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Criptovalute around the world: le regolamentazioni nazionali

Il futuro delle criptoalute è ancora incerto, anche perché le legislazioni nazionali sono ancora scevre da provvedimenti KYC e AML che possano permettere una piena e rapida identificazione del portatore di criptovalute.

Vediamo in breve come si son disciplinati vari governi nel mondo:

  • AUSTRALIA: sono trattate come beni e godono del diritto di proprietà (nel senso common law del termine). Se nuove criptovalute vorranno essere usate in futuro in Australia, esse necessiteranno dell’approvazione dell’AUSTRAC (autorità di vigilanza australiana) e sottostare ai regolamenti nazionali AML – CFT;
  • CANADA: nonostante non abbiano corso legale, sono tassate dal 2013. Dall’autorità di vigilanza del mercato canadese sono considerate come securities, dei certificati;
  • CINA: l’Impero di Mezzo ha un rapporto con le criptovalute molto prarticolare: da prima cryptofriendly, nel 2017 ha bannato ICO ed i criptoscambi per via della (presunta) instabilità. Nonostante questo, sta incoraggiando gli investimenti (cinesi) nel fintech di settore, puntando – così sembra – ad una super criptovaluta di Stato;
  • COREA DEL SUD: l’uso di account bancari anonimi per lo scambio di criptovalute è stato reso illegale agli inizi del 2018 ed il ministro pensava all’illegalizzazione completa delle criptovalute, ma in breve tempo una petizione di circa 280.000 firme ha portato ad un arresto momentaneo della vicenda. Attualmente, sono legali e gli scambi possono essere effettuati in tutta tranquillità. Attualmente sono allo studio forme di tassazione per redditi in criptovalute. Sono banditi gli scambi sui future del BTC;
  • GIAPPONE: essendo il più grande criptomercato mondiale (circa il 30% degli scambi), tutto dev’essere licenziato dalla Japan Financial Services Association;
  • INDIA: non è chiara la posizione del governo di Nuova Delhi, ma si vogliono stroncare i cripto asset provenienti da attività illecite;
  • REGNO UNITO: gli scambi tra i wallet devono essere approvati dalla Financial Conduct Authority;
  • SINGAPORE: hub internazionale per le ICO, una nazione cryptofriendly (circa il 3% degli scambi mondiali), ma l’avvento dell’alto volume di trading sta portando la Monethary Authority di Singapore a porre sotto il suo controllo gli scambi criptovaluari;
  • SVIZZERA: come Singapore, è una nazione cryptofriendly e tutte le transazioni devono essere approvate dall’Autorità Federale Di Vigilanza Sui Mercati (FINMA);
  • UE: sotto la direttiva (UE) 2015/849, cosidetta “IV direttiva UE anti riciclaggio” in vigore dal 26 giugno 2017, si prevede che i consumatori ed altri beneficiari devono fornire i propri dati personali ai wallet providers, i quali devono rispondere alle normative europee KYC ed AML. Tutto questo per via dei crescenti episodi di terrorismo che hanno colpito i paesi europei. Ovviamente, i singoli stati possono legiferare sulle criptovalute sempre rispettando i limiti del trattato di Maastricht e nel 2020 è prevista l’emanazione di una V direttiva antiriciclaggio. In aggiunta: l’Estonia si è vista proibire il lancio della presunta criptovaluta di stato Estcoin;
  • USA: le criptovalute sono paragonate ai servizi valutari classici pertanto tradare, commerciare e pagare con le criptovalute sono sottoposte sotto le regolamentazioni AML e KYC federali. Ovviamente, i singoli stati possono prevedere normative specifiche per l’uso;


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