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Cosa ha combinato Conte con il MES? Si può configurare il reato di “infedeltà in affari di  Stato”? (di P. Becchi e G. Palma su Libero)

Cos’è il MES?  Il Meccanismo Europeo di Stabilità, detto originariamente “fondo salva-Stati”, è una organizzazione intergovernativa similare al FMI (Fondo Monetario Internazionale). Nato nel 2010 per far fronte soprattutto alla crisi greca, ha poi visto una ristrutturazione normativa nel 2011, sfociata in un Trattato ratificato dal Parlamento italiano nel 2012 (maggioranza Pd-PdL-Udc, governo Monti).

Come funziona? Ciascuno Stato dell’Unione vi partecipa pro-quota e vi sottoscrive una garanzia. L’Italia ha versato sinora  quasi 15 miliardi di euro, cioè poco meno di quattro punti di Iva, il valore di quasi quattro Imu. Lo Stato che ne facesse richiesta (perché sotto attacco speculativo e quindi col pericolo di default del debito sovrano) deve offrire importanti garanzie: dalla ristrutturazione del debito pubblico all’ipoteca sugli asset pubblici, cioè dare in pegno i “gioielli di famiglia” (riserve auree, porti, aeroporti, beni culturali, etc). Gli accordi vengono presi a tavolino tra lo Stato richiedente, la Commissione europea e il MES, riunioni a cui partecipa anche l’Eurogruppo, cioè l’insieme dei ministri delle finanze dei Paesi dell’area euro. In pratica ciascuno Stato mette i soldi, ma se poi gli servono per calmierare i mercati deve prima fare “macelleria sociale”. E il ricorso al MES muta anche la giurisdizione sul debito sovrano, che – per la quota cui si fa ricorso – viene totalmente sottratta alla giurisdizione nazionale. Ma non è solo questo. La riforma del MES prevede anche un altro problema: la riduzione del valore nominale dei titoli del debito pubblico. Ci spieghiamo meglio. Se l’investiore ha acquistato un titolo di Stato del valore di 100, nel caso in cui lo Stato facesse ricorso al MES, questo potrà autonomamente provvedere alla riduzione del valore del titolo, con una perdita significativa per il risparmiatore. Insomma, un sistema di strozzinaggio legalizzato.

Come cambierà? Giuseppe Conte e Giovanni Tria, all’epoca rispettivamente Presidente del Consiglio e Ministro dell’economia del governo giallo-verde, sia nel giugno 2018 che nel giugno 2019 hanno concordato in seno all’Eurogruppo la riforma del MES voluta da Francia e Germania. Il tutto senza informare i due partiti che componevano quel governo (M5s e Lega), ovvero senza dare spiegazioni in merito agli accordi specifici intrapresi. In parole semplici la riforma franco-tedesca, a cui l’Italia ha in linea di massima aderito, prevede il “pilota automatico”. Lo Stato metti i soldi, se poi gli servono perché in difficoltà non passerà più da una discussione “politica” con Commissione, MES ed Eurogruppo,  ma da un sistema automatico che prevede l’obbligo di ristrutturazione del debito pubblico nella misura di una riduzione fino al 60% del Pil, ovvero del 5% annuo (circa 40 miliardi di tagli alla spesa pubblica ogni anno!). Quello che, in sostanza, prevede il Fiscal Compact. L’Italia ha oggi un rapporto debito pubblico/Pil di circa il 134%. Si immagini cosa accadrebbe se facesse ricorso al MES dopo la riforma.  Salvo rinvii, a dicembre di quest’anno inizierà l’iter di ratifica del nuovo Trattato sul MES. L’augurio è quello di un sussulto di indipendenza e quindi di un arresto di questo percorso perverso.

Giuseppe Conte, che al momento si è difeso di non aver ancora firmato nulla, ha svenduto l’Italia per accreditarsi presso Bruxelles ed ottenere il via-libera al Conte bis? Probabile che sia andata così. Visto che si è sempre definito l’ “avvocato del popolo”, Conte dovrebbe sapere che il codice penale, all’art. 264 (rientrante nella rubrica dei delitti contro la personalità dello Stato), prevede che “chiunque, incaricato dal Governo italiano di trattare all’estero affari di Stato, si rende infedele al mandato è punito, se dal fatto possa derivare nocumento all’interesse nazionale, con la reclusione non inferiore a cinque anni”. Conte ha agito  in modo “infedele”, anche perché – quale elemento oggettivo del reato secondo l’orientamento prevalente della giurisprudenza e della dottrina – è sufficiente la sussistenza del “nocumento all’interesse nazionale”, che ci pare evidente. Giampaolo Galli, membro dell’Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani presso Università Cattolica a Roma e deputato del Pd nella passata Legislatura, nell’audizione del 6 novembre 2019 presso le Commissioni riunite Va e XIVa della Camera dei deputati, ha definito la riforma del MES “un colpo di pistola a sangue freddo alla tempia dei risparmiatori, una sorta di bail-in applicato a milioni di persone che hanno dato fiducia allo Stato comprando titoli del debito pubblico”. È proprio così.

La Magistratura al momento è impegnata a perseguitare Salvini  sul caso Savoini e i porti chiusi,  ma se il Parlamento, come auspicabile, alla fine respingesse la ratifica del nuovo Trattato,  la Magistratura dovrebbe aprire un fascicolo nei confronti di Giuseppe Conte e Giovanni Tria, iscrivendo  la notizia  di reato  per “infedeltà in affari di  Stato”. E subito dopo Conte dovrebbe dare le dimissioni.

di Paolo Becchi e Giuseppe Palma su Libero del 19 novembre 2019.

(Ladri di democrazia. La crisi di governo più pazza del mondo. L’ultimo libro di Paolo Becchi e Giuseppe Palma, Giubilei Regnani editore, 2019: https://scenarieconomici.it/ladri-di-democrazia-la-crisi-di-governo-piu-pazza-del-mondo-lultimo-libro-di-p-becchi-e-g-palma-giubilei-regnani-editore/)

 


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