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DEDICATO AGLI ECONOMISTI

 

Soprattutto a quelli che frequentano Scenarieconomici

 

Sono stato gentilmente invitato ad inserire in questo blog i miei articoli, soprattutto se collegati con l’economia, e da allora ricevo qui più giudizi taglienti e perfino insulti di quanti ne riceva altrove. La cosa non mi turba, naturalmente. Siamo in democrazia. Mi fa piuttosto riflettere uno speciale rimprovero, formulato più volte: i miei articoli non contengono né grafici né numeri. Mi si dice insomma che faccio letteratura. Illuminante al riguardo la nota finale di un signore che, dopo aver dato del cretino ignoto a Mark Twain, a me personalmente ha scritto: “Guardi, io degli scrittori, i filosofi e i poeti non ho nessuna stima, valgono tutti quanto il peggiore tra loro, dato che quel che scrivono è solo un puro passatempo senza alcun risvolto pratico e tangibile. … Morale, ideologia, valori… sono tutte componenti relative, per quanto osannate. E sicuro non mi faccio spiegare da uno che scrive pezzetti goliardici come cavolo si risolve un integrale”.

Lo stile è l’uomo, diceva Buffon (non il portiere, il grande naturalista francese): e per buon gusto non lo commenteremo. Infatti più interessante è l’idea secondo la quale ciò che scrivono i filosofi è “senza alcun risvolto pratico e tangibile”. La tesi dimostra come si possa arrivare ad un alto livello di competenza nell’ambito degli integrali per poi dimostrare limiti prossimi all’incultura in altri campi.

Chi ha studiato, sa che la filosofia in origine comprendeva praticamente tutte le forme di conoscenza. Quando Empedocle diceva che gli elementi essenziali sono la terra, l’acqua, l’aria e il fuoco, si poneva come un precursore di Mendeleev. Aristotele poi era un super-competente in tutti i campi, e in particolare nelle scienze naturali. È solo col tempo che dalla filosofia si sono staccate branche del sapere che oggi sembrano l’opposto di essa. E se ciò è avvenuto molto tardi, è proprio perché è stato necessario attendere che finisse l’ipnosi dell’autorità di Aristotele (ipse dixit), e si avesse il coraggio di volgersi, con Galileo, a un’altra teoria filosofica, quella che preferisce l’esperimento ripetibile alla teoria astratta. E infatti il cardinale Bellarmino non opponeva all’astronomo un diverso esperimento, ma la Bibbia. Troppa gente ignora che il metodo scientifico galileiano è nato come teoria ben prima che la scienza sua figlia cominciasse a raccogliere successi pratici. “Il risvolto più pratico e tangibile” del nostro progresso è dunque figlio della filosofia, non della pratica.

Anche nel campo più precisamente economico l’influenza della “filosofia” è sempre stata molto forte. Le varie teorie – per esempio quella di Colbert – non sono figlie di un calcolo numerico. Si pensi alle interpretazioni – anche devianti – delle teorie di Keynes, che hanno influenzato la guida di intere nazioni. E che dire di quel filosofo di Treviri che aveva la pretesa di aver formulato una teoria scientifica, e che ha fatto più danni al mondo di una decina di carestie? Comunque rimane che le fondamenta stesse dell’economia sono opera di pensatori come Adam Smith, Ricardo, Stuart Mill.

A proposito di numeri, ha scritto a suo tempo Sergio Ricossa (ora daranno del cretino anche a lui) che è ridicolo che gli economisti scrivano: “fra un anno il pil aumenterà del 2,1%”. Con la presunzione del decimale. Nella realtà i fatti si incaricano troppo spesso di smentire le previsioni dei luminari. Il numero sembra prova indiscutibile e in effetti lo è, date le premesse: ma sono le premesse ad essere discutibili.

Se l’economia fosse quella scienza che alcuni credono, fatta di numeri, numeri, numeri, i risultati dovrebbero essere comprovati dai fatti e purtroppo non lo sono. Oggi lo dimostra la crisi di un intero continente. Questi cattedratici, questi consiglieri del principe, questi governanti illuminati ci hanno condotto ad una stagnazione da cui non si sa come uscire. Ciò dimostra quanto opinabili, e in fin dei conti “privi di risvolti pratici e tangibili”, siano i loro metodi. Anche se vestiti di grafici e diagrammi. Per una scienza che si vuole “pratica”, la mancanza di riscontri “pratici” è esiziale. E infatti si usa dire che, se gli investimenti in Borsa fossero decisi a caso da una scimmia, i risultati non sarebbero molto diversi da quelli ottenuti dai pagatissimi analisti economici. Sergio Ricossa – che diffidava dei numeri, soprattutto di quelli con la virgola – ha scritto che l’inaffidabilità della scienza economica è provata dal fatto che i professori universitari si accontentato del misero stipendio, mentre se fossero in grado di fare serie previsioni sul futuro investirebbero in Borsa e sarebbero miliardari.

I competenti d’economia farebbero bene a rispettare un po’ di più gli scrittori, i filosofi e, chissà, quelli che scrivono oroscopi: siamo nell’ambito delle opinioni.

Gianni Pardo, pardonuovo@myblog.it

6 agosto 2014

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