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Dopo un anno di pandemia, il lockdown è l’unica soluzione? (di Indira Fabbro)

 

Dopo un anno dall’inizio dell’emergenza Covid in tutto il mondo ci si interroga ancora sulle modalità ottimali di gestire l’epidemia. L’analisi di questi dati serve proprio per capire come cambieranno gli equilibri geopolitici ed economici a livello mondiale nei prossimi anni: chi avrà saputo gestire meglio la pandemia, avrà la capacità e le risorse per fare investimenti sia nel settore economico, sociale che sanitario. Proprio per questo, ora ci possiamo permettere di fare confronti, di guardare e analizzare ciò che gli altri paesi hanno fatto davanti a questa emergenza mondiale.

Da un lato ci sono i paesi dell’Est e del Nord Europa e, soprattutto, le democrazie dell’Estremo Oriente che hanno evitato l’utilizzo di lockdown generalizzati, puntando su confinamenti limitati e, in generale, sulla messa in protezione delle categorie più a rischio.

Dall’altro lato ci sono paesi, soprattutto del mondo latino e anglosassone, che hanno usato come arma principale i lockdown generalizzati su tutta la popolazione.

I paesi che hanno adottato le misure più restrittive tra lockdown e mascherine all’aperto (Italia, Argentina, UK e Francia) sono quelli in cui è avvenuto il maggior numero di decessi e che hanno anche pagato e pagheranno il prezzo più alto in termini di recessione economica.

Diversi studi concordano proprio su questo punto: i paesi che hanno imposto i lockdown generalizzati sono quelli dove si riscontra la maggiore mortalità per il Covid in rapporto alla popolazione e forse per questo molte nazioni fin dall’inizio hanno evitato l’uso del lockdown (es. Svezia). Ma come può un lockdown generalizzato causare più morti in una pandemia rispetto a misure meno restrittive?

La spiegazione è quella fornita più volte da Anders Tegnell in Svezia e dagli epidemiologi di Taiwan, Giappone e Corea Del Sud e il motivo è abbastanza semplice (una nozione base per chi studia epidemiologia): se un virus risulta letale solo su una parte della popolazione ( in questo caso su persone molto anziane affette da malattie pregresse) allora più circola il virus tra le persone non a rischio e più si crea un’ immunità di gruppo in grado di proteggere le persone più a rischio!
Se invece si rallenta in modo indiscriminato la circolazione del virus, aumenta la probabilità che tra chi viene contagiato ci sia chi risulta più a rischio di perdere la vita.

E come si pone in tutto ciò il famoso “modello italiano” della gestione della pandemia? Dall’analisi di diversi dati pare essere la peggiore in assoluto in Europa, prima al mondo per decessi in rapporto al numero di abitanti e seconda solo all’Argentina come danni all’economia mentre tra i paesi più industrializzati Russia, Giappone e Corea del Sud sono in condizioni molto migliori su entrambi i fronti. (Fonti FMI – OMS, elaborazione Oxford Economics).


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