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Dal mare alla terraferma: i reattori della Marina USA sbarcano in Kentucky per alimentare l’IA. HGP e Shaw guidano la rivoluzione

L’America punta sul sicuro: i reattori dei sottomarini nucleari arrivano sulla terraferma per alimentare l’IA. HGP e Shaw trasformano il Kentucky nel nuovo hub dell’energia atomica.

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Qual è il modo più rapido per risolvere la fame energetica dell’Intelligenza Artificiale? Costruire nuove centrali con tempi biblici o prendere ciò che funziona già perfettamente sotto il livello del mare e metterlo sulla terraferma?

La risposta, in un mondo ideale, sarebbe scontata. Negli Stati Uniti, dove il pragmatismo industriale talvolta sopravvive ancora alla burocrazia, sembra che abbiano deciso di optare per la seconda. HGP Intelligent Energy ha annunciato una partnership strategica con The Shaw Group per dispiegare i reattori nucleari della Marina USA (sottomarini e portaerei) presso il sito del DOE a Paducah, Kentucky. Si tratta, praticamente , di un SMR già esistente che viene installato a terra.

Una mossa che unisce la “vecchia” industria pesante alla “nuova” economia digitale, con benedizione (e fondi) statali.

L’uovo di Colombo nucleare

A dicembre avevamo già accennato alla proposta iniziale di utilizzare i reattori della Marina per supportare la domanda energetica dell’IA (in particolare per progetti governativi come il Project Genesis). L’idea è di una semplicità disarmante: perché reinventare la ruota quando la US Navy gestisce il programma nucleare di maggior successo della storia?

Parliamo di oltre 7.500 anni-reattore di operatività sicura. Non esistono PowerPoint di startup visionarie che possano competere con questi numeri. Se c’è un modo per trasferire questa affidabilità operativa dal mare alla terra, è un dovere economico perseguirlo.

Reattore nucleare mmondtato su sottomarino USA

La partnership industriale

Qui entra in gioco la “ciccia” industriale, quella che piace a noi. Shaw Group porterà in dote la sua esperienza pregressa (inclusi i lavori alle unità Vogtle 3 e 4) per spingere il CoreHeld Project di HGP.

Il compito di Shaw non sarà banale, coprendo:

  • Fabbricazione dei moduli “balance-of-plant”;
  • Sistemi di tubazioni;
  • Componenti strutturali;
  • Recipienti a pressione e attrezzature di grado nucleare.

In pratica, si prende il cuore tecnologico della Marina e gli si costruisce attorno un corpo industriale civile.

Paducah: il nuovo hub dell’atomo americano

La scelta di Paducah, Kentucky, non è casuale. Stiamo assistendo alla trasformazione di un sito storico in un polo d’avanguardia. L’ex Paducah Gaseous Diffusion Plant (chiuso nel 2013, era l’ultimo impianto di arricchimento commerciale USA) sta vivendo una seconda giovinezza, diventando un esempio da manuale di riconversione industriale.

Ecco chi sta operando nell’area:

  • General Matter: Guidata da Scott Nolan (Founders Fund), sta sviluppando un nuovo impianto di arricchimento dell’uranio, forte di un finanziamento da 900 milioni di dollari del DOE. L’obiettivo? Aumentare la capacità produttiva domestica (leggasi: indipendenza strategica).
  • Global Laser Enrichment (GLE): Lavora sull’arricchimento tramite tecnologia laser di nuova generazione (più economica, minor ingombro) e punta a ri-arricchire i sottoprodotti dei processi precedenti stoccati in loco.

La visione: il “Nuclear Lifecycle Innovation Campus”

L’arrivo dei reattori navali a Paducah è la ciliegina sulla torta che permette al Kentucky di candidarsi per il programma Nuclear Lifecycle Innovation Campuses. L’obiettivo federale è creare “mega-campus” che racchiudano l’intero ciclo di vita nucleare all’interno di un unico perimetro (o fence line).

Considerando che l’unico impianto di conversione dell’uranio negli USA (di proprietà di Solstice Materials) si trova proprio dall’altra parte del fiume, il Kentucky si sta configurando come il candidato perfetto.

In conclusione: Mentre in Europa si discute ancora su tassonomie e “bollini green”, gli USA prendono reattori militari esistenti, li piazzano in ex siti industriali e li usano per alimentare l’IA. Un mix di politica industriale keynesiana, riutilizzo di asset strategici e deregolamentazione pragmatica. Che funzioni o no, è una lezione di realismo.

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