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“Della pericolosa confusione tra istruzione ed educazione.” di R. SALOMONE-MEGNA

Nell’ottocento esistevano i padroni del vapore, quelli che detenevano l’esclusivo controllo dell’unico vettore energetico conosciuto, il vapore appunto, con cui si azionavano le macchine industriali. Oggi, in un’era post-industriale e post-ideologica, esistono invece i padroni dell’informazione che si avvalgono dei servigi degli spin-doctors.

Costoro hanno la capacità di sostituire i fatti con le narrazioni, di creare eventi mai avvenuti e di far scomparire dalle cronache avvenimenti realmente accaduti, sono i proprietari delle parole che comunemente usano stampa, televisione e l’industria dell’intrattenimento.

Pertanto, a seconda della bisogna, alcune parole vengono fatte scomparire dall’uso quotidiano, ad altre si conferiscono significati originariamente non presenti nell’etimologia del termine, altre ancora vengono usate come sinonimi , pur non essendo tali.

Esempio eclatante è la confusione che comunemente viene perpetrata, anche dai nostri politici purtroppo, tra tasse ed imposte, che sinonimi non sono.

Altro sesquipedale esempio è la sostituzione del termine istruzione con quello di educazione, che avviene sempre più frequentemente nella sterminata produzione documentale ministeriale ed europea avente per oggetto la scuola.

La cosa potrebbe sembrare una disquisizione tra addetti ai lavori, ma ha invece una grande valenza politica e cercheremo di dimostrarlo in breve.

Pertanto, chiariamo il significato preciso dei termini utili al nostro discorso.

Cosa è l’istruzione o, meglio, cosa significa “istruire”?

Istruzione deriva dal latino “in-struere” e significa inserire, portare dentro.

Quindi, istruire significa fornire ai discenti nozioni, conoscenze, concetti che contribuiranno alla nascita della loro cultura personale.

Il termine cultura deriva dal latino “colere”, vale a dire coltivare.

In sostanza, significa coltivare la mente, il corpo, lo spirito, la personalità grazie alle conoscenze acquisite con l’istruzione.

La conoscenza è un ingrediente fondamentale della cultura, ma non è il suo fine: scopo della cultura è la trasformazione individuale delle conoscenze apprese in qualcosa di assolutamente personale ed originale, conoscenze che, interiorizzate, diverranno energie intellettuali che definiranno l’ identità sociale e professionale dell’allievo.

Si tratta di un percorso di miglioramento che non ha alcuno scopo precipuo se non il miglioramento stesso dell’allievo.

Pertanto, dobbiamo parlare per completezza del binomio istruzione-cultura.

Anche il termine educazione deriva dal latino “ex-ducere” che letteralmente vuol dire tirare fuori, far venire alla luce qualcosa che è nascosto.

In modo quasi maieutico si vuol portare fuori dalla persona quei comportamenti che si ritengono buoni e giusti secondo canoni etici ed estetici (vedi “Emile ou de l’education” di Rousseau) di quella società dove il discente, diventato adulto, andrà ad operare. In questo processo vi è una finalità ultima che è la formazione dell’individuo e del cittadino.

Infatti, connessa all’educazione vi è la formazione, ovverosia l’acquisizione di comportamenti socialmente corretti, l’introitazione di parametri di giudizio e di gusto che determineranno le scelte, i criteri di azione e di comportamento dei futuri cittadini.

Cosa prevede la nostra Costituzione?

La nostra Costituzione parla solo ed esclusivamente d’istruzione e non certo di educazione o formazione.

Non è un caso che abbiamo il MIUR , acronimo che sta per ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca.

Perchè la Costituzione parla di istruzione e non di educazione o formazione?

Memori di quanto avvenuto nel ventennio fascista, durante il quale il ministro Bottai con la sua “ carta della scuola” del 1938 aveva puntato sul binomio educazione-formazione, che avrebbe dovuto foggiare il perfetto fascista, anche grazie a percorsi lavorativi, i Padri Costituenti ritornarono al binomio istruzione–cultura, che era stata la base della riforma gentiliana del 1923, che a sua volta aveva tratto spunti dal pensiero neoidealista crociano.

I nostri Padri Costituenti tra istruzione ed educazione scelsero la prima , poiché garantiva un percorso più rispettoso della libertà individuale.

La scuola italiana del terzo millennio, invece, è sempre più paradossalmente vicina a quella fascista di Bottai, impegnata com’è tra l’alternanza scuola lavoro e nella formazione dell’ homo novus oeconomicus, ma politicamente corretto per la completa ed acritica accettazione dei valori della globalizzazione, e nel seguire i dettami di Bruxelles.

Sostanziale, quindi, la differenza tra “educare” ed “istruire”, altrimenti il risultato tragico della confusione è che i nostri giovani saranno sempre più conformisti e sempre meno dei liberi pensatori…

Raffaele SALOMONE-MEGNA


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