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CONSIDERAZIONI POST REFERENDUM DI UN SESSANTENNE CHE CREDE ANCORA NEL PAESE di Pietro De Sarlo

Appartengo ad una generazione di italiani, quella nata nel boom demografico degli anni ’50, che per lungo tempo ha avuto la certezza che la propria vita sarebbe stata migliore di quella dei propri genitori. Infatti ininterrottamente dal secondo dopoguerra fino alla fine degli anni ’80 questo Paese è cresciuto, pur tra errori e contraddizioni, a ritmi sostenuti fino a potersi sedere ai tavoli che contano tra i Paesi più industrializzati e ricchi del mondo.
Il tumultuoso sviluppo delle industrie al nord, spopolava le campagne ma produceva ricchezza e quando l’industria entrò in crisi i servizi sopperirono con creazioni di nuovi posti di lavoro fino alla “Milano da bere” che si sentiva in grado di competere se non con Londra e New York almeno con le piazze finanziarie di Parigi e Francoforte.
Gran parte del divario tra nord e sud nacque proprio nel dopoguerra, quando si diede avvio al Piano Marshall. Marshall era uno stratega militare e non un economista, e dovendo contrastare la crescita del comunismo ritenne che occorreva costruire un argine di ricchezza e benessere al Nord Italia per farvi fronte. Una Italia povera sarebbe stata facile preda della propaganda moscovita.
All’inizio degli anni novanta il mercato italiano ed europeo era ormai più che saturo dei prodotti di prima industrializzazione, (auto, elettrodomestici bianchi, ecc.). L’industria italiana iniziò a competere sui costi di produzione, in particolare sul costo del lavoro, e, approfittando della caduta del muro di Berlino, spostò le produzioni nei paesi dell’est europeo. Contemporaneamente la Cina invadeva il mercato con prodotti a basso costo togliendo ulteriori spazi all’industria italiana.
Mentre l’Italia affrontava la globalizzazione con la cultura del localismo, la corruzione, che covava sotto traccia, esplose anche pubblicamente con le vicende di “mani pulite” e nel frattempo in tutto il mondo si diffondeva pian piano la sensazione che nulla sarebbe più stato come prima. Ad ampliare la crisi, prodotta dalla globalizzazione, due nuovi fenomeni iniziavano a gettare le basi per ulteriori contrazioni dei fabbisogni di operai e impiegati: l’informatica e la robotica. In questi ultimi anni l’informatica ha prodotto la perdita di valore di alcune professioni, come gli impiegati delle agenzie bancarie, e di interi settori di intermediazione di servizi trasferitisi nelle centrali telefoniche di Romania, Albania, India, ecc.; la razionalizzazione della distribuzione ha infine affossato i piccoli commerci di quartiere e nei prossimi anni la robotica spazzerà via i residui posti di lavoro nelle manifatture.
Questo in Italia, ma, salvo qualche eccezione come la Germania, questa contrazione nelle prospettive di benessere e ricchezza è comune al tutto il mondo occidentale.
I giovani hanno la consapevolezza che non avranno le possibilità dei genitori e i genitori vedono a rischio anche il traguardo pensionistico e con esso la certezza di una serena vecchiaia.
A mio modo di vedere c’è un filo rosso che lega il risultato elettorale della Brexit, di Trump, di Le Pen, e, in parte, del referendum del 4 dicembre e di tutte quelle che vengono definite, con colpevole superficialità, spinte populiste. Questo filo rosso è la paura del futuro. Paura che assume i contorni della certezza quando si vede la incapacità della classe dirigente dominante, quella che potremmo definire politically correct, nel proporre soluzioni credibili.
Oggi abbiamo solo il 36% di occupati e il 40% di disoccupati nelle fasce giovanili. Se questa è la situazione e queste le prospettive economiche del futuro, se non si attua una correzione rapida di rotta, allora chiedo ai maitre à penser del PD e dei loro fiancheggiatori se le risposte date a queste linee di tendenza dal governo Renzi e dai precedenti governi siano adeguate.
Per quanto si possa essere in crisi quello che aiuta a sperare nel futuro è un progetto, un sentiero da intraprendere per uscire dalla cupa foresta. Individuata la strada si affrontano privazioni e sacrifici e ci si mette sul sentiero a disposizione della guida, del leader.
Pensate che la riforma Fornero sia stata un sacrificio utile per uscire dalla foresta? Pensate che lasciare sul lastrico migliaia di esodati abbia migliorato le prospettive del Paese? Pensate che il job act di Renzi sia una risposta adeguata a questa crisi? Pensate che lo sia la riforma della buona scuola o la riforma costituzionale appena bocciata? Pensate che i modelli econometrici su cui si basano tutte le ricette dei nostri, e non solo nostri, governi somministrate con sicumera e nessuna certezza e rigore scientifico siano una risposta adeguata? O che lo siano le ricette economiche della comunità europea e le innumerevoli leggine, per esempio, sulle dimensioni delle gabbie dei polli che emana? Credete veramente che togliere ulteriori certezze con il job act ai giovani favorisca la crescita e li entusiasmi alle riforme costituzionali? Credete che un giovane senza lavoro e senza un contratto di lavoro certo faccia mutui, figli, investa facendo muovere i consumi e il PIL? Oppure credete che il PIL riprenda la sua gloriosa marcia, interrotta con l’introduzione dell’euro, con le mancette degli ’80 euro o dei benefici fiscali alle aziende? O pensate che le paure vengano rimosse vedendo come l’Europa ha trattato la Grecia? Dite che Virginia Raggi sia inadeguata ma pretendete che le sorti dell’Europa siano affidate a Junker, che, a quanto si dice, è sempre bene non incontrare dopo le ore 14. Ritenete Grillo e Salvini impresentabili ma pensate che ci sia da essere orgogliosi del fatto che l’Italia pensa di candidare alla presidenza del parlamento europeo Gianni Pittella.
Io credo che questa storia dei populismi sia solo frutto della pigrizia mentale degli intellettuali di sistema. Quelli che ruotano attorno al Corrierone, a Repubblica, alla Stampa e alla TV pubblica e privata, soprattutto quando non vedono il populismo di chi difendono e sostengono. Veramente non vi rendete conto del populismo di Renzi? Volete fermare 5S? Bene. Varate un nuovo Piano Mashall che porti benessere e certezze. Oppure fornite un modello di società diverso che ci ispiri e che ci guidi dove sorge il sol dell’avvenire e dove possiamo riporre le nostre speranze. L’economia è una scienza sociale e come tale imperfetta. Dai momenti di crisi si è sempre usciti con la visione di grandi leader (Koll che unificò la Germania ponendo l’equivalenza tra il marco dell’est e quello dell’ovest, oppure Roosvelt con il new deal) non con i modellini dei professori della Bocconi.
Il filo rosso della paura segue i confini tra il benessere e la crisi, tra l’affidarsi ai vecchi leader, come in Germania con la Merkell, e il resto del mondo. Tra le piccole enclave dell’Italia dove ancora si vivacchia e dove hanno votato Sì e il resto del Paese, dove si trema e si prepara la valigia senza sapere bene dove andare e quindi si è votato no. Trump ha vinto anche tra i ceti meno abbienti semplicemente chiedendo “che avete da perdere a votarmi?”. Gli illuminati inneggiavano al commercio mondiale e Trump diceva “volete fare le auto in Messico? Bene. Se le volete venderle in USA imporrò un dazio del 35%”. Ma gli operai del settore auto chi dovevano votare? Il filo rosso della paura del futuro fa temere le immigrazioni, fa temere tutto. Ma quello che emerge in tutta grandezza è la mancanza di visione del ceto dirigente politico e no e il popolo se ne è accorto e non ci crede più e cerca una via di uscita. Ha bruciato Renzi e in tempi ancora minori brucerà il suo successore pentastellato o meno che sia se non fornirà una visione adeguata e credibile di come uscire da questa crisi. Come fa a pensare di essere credibile chi annuncia regolarmente disastri sui mercati ad ogni voto contrario ai propri desiderata e che regolarmente non avvengono? Come fa ad essere credibile La Stampa, e le sue consorelle, che dopo aver lanciato il mantra della cospirazione informatica a colpi di fake con la regia occulta del Grande Fratello 5S scopre che il Grande Fratello è nientepopodimeno che … la moglie di Brunetta!
Giusto per farci un paio di amare risate, come reagisce all’esito referendario il ceto intellettuale vicino al PD?
Chicco Testa: “Il sì fa il risultato migliore a Milano, Bologna, Firenze e il peggiore a Napoli, Bari, Cagliari. C’è altro da aggiungere?”. No, Chicco Testa: non c’è proprio altro da aggiungere, sigh!
Recalcati fa una lunga dissertazione su L’Unità dove parla di godimento della distruzione (mah!), se la prende con D’Alema (se girasse un po’ in metropolitana si sarebbe reso conto che D’Alema e Monti con il loro endorsement per il No hanno in realtà portato un sacco di voti al Si) e si chiede come mai la gente segua ancora 5S dopo l’esperienza negativa della Raggi. Poi parla di odio … . Forse sarebbe meglio che si chiedesse: cosa avevano da perdere i romani a votare Raggi? Diciamo che le buche che in 30 anni non ha saputo mettere a posto la destra e la sinistra non le metterà a posto neanche Raggi. E allora? Che c’entra con il referendum? Forse dovrebbe chiedersi per quale motivo un lucano, che ha visto Renzi appoggiare sfacciatamente i petrolieri, che erano nello stesso tempo oggetto della attenzione della procura antimafia per riciclo illegale di rifiuti pericolosi, ed è stato sbeffeggiato da Renzi, non dovrebbe desiderare la caduta di Renzi? Oppure se, sempre per rimanere in Lucania, un lucano dovrebbe essere contento di questo PD che nomina a presidente della Commissione Regionale Ambiente Vincenzo Robortella, un giovanotto già pluri indagato con la sua famiglia PD-eccellente in numerose vicende legate al petrolio oppure di avere il presidente della Regione, di rito renziano, Marcello Pittella, fratello di Gianni Pittella, presidente dei socialisti europei e candidato alla presidenza del parlamento europeo, condannato per le vicende di rimborsopoli? Renzi voleva annichilire la Lucania e i Lucani. Ha dato disposizione di non andare a votare per il referendum sulle trivelle. Io e tanti altri lucani lo abbiamo combattuto come potevamo e ci siamo augurati la sua caduta. Che c’entra l’odio? Si chiama legittima battaglia politica! Valeva uccidere il nostro territorio e le nostre speranze. Avevamo diritto di difenderci. Oppure dovevamo credere alla storiella che il petrolio portasse ricchezza e posti di lavoro mentre osserviamo da 20 anni che invece dell’occupazione e della ricchezza aumenta solo il malaffare, il mal governo e lo scempio del territorio? Dovrebbe essere contento un Campano per essere definito dal presidente della sua regione, anche qui di stretto rito renziano, un elettore pronto a vendersi per una frittura di pesce? Sono questi quelli che volevate portare al senato senza elezioni? O dovrebbero essere contenti i genitori dei bimbi di Taranto. Che senso ha che vi lamentiate che al sud, più che al nord, la gente ha votato contro questo referendum? Recalcati non evochi a sproposito le radici dell’odio e non magnifichi le inessenziali riforme renziane. Queste riforme e queste mancette hanno prodotto un incremento del debito pubblico ci circa 125 mila miliardi di euro. Si dice sempre che mancano i soldi per fare le infrastrutture, forse era meglio fare meno riforme e più cantieri. Con 125 mila miliardi se ne fanno molte di infrastrutture, e Dio sa se ce ne è bisogno, specialmente a sud. Nemmeno i Gava, De Mita e Cirino Pomicino hanno mai fatto tanto! Pensate sul serio che con le mance riparta l’economia? Se un genitore ha un figlio di 40 anni disoccupato se gli aumenta la paghetta si aspetta che faccia figli e mutui? Come fate a criticare il reddito di cittadinanza se tra bonus ai giovani, gli 80 euro e tutte le leggi e leggine che servono da alimentare il clientelismo (reddito ponte, cittadinanza solidale, ecc.) siete i primi ad instillare nelle persone la visione che basti una legge per aumentare il benessere senza lavorare? Dovevamo forse innamorarci del Ciaone? Voi dite che i 5S sono impresentabili. Vi siete mai chiesti perché questi impresentabili siano spesso, anche da quelli di sinistra, preferiti a Rondolino, Velardi, Carbone, Pittella Gianni e Marcello, De Filippo, … . Avete mai riflettuto sulla qualità dei vostri amministratori? Specialmente quelli locali su cui si appoggia gran parte del potere renziano?
Dulcis in fundo. Alessandro Plateroti che ancora oggi in un virulento post su facebook continua a confondere gli effetti della legge elettorale con quelli della riforma costituzionale. Una volta per tutte la governabilità si ottiene con le leggi elettorali. Uffa! Vi ricordate perché fu fatto il porcellum? Proprio per garantire … l’ingovernabilità.
Vi rivelo un segreto. Se si votasse oggi con questa legge elettorale alla camera vincono i 5S e al senato nessuno ha la maggioranza: Paese ingovernabile. Se si mantiene l’Italicum e si vara una riforma in senso maggioritario anche al senato governeranno i 5S. Se si modifica l’Italicum in senso proporzionale 5S all’opposizione e governo di grandi intese. Chiaro no?
Non so l’onda della paura su quali lidi porterà il voto alle prossime elezioni in Francia o in Italia quello che è certo è che questa classe intellettuale non ha più nessuna capacità di interpretare la società e quindi la smetta di parlare a vanvera e rifletta.
C’è solo una cosa che rimpiangerò di Renzi: la sua grande energia. Peccato non sia stata messa al servizio di un progetto di trasformazione positivo e reale del Paese!

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