: benché si offrissero interessi superiori al 10% le aste dei Titoli di Stato andavano deserte.

Prima del commissariamento, nonostante le ingenti contrazioni subite a partire dal 2007, il PIL greco risultava essere pari a $300 miliardi circa, in 44° posizione assoluta. A mio giudizio quella fu l’ultima occasione che ebbero per uscire dalla moneta comune.

La Grecia conta circa 11 milioni di abitanti e da sempre è un Paese dedito alla pesca, alla pastorizia e al turismo. Non ha fabbriche e non ha manifattura, l’unica vera “industria” che ha è quella dei trasporti navali che però ha le proprie sedi sparse nei vari paradisi fiscali.

Per la Grecia, la convenienza di uscire dall’€uro prima di firmare i contratti capestro con la trojka erano molteplici:
1) La conversione di gran parte del debito in Dracma (grazie alla Lex-Monetae);
2) una forte impennata del turismo e dei servizi derivante dalla svalutazione che avrebbe certamente subito la moneta (sarebbe stata pari all’inflazione di periodo €uro accumulata rispetto alla Germania che ammontava a circa il 35/40%);
3) Il rientro di ingenti capitali detenuti all’estero da residenti con cui avrebbero avviato nuove attività industriali e commerciali, approfittando anche di una più che certa e cospicua diminuzione della pressione fiscale;
4) Avrebbe attirato ingenti investimenti esteri.

Avendo firmato l’accordo tagliola che imprigiona per sempre il debito al diritto inglese (ti ho prestato €uro e rivoglio solo €uro) tutto il resto cade automaticamente e, a questo punto, sarebbe solo peggiorativo per le condizioni di vita della popolazione.

Certo, la Grecia potrebbe sempre cancellare unilateralmente il debito ma si chiuderebbe in un’autarchia totale, fatta di sanzioni e isolamento stile Cuba che li riporterebbe al medio-evo, senza escludere possibili opzioni militari da parte dei creditori.

Potrebbero cercare protezione abbracciando il nemico di sempre Turchia, l’orso russo o il gigante cinese (che ha già molti interessi laggiù) ma in tutti questi casi andiamo oltre la fanta-geopolitica.

Benché sono un fervido sostenitore del ritorno alla Lira dell’Italia, alla Grecia, nelle drammatiche condizioni in cui versa oggi, non conviene assolutamente uscire dall’€uro.

Chiunque andrà in parlamento cercherà di prendere tempo, sperando magari in una veloce implosione della U€ e dell’€uro e nella possibilità di invalidare i trattati firmati precedentemente.

Adesso la BCE darà un po’ di panacea QE, e questo calmerà per un breve periodo gli animi, ma le asimmetrie non si risolveranno, anzi diverranno ancora più marcate: la questione ritornerà prepotentemente alla ribalta e sopravverrà nel momento che l’effimero sogno degli “Stati Uniti d’€uro-pa” si scontrerà definitivamente con la dura realtà matematica.

La U€ ha promesso una vita migliore e più prospera a 500 milioni di abitanti.
A distanza di 20 anni questo sogno a buon mercato si è trasformato in un incubo senza fine: siamo stati ingannati e venduti alla grande industria multinazionale e alla finanza apolide.

La rivincita del Popolo europeo avverrà allorquando i loro sporchi piani saranno palesi e non so dirvi quanto tempo ci vorrà ma so dopo cosa ci vorrebbe: un giusto processo per genocidio che veda imputati gli €urocrati che tutto ciò hanno permesso e causato e che possibilmente possa mettere le basi per una nuova-vecchia Europa dal volto più umano e meno finanziarizzato.

Il rischio maggiore (che non mi sento affatto di escludere) è legato al possibile insediamento in uno o più Paesi europei di forze xenofobe ed ultranazionaliste che potrebbero rinverdire vecchie tragedie quasi dimenticate.

Roberto Nardella.

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