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Corruzione, secondo Eurobarometro e ISTAT siamo tra i meno corrotti d’Europa: chi lo spiega ai signori di Transparency International?

Uno dei ritornelli preferiti del giornalista medio è quello sulla corruzione dell’Italia. I più informati si appoggiano alle famigerate classifiche della corruzione basate su fumose “valutazioni di esperti”, “percezione” di “uomini d’affari” e altre quantità più o meno misurabili e verificabili. Delle suddette classifiche  si occupano con zelo diversi organismi internazionali, ovviamente con management ben pagato e costi a carico (anche) del contribuente oltre che dell’onnipresente Open Society Foundation di George Soros.

Il bello di queste fumose classifiche è che collocano l’Italia in posizioni molto poco lusinghiere, spesso dietro a paesi dalla dubbia reputazione in materia:

ORGANIZZAZIONE INDICE POSIZIONE ITALIA
Transparency International Corruption Perception Index 61°su 176
World Bank Control of Corruption 2016 Indicator 66° su 140
PRS Group International Country Risk Guide 90°(*)

*) Fonte: Corriere della Sera

Oltre alle citate classifiche si ripete ad libitum il dato sul fantomatico “costo della corruzione” che in Italia sarebbe di 60 miliardi all’anno, ben un terzo del costo totale dei paesi UE. Potrebbero dire 6 o 120 miliardi, tanto chi verifica? Ma sessantamiliardi suonava bene, molto meglio ad esempio di “tra venti e novanta miliardi con intervallo di confidenza pari al cinquantatré percento”.

Ma qual è la realtà? Eurobarometro 2014 e ISTAT 2016 hanno condotto una serie di interviste a campioni statisticamente significativi della popolazione europea e italiana sul tema della corruzione. La domanda cruciale non è quella sulla percezione (risultato dell’esposizione a media la cui affidabilità ben conosciamo). La domanda interessante per noi è “Lei è stato coinvolto o testimone di episodi di corruzione negli ultimi 12 mesi?” e “conoscete personalmente qualcuno che ha preso o prende bustarelle?

La conclusione è sorprendente:

  • l’Italia è uno dei paesi con la percezione più alta del problema corruzione: ben il 97% degli italiani ritiene che la corruzione sia diffusa in Italia, contro 76% della media UE (Eurobarometer 397, pag 20)
  • l’Italia è però paradossalmente uno dei paesi europei con l’incidenza più bassa delle esperienze personali di corruzione: solo 1,2% delle famiglie italiane è stato coinvolto direttamente in episodi di corruzione negli ultimi 12 mesi secondo ISTAT 2016. Siamo tra i meno corrotti d’Europa incrociando i dati Eurobarometer 2014 con quelli ISTAT 2016.
  • Restando sui dati di Eurobarometro 397, pag 97 (vedi grafico) l’Italia è alla pari della Francia in termini di “episodi di corruzione diretti o indiretti” col 5% delle persone coinvolte, e fa meglio di paesi come Olanda e Belgio col loro 7% di intervistati coinvolti o testimoni: l’Italia è 8° su 27 paesi europei per “esperienza diretta o indiretta di episodi di corruzione negli ultimi 12 mesi”

  • Sempre per Eurobarometro 397, pag 70 (vedi grafico) l’Italia fa meglio della Germania per la domanda “conoscete personalmente qualcuno che ha preso o prende bustarelle” col 9% di sì contro il 10% della Germania e il 12% della media UE-27l’Italia è 4° su 27 paesi europei.

Come per molti altri dati da noi riportati anche questi di Istat ed Eurobarometer sono pubblici e consultabili liberamente. Da questi dati, raccolti con metodo trasparente e statisticamente credibile, risulta che l’Italia sia nei fatti un paese mediamente meno corrotto della maggioranza dei paesi UE, anzi uno dei migliori paesi dell’Unione Europea, e quindi del mondo.

Ciononostante, i suddetti fumosi enti (uno si definisce nientemeno che “movimento”) finanziati da governi, Istituzioni Europee e da miliardari come George Soros continuano imperterriti con le loro fumose classifiche a stigmatizzare l’Italia come paese corrotto, peggio di Rwanda, Cuba o Botswana. Adesso sapete l’uso che potete fare di queste pseudo-classifiche.

PS: probabilmente questi “movimenti” hanno un’agenda politica. Chiediamoci quale sia questa agenda politica … non c’è da sforzarsi troppo.


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