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COVID-19: LA VIA RUSSA ALLA TERAPIA SUL CORONAVIRUS

L’Agenzia Biomedica Federale Russa annuncia nel proprio sito istituzionale di aver elaborato una nuova terapia basata sull’esperienza cinese e francese, basato sull’utilizzo di un farmaco antimalarico, la Meflochina. Leggiamo che cosa dicono i ricercatori russi:

Il farmaco ad alta selettività blocca l’effetto citopatico del coronavirus nella coltura cellulare e ne impedisce la replicazione, e l’effetto immunosoppressivo della meflochina impedisce l’attivazione della risposta infiammatoria causata dal virus. L’aggiunta di antibiotici macrolidi e penicilline sintetiche non solo impedisce la formazione di una sindrome virale batterica secondaria, ma consente anche di aumentare la concentrazione di agenti antivirali nel plasma sanguigno e nei polmoni. Ciò fornirà un trattamento efficace per i pazienti con infezione da coronavirus di gravità variabile

Praticamente questo farmaco, un antimalarico,  come altri antimalarici utilizzati, funge come un rallentatore dell’infiammazione ai polmoni, impedendo che il nostro corpo risponda in modo “Eccessivo” all’infiammazione da COVID-19. La funzione di immunosoppressione deve però essere accompagnata da una  terapia antibiotica per evitare infezioni batteriche, che, nel caso specifico, sembra anche utile per aumentare l’efficacia del medicinale.

Però  siamo sempre nell’ambito della giusta cura dei sintomi. Gli antivirali sono una cosa diversa.


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