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Dalla cattura di Maduro al Golfo Persico: il rischieramento degli F-35A riscrive gli equilibri in Medio Oriente

Gli F-35A reduci dall’operazione in Venezuela sono stati rischierati verso il Medio Oriente. Con l’arrivo di aerei per la guerra elettronica e “nuke sniffers”, gli USA potenziano la presenza militare mentre sale la tensione con l’Iran per il dossier nucleare.

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Mentre la geopolitica caraibica sembrava aver esaurito la sua carica di adrenalina con la cattura di Nicolás Maduro, il Pentagono non perde tempo a riposizionare ai propri pezzi sulla scacchiera globale. Gli F-35A Lightning II della Vermont Air National Guard, che fino a pochi giorni fa sorvegliavano i cieli sopra Porto Rico per garantire il successo dell’operazione in Venezuela, sono stati avvistati alle Azzorre. La rotta è chiara: verso est. La destinazione finale, sebbene protetta dal consueto riserbo del Dipartimento della Difesa, punta dritta verso il Medio Oriente.

In un’ottica squisitamente keynesiana della spesa militare — che qui si trasforma in proiezione di potenza industriale e tecnologica — gli Stati Uniti stanno accelerando il flusso di assetti pregiati verso l’area di responsabilità del CENTCOM. cioè del comndo di resposnabilità dell’area mediorientale.

Non si tratta di una semplice rotazione, ma di un accumulo di capacità bellica che suggerisce l’imminenza di decisioni politiche pesanti da parte dell’amministrazione Trump. Ieri Trump ne ha parlato, in una conferenza stampa che, non a caso, ha tenuto con il Segretario alla Guerra Hegseth e con quello di Stato Rubio: tema centrale, per gli USA, almento ufficialmente, restano le armi nucleari:

Il ritorno dei “Buster” e la logica della deterrenza

L’arrivo degli F-35A nelle basi mediorientali (probabilmente in Giordania o negli Emirati, nonostante le recenti restrizioni sull’uso dello spazio aereo) non è un evento di routine. Questi velivoli sono veterani dell’Operazione Midnight Hammer dello scorso giugno, dove hanno svolto il ruolo cruciale di SEAD (Suppression of Enemy Air Defenses), aprendo la strada ai bombardieri B-2A per colpire i siti nucleari di Fordow e Natanz.

La strategia di Washington appare oggi come un gioco di specchi tra diplomazia muscolare e preparativi tecnici. Da un lato, il Segretario alla Guerra Pete Hegseth dichiara la totale prontezza del Dipartimento a eseguire gli ordini del Presidente; dall’altro, il dispiegamento segue una logica di “moltiplicatore di forze” che non lascia spazio a molte interpretazioni.

 

Ecco una sintesi degli assetti attualmente in movimento o già posizionati nel quadrante:

Assetto MilitareProvenienza/TipoRuolo Strategico
F-35A Lightning IIVermont Air National GuardPenetrazione stealth e soppressione difese aeree (SEAD)
F/A-18G GrowlerNaval Air Station OceanaGuerra elettronica e disturbo radar a lungo raggio
WC-135R Constant PhoenixOffutt AFB (via Mildenhall)Monitoraggio detriti radioattivi (“Nuke sniffer”)
HC-130J Combat King IIRota / USARicerca e soccorso in combattimento (CSAR)
USS Abraham LincolnGruppo d’attacco portaereiDominio aeronavale nel Golfo

Le sole forze del gruppo portaerei sarebbero sufficienti a annullare le forze aeree iraniane. Il resto sembra di contorno e di controllo.

Oltre gli Stealth: i segnali “nucleari” e logistici

Un dettaglio che non è sfuggito agli osservatori più attenti (e ai tracker di voli OSINT) è l’arrivo nel Regno Unito del WC-135R “Constant Phoenix. Questo aereo, specializzato nel prelevare campioni d’aria per rilevare particelle radioattive, è il “segugio” che solitamente segue o precede test nucleari o attacchi a siti sensibili. La sua presenza a Mildenhall, base di lancio classica per il Medio Oriente, aggiunge un velo di inquietudine tecnica alla retorica politica.

Quindi c’è un movimento ampio di aerei di supporto a partire dalle aerocisterne KC46 sino anche ai veivoli destinati al trasporto degli alti ufficiali, a indicare che si sta costruendo tutto quanto necessario a supportare un’azione su larca scala:

Mentre gli F-35A forniscono il braccio armato, i cargo C-17 e C-5M continuano a trasportare batterie Patriot e sistemi THAAD (Terminal High Altitude Area Defense). È la classica manovra di “chiusura del cielo”: prima di un potenziale attacco, si rinforza lo scudo per proteggere le basi alleate dalle rappresaglie missilistiche iraniane.

La risposta di Teheran: droni e difesa civile

Dall’altra parte della barricata, Teheran non resta a guardare, pur mantenendo quel mix di propaganda e necessità difensiva che la caratterizza. L’agenzia IRNA ha annunciato l’integrazione di 1.000 nuovi droni strategici nelle forze armate, progettati specificamente per colpire obiettivi mobili in mare e in aria. È una risposta asimmetrica: non potendo competere con la tecnologia stealth degli F-35A, l’Iran punta sulla saturazione dello spazio aereo con sistemi a basso costo.

Sul fronte interno, il sindaco di Teheran ha dato il via a un piano di difesa civile senza precedenti, trasformando i parcheggi sotterranei e le stazioni della metropolitana in rifugi antiaerei. Un segnale che, nonostante i tentativi di mediazione di Egitto, Arabia Saudita e Qatar, la leadership iraniana considera l’opzione militare americana estremamente concreta.

Una partita a scacchi ad alta tensione

L’ironia della sorte vuole che gli stessi piloti che hanno contribuito a ristabilire l’ordine (secondo la visione di Washington) nei Caraibi, si trovino ora a dover gestire la crisi più complessa dell’Eurasia. Il presidente Trump preme per un accordo “No Nuclear Weapons”, ma i canali diplomatici sembrano attualmente saturi di diffidenza.

Il dispiegamento degli F-35A è il segnale definitivo che la fase della pressione economica sta lasciando il posto a quella della postura cinetica. Resta da vedere se questa imponente massa d’urto servirà a forzare un negoziato dell’ultimo minuto o se le Azzorre saranno state solo l’ultima fermata prima di un nuovo “Midnight Hammer”.

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