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Default della Russia: cosa rimane a una settimana?

 

Una settimana fa è avvenuto il famoso “Default” sul debito estero della Russia. Un default contestato, perché la federazione Russa ha affermato di aver depositato le relative cifre nel sistema Euroclear, che si occupa di questo tipo di transazioni. La cifra poi era ridicola: 100 milioni di dollari, per uno stato che incassa miliardi dalle esportazioni di petrolio e gas. Un default provocato dalle sanzioni, e non dovuto alla mancanza di valuta estera della Russia.

Bene cosa è successo? NIENTE

Il Rublo è ancora ai livelli pre covid, neanche pre guerra in Ucraina

Sorretto da un potente avanzo delle partite correnti il Rublo tiene, anzi è fin troppo  forte, in quanto NON compensato dall’export europeo o  americano. Bisognerebbe veramente dare un premio nobel a chi ha reso problematiche le esportazioni di scarpe o di formaggio grana, noti strumenti utili per lo sforzo bellico di Mosca. Invece senza il gas russo la Germania sta andando dritta come un treno in crisi e anche noi non ci sentiamo molto bene.

Anzi le sanzioni, avendo reso il mercato incerto, hanno fatto esplodere i costi delle materie energetiche, migliorando la posizione internazionale della Russia.

Quindi il default non ha danneggiato la Russia, e , nel breve, non la danneggerà. Sicuramente ha danneggiato le istituzioni occidentali che hanno nei propri portafogli titoli russi il cui rating ora è in default. Le banche dovranno distrarre capitale dai prestiti per coprirli.

Nel medio periodo, in teoria, dovrebbe esserci un calo degli investimenti esteri in Russia. Raramente le società private hanno un rating superiore  allo stati quindi i canali ufficiali finanzieranno meno gli investimenti in Russia, e il flusso di queste risorse era stato interessante in passato. C’è però un “Ma”, e molto grande. L’economia aggira  le dighe e gli ostacoli artificiali, e i soldi continueranno ad affluire, se ben remunerati e garantiti, anche in Russia.

Cosa insegna questo default artificiale: che l’economia reali, quella delle industrie, delle attività produttive, delle risorse agricole, energetiche e minerarie se ne infischia di un default. Si tratta di un fatto basilare di cui ci siamo dimenticati, sempre a inseguire un BCE pazzerella e indicatori come lo spread, il debito / PIL,  invece di interessarci di quanto grano, capi di bestiame, acciaio, ferro, automobili, treni , energia, aerei produciamo e  costruiamo. Abbiamo corso 30 anni dietro un’illusione finanziaria, l’olografia dell’economia, ed ora ci stanno proponendo un brusco risveglio.

 

 

 

 


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