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Covid? Per i mercati è il passato. Peggio l’inflazione (o la stagflazione)

Secondo l’ultimo sondaggio mensile condotto da Deutsche Bank su 600 partecipanti al mercato globale, per la prima volta da giugno, il più grande rischio percepito per i mercati non è più covid. Invece i primi tre rischi sono:

i) aumento dell’inflazione e dei rendimenti obbligazionari,

ii) errori di politica della banca centrale

iii) mancata realizzazione di una forte crescita economica  o sua durata molto breve (cioè stagflazione e/o recessione).

Le nuove varianti covid che aggirano i vaccini sono crollate dal 1° posto, che occupava nei tre mesi precedenti, al 4° posto di ottobre.

Ecco alcune altre risposte interessanti:

Alla domanda se ci sarà una correzione azionaria prima della fine dell’anno, solo il 29% ha detto di no, mentre la solida maggioranza, o il 63%, si aspetta un calo tra il 5 e il 10% prima della fine dell’anno. Solo l’8% prevede che il prossimo calo sarà maggiore del 10%.

Il catalizzatore più probabile per la prossima correzione sono i tassi più elevati. Almeno questo è ciò che suggerisce la prossima domanda del sondaggio: un enorme 84% degli intervistati si aspetta che la prossima mossa di 25 punti base nei rendimenti a 10 anni sia superiore e solo dell’11% inferiore. Solo il 5% degli intervistati era onesto.

DB ha quindi chiesto agli intervistati se ritengono che l’errore politico delle principali banche centrali – Fed, BCE, BOE – sia troppo accomodante o aggressivo. I rischi sono stati visti come alti ovunque, ma la Fed/BCE ha avuto maggiori probabilità di mantenere la politica troppo allentata con la BoE che dovrebbe cedere ai vari  falchi.

La prossima domanda è quella che abbiamo affrontato durante il fine settimana, ovvero qual è la definizione fluida di stagflazione di Wall Street. Sebbene non vi fosse una definizione di consenso schiacciante per “stagflazione”, c’è un pregiudizio abbastanza forte che una stagflazione di qualche tipo sia più probabile che no nei prossimi 12 mesi. In particolare nel Regno Unito, dove il prezzo del gas e dell’energia in generale è alle stelle. Il 43 % degli intervistati lo vede in grado di azzerare la crescita mondiale e di mandare l’inflazione oltre gli obiettivi.

 

Insomma per gli analisti del settore ormai il covid-19 è il passato, ma non lo sono le sue conseguenze, soprattutto nel settore energetico e legato ai colli di bottiglia produttivi. Un bel rebus che rischia di mandare presto a picco tutto il mercato azionario, mandando invece alle stelle i titoli di stato. Una minaccia per i mercati modniali, di cui, da più parti , ci si attende un brusco  riaggiustamento


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